Libri di Cur Merola
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La Poesia in dialetto di Albino Pierro nel decennale della sua scomparsa Merola N. (Cur.) - Rubbettino, 2008 - Filologia Antica E Moderna
Poiché all'uomo Pierro (1916-1995) non è mancato l'affetto di chi ha saputo conoscerlo e apprezzarlo, è piuttosto il poeta che va riproposto all'attenzione. Niente assecondava una emarginazione che fu anche editoriale, quanto la natura eccezionale e paradossale, cioè l'assolutezza, della sua proposta poetica. Il primo paradosso di Pierro è stato che una poesia che nulla concedeva al folclore si presentasse al contrario fortemente marcata in senso locale dall'orizzonte culturale eroicamente ristretto e dalla lingua stessa nella quale aveva scelto di esprimersi.il secondo è che una poesia straordinaria, ambiziosamente ancorata alla propria identità, senza concessioni e senza rinunce, insensibile alle mode e irriducibile alle convenzioni, ma anche mite, ragionevole, affettuosa, per scommettere sulla propria portata universale, sia apparsa arroccata dietro uno sbarramento pressoché inespugnabile e abbia perdutamente congiunto le proprie sorti a quelle di un dialetto,anzi di un "dialetto che più dialetto non si può",come ebbe a definirlo uno che se ne intendeva e che nei confronti di Albino Pierro e della sua poesia ha avuto non pochi meriti, Gianfranco Contini. Per tornare a leggere Pierro, nessun miglior viatico di un convegno che si è tenuto per il decennale della sua scomparsa e nel quale hanno preso la parola studiosi come Romano Luperini e Giulio Ferroni, Luciano Formisano e John Trumper, Nicola De Blasi e Ferdinando Mirizzi.
La poesia italiana del secondo Novecento. Atti del Convegno (Arcavacata di Rende, 27-29 maggio 2004) Merola N. (Cur.) - Rubbettino, 2006 - Studi Di Filologia Moderna
Il quinto convegno annuale della Mod -Società italiana per lo studio della modernità letteraria ha visto una grande mobilitazione di studiosi giovani e meno giovani, a cominciare da maestri come Luigi Blasucci e Dante Isella, a dimostrazione che, tramontata la grande stagione che ha fatto del Novecento il secolo della critica, non per questo la poesia ha smesso di ispirare le più appassionate intelligenze letterarie. Il libro offre un contributo alla ricerca sulla poesia degli ultimi cinquant'anni, puntando più a consolidare le prospettive storie-grafiche affermate che a modificare le gerarchie. E stato così possibile rispondere alla domanda se e come il genere principe e perfino riassuntivo della nostra tradizione letteraria abbia continuato a svolgere la sua funzione e a far valere il suo primato negli anni a noi più vicini, in presenza cioè della rivoluzionaria trasformazione culturale che, oltre a evidenziare la marginalizzazione della poesia e della letteratura in genere, sta rendendo drammatica e forse esaltante come in un gioco di smarrimento la consueta inadeguatezza rispetto all'attualità dei nostri strumenti conoscitivi.