Libri di Rito Martignetti
Bibliografia di Rito Martignetti: tutti i libri in vendita online SCIENZE UMANE
Album Sannio, le figurine antiche. Vol. 2 Martignetti Rito - Abe, 2024
Prima dell'avvento del Cristianesimo, la divinità più amata del Mediterraneo era Iside, la Grande Madre, che con il marito Osiride ed il figlio Horus formava la suprema Triade egizia, ricordata fin dai Testi delle Piramidi (2400 a.C.). La dea-maga dai mille nomi (mirionima) era, tra l'altro, "Signora di Benevento", come attestato nei geroglifici dell'obelisco di Piazza Papiniano, appartenente al Tempio isiaco fatto costruire dal devoto Domiziano nell'88-89 d.C. in un luogo non ancora identificato. Per l'egittologo Hans Wolfgang Müller, la città di Benevento "è il più importante centro di sculture originali in Occidente e non condivide questa caratteristica con nessun'altra città fuori dall'Egitto". Scrive Paolo Cortesi: "Quando il cristianesimo venne istituzionalizzato, iniziò la distruzione sistematica dei templi pagani". Ancora più esplicito, è lo storico Elio Galasso, che scrive nel Catalogo Electa di una grande Mostra su Iside del 1997 a Milano: "Giunti nel 571 a Benevento, i Longobardi distrussero ogni traccia di quella divinità, per accreditarsi come neofiti cattolici e signori del ducato di Benevento... La sua condizione di sorella e sposa di Osiride evocava ancestrali ripulse dell'incesto, trasferite ai sabba intorno al noce, marcati di sessualità oscena. Nel pantheon egizio Iside 'grande di incantesimi', ricomposto il corpo di Osiride fatto a pezzi da Seth, gli aveva restituito il soffio della vita muovendo le ali: da lei la strega ereditò poteri magici e capacità di volo; e la luna, astro di Iside e della fertilità ciclica della natura, rischiarò i convegni diabolici nelle credenze popolari". Questo libro è una chicca di 30 episodi, esposti, anzi sfogliati, anzi collezionati, proprio come in un album di storia, con tanto di figurine.
Insolite storie su Maleventum e Beneventum con cose mai viste, mai lette e poco conosciute: Diomede fondatore, i Liguri, le Streghe e altri pezzi Martignetti Rito - Abe, 2024
Ci sono storie a volte mai lette, mai conosciute, e tantomeno pensate. Sono quelle che l'autore scova chissà dove, in testi antichi, rari, perduti. Poi c'è la parte più consistente del libro composta da brevi profili biografici, una sorta di medaglioni essenziali nei risalti, ma esenti da enfasi campanilistica. Sono ben dodici, dedicati a importanti personaggi di età antica, medievale e moderna che o vantano origini beneventane o hanno avuto significativi rapporti con la città. Costituiscono il contributo più vivace e ricco di curiosità storiche dell'intero testo e rappresentano un modo forse più divertente di raccontare i grandi avvenimenti del passato lasciandoli intravedere sullo sfondo delle vicende della vita dei protagonisti e attraverso i giudizi che di loro i biografi ci hanno lasciato. Si segnalano sia per efficacia di rappresentazione, sia per la varietà e singolarità delle notizie riportate, i ritratti di Silvia Pisacane (XXXIII), di Angelo Catone (XXII), della famiglia Capobianco (XXIV) e di Salvatore Albino (XXVII) che hanno non solo il merito di ricordare figure meno note, ma anche di tratteggiare scenari di più ampia valenza e di aprire spiragli su realtà poco frequentate dalla storiografia. Di non secondario interesse appaiono, poi, i due temi di storia longobarda che consentono all'autore di soffermarsi sul culto di S. Mercurio (XIII) e sugli exultet, rotoli di pergamena decorati con miniature che attraverso raffigurazioni mostrate in sequenza comunicavano ai fedeli, illetterati o meno, le diverse fasi della liturgia della Chiesa beneventana. Motivo della scelta sta nell'intenzione di rimarcare la carenza nella nostra città di allestimenti museali riguardanti proprio alcuni aspetti peculiari dell'Alto Medioevo beneventano. Se si eccettuano le iniziative del Museo Diocesano e della Biblioteca Capitolare, non si trova alcuna sala del Museo del Sannio o del palazzo Paolo V nella quale sia possibile ammirare, pur non in originale, testimonianze dalla produzione culturale della Longobardia meridionale. Con la pubblicazione di questo volumetto Rito Martignetti sceglie la formula delle spigolature erudite da lui felicemente utilizzata con il testo dato alle stampe nel 2006, "Arie da Baule". La denominazione potrebbe, in verità, disorientare. Lascerebbe pensare a malinconiche atmosfere gozzaniane, alle storie minime e intimistiche che le foto scolorite dell'album di famiglia riportano alla memoria, ai sentori di naftalina e di carta imbrunita dal tempo, ma è un'impressione che si rivela subito del tutto sbagliata. La narrazione procede con tutt'altro tono e problematicità di inquadramento, dimostrandosi di indubbia attualità, essendo diretta a ricordare ciò che non avremmo dovuto dimenticare o trascurare del passato delle nostre comunità. Pur richiamando il genere di saggistica per frammenti introdotta in Benevento da Alfredo Zazo e da Giovanni Giordano, il libro se ne distacca perché mantiene nello sviluppo degli argomenti una sua specificità analitica, una precisa strategia comunicativa, oltre ad un filo conduttore critico-interpretativo che gli conferisce unitarietà e che, in alcuni dei temi affrontati, assume quasi la forma delle glosse di origine alessandrina con cui si commentavano i classici della letteratura e le raccolte di leggi. Un esempio di questo tipo di notazioni è dato dai paragrafi particolarmente interessanti dedicati al "Cavaliere Trace di Pago Veiano (VIII), allo "Zodiaco del portale di S. Maria Rotonda" (XX) e alle "Incisioni di Teresa del Po" (XXXII), denso di riferimenti bibliografici, come spiega il professore Francesco Bove.