Libri di narrativa di ambientazione storica
Opere narrative ambientate in epoche e contesti storici
Un mattino a Irgalem Longo Davide - Feltrinelli, 2019 - Universale Economica
"Uomo sbagliato, posto sbagliato, tempo sbagliato". È questo lo stato d'animo di Pietro, giovane avvocato di Torino, appena promosso tenente nel Regio esercito italiano. Regio di nome, fasullo, fascista di nerbo, fin troppo reale. Difatti: l'anno di disgrazia è il 1937, il luogo della tragedia è l'Etiopia, dove è appena "tornato l'impero dei colli fatali", "eia-eia-alalà" e tutto il resto della farsa macabra. Il potere militare in orbace, o qualsivoglia imitazione del medesimo, affida a Pietro il classico caso che nessun avvocato vorrebbe nemmeno da morto. Ritrovarsi scaraventato 'ab imperio' a migliaia di chilometri da casa, a difendere l'indifendibile. Sul sergente Prochet, duro e puro comandante dei gruppi esploratori etiopi, grava infatti l'accusa di omicidio. Un momento, un momento: omicidio nel mezzo di una brutale guerra coloniale? Omicidio in un contesto che fa dell'omicidio stesso la propria divinità? A quanto pare, però, il sergente Prochet è andato un minimo sopra le righe. Un'incursione in un remoto villaggio nel deserto si è risolta in un bagno di sangue talmente efferato da fare impallidire perfino il Teatro del Grand Guignol. Pietro deve quindi difendere l'imputato che non solo non parla ma che tutti quanti - dai vertici del fascio ai disperati sopravvissuti etiopi - vogliono morto. Eppure, nulla è come appare.
Un mattino a Irgalem Longo Davide - Marcos Y Marcos, 2001 - Gli Alianti
Etiopia, 1937. Pietro, avvocato torinese, si ritrova col grado di tenente, in Africa per una missione spinosa: difendere un uomo che tutti vogliono morto. Il sergente Prochet, condottiero dei cosiddetti gruppi esploratori, ha sgozzato, squartato, devastato. Due pattuglie inviate nel deserto per recuperarlo sono svanite nel nulla. Ora è solo un personaggio scomodo, chiuso in una buia cella di Addis Abeba. Pietro tenta di aprire un varco nel silenzio ostinato di Prochet, per alcuni un eroe della guerra che ha dato all'Italia un impero, secondo i più "un matto, una bestia, uno che l'Africa gli ha fatto male". Ma perché hanno affidato proprio a Pietro quel caso a cinquemila chilometri dal suo Paese?
Un Mattino a Irgalem Longo Davide - Fandango Libri, 2010 - Fandango Tascabili
Etiopia 1937: lo scenario insolito di una guerra dimenticata per questo romanzo d'esordio di Davide Longo. Pietro, tenente avvocato torinese, viene mandato in Africa per difendere la causa del sergente Prochet, per alcuni un eroe della guerra che ha dato all'Italia un impero, per i più "un matto, uno che l'Africa gli ha fatto male", una bestia che ha commesso atrocità ingiustificabili. Pietro, incalzato dai superiori, che vogliono il caso chiuso al più presto, e conquistato a poco a poco dalla bellezza enigmatica di una giovane donna africana, tenta pazientemente di aprire un varco nel silenzio ostinato di Prochet. Ma... perché hanno affidato proprio a lui quel caso a duemila chilometri dal suo paese? Si sale sul treno polveroso dei militari, al primo capitolo, e fra una sigaretta fumata "stretta" e un ruvido paesaggio africano, non si scende fino all'epilogo. Con uno stile asciutto e un'economia di linguaggio che gli sono valsi nel 2001 il Premio Grinzane Cavour come miglior esordio dell'anno, Davide Longo racconta attraverso la storia di un singolo, il lato buio di ogni "impresa militare", di ogni imperialismo, forse di ogni uomo.