Libri di Gaetana Mazza
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Streghe, guaritori, istigatori. Casi di inquisizione diocesana in età moderna Mazza Gaetana - Carocci , 2009 - Studi Storici Carocci
Nel Cinquecento l'Inquisizione, sorta nel XIII secolo per contrastare i movimenti ereticali, cominciò ad occuparsi anche dei processi per i reati contro la morale, tradizionalmente di competenza vescovile, come concubinato, usura, spergiuro, bestemmia. Nel Regno di Napoli, dove non furono ammesse né l'Inquisizione romana né quella spagnola furono nell'età moderna i tribunali diocesani a giudicare in materia di eresia. Dall'esame di questi processi, rinvenuti nell'Archivio Diocesano di Sarno, emerge che la lotta all'eresia fu combattuta aspramente dai vescovi, che operavano in qualità di inquisitori e disponevano di una fitta rete di controllo del territorio. Il testo presenta problematiche e modalità di funzionamento dell'inquisizione diocesana in età moderna, avvalendosi di un'ampia documentazione archivistica inedita. Gli atti processuali, soprattutto quelli sulle streghe, si rivelano anche una fonte preziosa per la conoscenza della vita quotidiana nell'agro sarnese.
I processi inquisitoriali nella diocesi di Sarno (1680-1759) Mazza Gaetana - Aracne, 2013 - Il Cannocchiale Dello Storico
La tendenza alla burocratizzazione propria delle inquisizioni italiane del Seicento trova riscontro nei procedimenti del Tribunale del Sant'Ufficio della Curia diocesana sarnese. In un periodo nel quale si registra un aumento di denunce per la più attiva collaborazione di predicatori, confessori ed esorcisti, le procedure si abbreviano. La prassi è quella della spontanea comparitio, una specie di rito abbreviato, che comporta una riduzione di pena per coloro che si presentano pentiti davanti al giudice di fede. La comparizione però non è mai spontanea, ma frutto dell'azione coercitiva dei confessori, che negano l'assoluzione per alcuni reati-peccati, come la pratica della magia in tutte le sue forme, la blasfemia, la falsa santità, l'usura e l'istigatio ad turpia. È quanto emerge dalla lettura dei processi inquisitoriali conservati nell'Archivio Diocesano di Sarno (1680-1759), che vengono ora presentati in trascrizione dall'originale.
Tra storia e storie. Banditismo, brigantaggio e milizie civili nel Meridione d'Italia dal XVI al XIX secolo Mazza Gaetana - Aracne, 2015
Elementi comuni caratterizzano la lotta al banditismo e al brigantaggio dall'epoca vicereale all'età risorgimentale: impiego degli eserciti e ricorso alla repressione e alla premialità. Per la scarsa affidabilità, meno efficace fu l'azione delle milizie civili, che prestavano servizio all'occorrenza, per poi ritornare alle loro attività lavorative. Nel 1799, nel 1806, nel 1848 e nel 1860 i militi, inquadrati nella G.N., furono addetti alla difesa delle istituzioni governative. Fallimento delle milizie civili e piaga del brigantaggio interessarono anche Sarno, città della Prov. di Salerno, che, situata alle pendici di monti coperti da fitte selve, era il luogo ideale per le bande, che, attraverso i sentieri, si spostavano da un paese all'altro. Briganti e manutengoli sarnesi erano soprattutto contadini, che venivano in contatto con le bande, quando si recavano nelle selve per esercitarvi gli usi civici. Per tale peculiarità potremmo definire quello di Sarno "brigantaggio di contiguità".