Libri di Giuseppe Maione
Bibliografia di Giuseppe Maione: tutti i libri in vendita online Politica e governo
1969. L'autunno operaio Maione Giuseppe - Manifestolibri, 2019 - Esplorazioni
Sull'Autunno Caldo del 1969 si è scritto molto, soprattutto nei primi decenni che lo seguirono, ma si trattava in prevalenza di opere narrative o memorialistiche. Oggi, a cinquant'anni di distanza, sono mature le condizioni per affrontare l'argomento in maniera critica. E per rispondere a domande come: quali furono le reali cause che determinarono il conflitto industriale più lungo e intenso del dopoguerra? E ancora: quali conseguenze ebbe un conflitto di tale portata sulla società, l'economia, le istituzioni? Sebbene quella stagione di lotte appaia lontana dagli assetti attuali del lavoro e del sistema economico, a ben vedere essa provocò in Italia una reazione a catena culminata nello stato di cose attuale; la sua importanza è poco visibile perché è stata tanto profonda quanto "sotterranea": una sorta di fiume carsico che di tempo in tempo ha fatto sentire i suoi effetti fin sulla superficie.
Ripensare il sessantotto. I movimenti di protesta negli USA, Europa e terzo mondo Maione Giuseppe - Goware, 2018 - Cahier
La cultura conservatrice ama parlare del '68 come di una esperienza fallimentare, oppure come di una pesante eredità della quale occorre liberarsi. Si trattò invece di un fenomeno unico nella storia del '900 in quanto movimento di rivolta che coinvolse milioni di giovani, durò per un intero decennio e si propagò simultaneamente in aree geografiche le più lontane tra loro: da Calcutta a Berkeley, da Città del Messico a Parigi. Che cosa determinò l'esplosione? A 50 anni di distanza non è ancora possibile rispondere in modo definitivo a una domanda del genere. Questo libro traccia un'inedita e stimolante panoramica mondiale dei movimenti e delle idee del '68, compiendo un primo passo in una direzione che si annuncia promettente.
Lo stato a una dimensione. George Bush e il nuovo corso della politica americana (2000-2005) Maione Giuseppe - Bollati Boringhieri, 2006 - Temi
Fino a pochi anni fa la destra, negli Usa, si caratterizzava per la sua critica dello stato e il suo entusiasmo per tutto ciò che è spontaneo, privato, locale. La sinistra vedeva invece nella conquista dello stato e nel suo uso la via più breve per far accettare misure di assistenza e di ridistribuzione dei redditi. Col progresso economico, il tema della disuguaglianza delle fortune ha perduto molto del suo peso, tanto che negli anni settanta e ottanta la controrivoluzione conservatrice ha potuto conquistare la mente e il cuore degli americani, pur promettendo lo smantellamento dello stato sociale e la riduzione dell'assistenza ai più deboli. Poi il quadro è cambiato. Gli Stati Uniti, unica superpotenza di dimensione planetaria, hanno esteso il loro impegno in tutte le aree del globo e, di conseguenza, hanno ampliato e rafforzato le prerogative del governo federale. E così che la destra ha scoperto la bellezza di uno stato forte e dotato di poteri ampi su tutti gli aspetti dell'attività economica e sociale. In apparenza, si recitano ancora le vecchie giaculatorie sulla spontaneità delle forze di mercato, ma, in modo per ora sotterraneo, si vanno approntando gli strumenti di governance adatti a plasmare l'intera società in funzione delle esigenze della politica estera. Per la sua natura e le sue tradizioni, la società americana non appare disposta a subire un tale appiattimento, e sfugge alla rete sottile che tenta di imbrigliarla.