Libri di Silvia Marzano
Bibliografia di Silvia Marzano: tutti i libri in vendita online Storia della filosofia occidentale
L'eredità di Kant e la linea ebraica Marzano Silvia - Mimesis, 2014 - Essere E Libertà
Con una Prefazione inedita questi studi (1979-2010) interrogano l'eredità kantiana in una doppia valenza: il concetto positivo di limite e di simbolo posto fra conoscere e pensare come un "di più" e un medio (Jaspers, Ricoeur, Pareyson) e d'altro lato l'impossibile e la cancellazione. In questo secondo senso (Lévinas, Derrida, Blanchot) si avverte "un'aria di famiglia" con la teologia negativa, in particolare dionisiana, che intesa criticamente ricorda dall'Osservazione sul sublime della Critica del Giudizio il tema dell'Esodo "Non ti farai immagine o figura..." e il movimento interminabile di ciò che non può presentarsi e ciononostante si presenta. Jaspers, in dialogo anche con Heidegger e con il Tao, sembra guardare dai due lati, il bello e il sublime, le cifre e un continuo naufragio, e in una comunicazione unendlich nell'urto con culture "altre" propone un concetto esistentivo di limite come 'Uno' storico. A partire da questi esiti si intravede anche in Kant una linea "ebraica": dal soffio di una differenza incommensurabile, che per Lévinas "si consuma" capovolgendosi nell'uno per l'altro, e dalle "grandezze negative" del saggio omonimo (1763) al focus imaginarius della dialettica trascendentale fino all'antinomicità e all'aporia del sublime. Una linea che sembra connettersi a un paradossale nietzschianesimo post-nietzschiano ("... e se fossimo dei sognatori?" Lévinas).
Lévinas, Jaspers e il pensiero della differenza. Confronti con Derrida, Vattimo, Lyotard Marzano Silvia - Zamorani, 1999 - Quaderni Di Ermeneutica Filosofica
Lévinas, Jaspers e il pensiero della differenza. Confronti con Derrida, Vattimo, Lyotard - Zamorani
Il sublime nell'ermeneutica di Luigi Pareyson Marzano Silvia - Rosenberg & Sellier, 1994 - Ermeneutica
Il rapporto dell'esistenza all'essere non può mai essere pensato se non come salto qualitativo e libertà abissale. In questa luce appare la sostanziale continuità tra i due estremi della filosofia pareysoniana: l'estetica della formatività e l'ontologia della libertà. Intendendo l'essere come libertà e abisso, Pareyson pensa ciò che Heidegger chiama l'"evento", che si svolge dal "profondo sentimento kantiano della sublimità di un essere che precede ogni pensiero". Nell'interpretazione proposta da questo libro risulta decisivo, per la collocazione originale di Pareyson anche nei confronti della tematica heideggeriana, il riferimento a Jaspers: a partire dallo scritto dedicatogli nel 1940, esso si mantiene in tutti gli scritti pareysoniani.