Libri di Stefano Maggi
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Il treno alle porte del paradiso. Ferrovia, musica, canzoni, storie Maggi Stefano Tuscano Pino Barabesi Fabrizio - Arcana, 2024 - Musica
"Questo treno porta santi e peccatori, perdenti e vincenti, puttane e giocatori d'azzardo, questo treno trasporta anime perse". Bastano poche parole, in questo caso di Bruce Springsteen, per dipingere un universo intero e far apparire i mille volti della natura umana. La locomotiva sbuffante e i vagoni carichi di personaggi sono l'oggetto centrale di questo Il treno alle porte del paradiso perché, dove c'è una storia di viaggio, c'è anche un sottofondo musicale. E proprio le sette note, siano esse maltrattate da una chitarra rock o accarezzate dalla voce di un raffinato cantautore, rappresentano il filo conduttore di questo volume che ha lo scopo di provare a narrare il legame presente in decine di canzoni anglo-americane e italiane, fra la musica e, appunto, quello che è da due secoli uno dei simboli dell'esistenza di ciascuno di noi: il treno. Il rumore del vapore, gli ambienti delle vetture, il fischio, i viaggiatori, i vagabondi e i treni merci, storia e storie del più "sacro e profano" dei mezzi di trasporto. E poi tutti in viaggio verso il cielo seduti su un treno "alle porte del paradiso"... anche perché in paradiso non si lascia indietro nessuno. I tre autori del testo spaziano in questi territori sconfinati, dove il protagonista è un convoglio ferroviario che spunta inarrestabile dietro una curva o che scappa veloce verso una vita migliore, verso il riscatto o la perdizione. Stefano Maggi racconta come le canzoni sulla ferrovia siano una fonte per analizzare la storia sociale, Pino Tuscano si perde sul rock'n'roll train a stelle e strisce e Fabrizio Barabesi ci riporta a casa, in Italia. Prefazione di Stefano Pierini.
Anfiteatri e città nella Cisalpina romana (dall'antichità al contemporaneo) Maggi Stefano - Pavia University Press, 2017 - Scientifica
Il tema del paesaggio storico è essenziale nel dibattito contemporaneo sulla città e il suo destino. In questo ambito gli anfiteatri romani dell'Italia settentrionale possono svolgere un ruolo attivo nel superamento dei "margini'" dei limiti intraurbani e extra-urbani, nella ricomposizione del sistema città/territorio, felicemente declinato in antico, ridotto a fenomeno di sprawl urbano oggi. Un anfiteatro nella sua integrità monumentale, ma anche nel suo stato di rovina o addirittura nel suo essere invisibile, ma non completamente perduto (forma di un i solato, ad esempio), diventa cerniera urbanistica - come era nel mondo romano (tra le sfere di urbanitas e rusticitas) -, aiuta processi di ricompattamento sociale, evita ghettizzazioni. Per svolgere queste funzioni esso va conosciuto, tutelato, valorizzato. Postfazione di Carlo Berizzi.
Il piano regolatore di Siena del 1956. Alle origini della città fuori le mura Maggi Stefano - Protagon Editori Toscani, 2011 - Protagonisti E Momenti
Il piano regolatore generale, approvato in sede locale nel 1956 e a livello nazionale nel '59, ha rappresentato un grande momento di svolta nella storia della città. Dalla forma e dislocazione degli insediamenti, alla sede del policlinico, alle aree di espansione artigianale, alle strade, allo spostamento del centro direzionale da piazza del Campo alla Lizza, tutto o quasi fu pensato in quel periodo, durante il quale si programmò una nuova città fuori dalle mura, decidendo di non costruire più all'interno del nucleo storico. Il piano venne firmato da tre tecnici, Piero Bottoni, Aldo Luchini e Luigi Piccinato e fu poi seguito nell'attuazione da Piccinato stesso, urbanista di fama internazionale. Anche per questo è stato in seguito conosciuto come "piano Piccinato". Questo piano regolatore ha conservato a lungo una percezione positiva, non soltanto all'interno della città, ma nella stessa urbanistica italiana, in cui si cita l'esempio senese come un laboratorio di sperimentazione innovativa.