Libri di Gianni Oliva

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La capanna di bambusa. Codici culturali e livelli interpretativi per «Terra vergine» libro
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LIBRO   9788874976027

La capanna di bambusa. Codici culturali e livelli interpretativi per «Terra vergine» Oliva Gianni   -  Solfanelli, 2013  -  Athenaeum

Gli studi raccolti in questo volume sono una vivisezione di Terra vergine condotta novella per novella, nella convinzione che il procedimento di analisi al microscopio aiuterà a conoscere meglio il tessuto connettivo del libro della giovinezza dannunziana. I criteri metodologici adottati sono tra i più vari e vanno da quelli rigorosamente storico-filologici, all'interpretazione secondo codici culturali paralleli, alla dimensione strutturale e semiotica, al rilievo linguistico. I singoli metodi si presentano talvolta anche dosati e miscelati, ma sempre nell'opportuno rispetto della testualità e della concretezza d'indagine, come già nel volume D'Annunzio. Per una grammatica dei sensi (1992), apparso in questa collana e realizzato dallo stesso "laboratorio" di studi dell'Università di Chieti. Frutto di un connubio di esperienze seminariali e di ricerca, i rispettivi contributi sono unificati sotto un titolo apparentemente di fantasia, ma in realtà ricavato dalla dedica di Terra vergine a Giovanni Chiarini, esploratore teatino morto in Africa e lì sepolto, appunto, "sotto una capanna di bambusa".

€ 16.00 € 20.20
LIBRO   9788861590830

D'Annunzio e la malinconia Oliva Gianni   -  Mondadori Bruno, 2007  -  Ricerca

Un D'Annunzio diverso e forse meno sospettabile è quello che emerge da questo libro dedicato alla sua malinconia. Un ritratto tanto più sorprendente se si pensa al cliché vulgato del poeta e del personaggio animati dall'impeto vitalistico e dall'energia inesauribile. Tra le pieghe dei suoi diari e degli scritti privati, ma anche, a guardar bene, nelle opere creative, si distingue un soggetto malinconico che predilige il rifiuto del teatro del mondo al di là delle apparenze. D'Annunzio, dunque, il genio malinconico di aristotelica memoria, animato dal furore creativo, è colto a meditare sull'inarrestabile dissolversi delle cose, sulla pulsione di morte e di annientamento, rovescio inquietante e misterioso di un'esistenza da lui stesso definita "inimitabile". Tant'è che, verso la fine dei suoi giorni, poteva annotare nel Libro Segreto: "Questo ferale taedium vitae mi viene dalla necessità di sottrarmi al fastidio - che oggi è quasi l'orrore - d'essere stato e di essere Gabriele D'Annunzio, legato all'esistenza dell'uomo e dell'artista e dell'eroe".

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