Libri di Giuseppe Marcenaro
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Passaporti. Un viaggio esoterico Marcenaro Giuseppe - Il Saggiatore, 2020 - La Cultura
Non meno aeree e trasognate dei luoghi fantastici creati da Swift o Rabelais, le città visitate in questo viaggio esoterico hanno sembianze reali, nomi consueti, segni tracciati su mappe e segnavia. A ricrearle sulla pagina è un instancabile flâneur, uno scrittore che serpeggia fra i vicoli algerini e nella casba dei carruggi genovesi, che solleva lo sguardo sulla Prospettiva Nevskij o sprofonda nei bassifondi di Parigi, ancora infestati da spettri fin de siècle. Simili a una seduta spiritica, le sue peregrinazioni ridanno corpo a fantasmi letterari, permettendoci di incontrare Puskin nei caffè di San Pietroburgo poco prima della morte in duello, di incrociare Joyce, sbertucciato e ubriaco, mentre vaga nelle stradine di Città Vecchia a Trieste, o di ritrovare le tracce di Rimbaud in fuga fra le capanne bianche di Harar, così simili ad arnie popolate da api. "Passaporti" è un libro ramingo, un libro di viaggi, un romanzo dello sguardo in cammino. Fra parola e immagine, fra tempo scritto e tempo vissuto, Giuseppe Marcenaro disegna una sensuale geografia di ombre, occulta e avvolgente, in cui rinvenire infiniti passati, tutti a noi contemporanei.
Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie Marcenaro Giuseppe - Mondadori Bruno, 2008 -
Non luogo per eccellenza, il cimitero è una realtà vitalissima. Per definizione è un territorio "oltre", destinato ad accogliere i defunti che, espurghi dell'esistente, vengono ammucchiati a parte, fuori dal consesso dei viventi. Il cimitero, spazio fisico e mentale dove sono messe in gioco le angosce suscitate dal rimpianto per qualcuno che se rie è andato (o finalmente toltosi dai piedi), è il controtipo lucido e inconscio della più aulica follia umana: la sopravvivenza di se stessi. Nei cimiteri tutto si svolge sotto mentite spoglie, giacché sono soltanto i viventi che conferiscono senso al luogo più inverosimile mai inventato dall'uomo. I morti sono inerti. Possono tuttavia permettersi periodici ritorni nella mente di coloro che stanno ancora fuori dei funebri recinti: vicende che riguardano lembi di esistenza, storie di transiti, di salme, ossa, ceneri, materiali trafficati dai vivi nell'insistenza strenua, quanto inutile, di conferire ordine a quegli strani oggetti, fisici e mentali, che sono l'avanzo dei viventi di ieri. Sotto forma di culto dei morti, nel vacuo fasto delle tombe, gli ancora non estinti tentano di esorcizzare il molesto terrore di non essere più. D'altra parte il cimitero è un affare che riguarda sempre e soltanto chi non vi è ancora andato a finire.
Testamenti. Eredità di maîtresse, vampiri e adescatori Marcenaro Giuseppe - Mondadori Bruno, 2012
"Dimenticati da ogni testamento, tutti gli uomini ricevono la loro parte di eredità: la presenza volatile di chi non c'è più. La mia parte di eredità è la memoria: di Lucia Rodocanachi, Eugenio Montale, Mario Luzi, Giuseppe Pontiggia, Luciano Foà, Carlo Bo... Andandosene hanno lascialo, come veri e propri legati, una frase, un gesto. L'amicizia. La loro assenza. Ciò che è stato è per sempre. Ho liberato la mente. Perché fluisse. Sorprendendomi di ciò che il ricordo, nel suo vagare erratico, riesce a far riaffiorare. Per evocare il tempo perduto, e avanzare la mia parte di eredità, ho cercalo tra le carte, nel fondo dei cassetti. Ho rinvenuto lettere inedite, fino ad oggi serbate con discrezione. Scartafacci. Lacerti da libri. Appunti senza senso. Ho scoperto così che la mia parte di eredità di un mondo perduto altro non è che il piacere di una ritrovata conversazione. Salottiera e confidenziale. Con gli amici del secolo passato."