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Museo Piranesi Panza Pierluigi - Skira, 2017 -
Giovati Battista Piranesi (1720-1778) fu il più celebre incisore di tutti i tempi, noto per le sue "vedute" di Roma. Ma si è scoperto che fu anche uno dei principali art-dealers, restauratori e rifacitori di sculture, vasi, candelabri, cippi e frammenti che venivano scavati o che lui stesso scavava nel ventre di Roma e poi collezionava nella sua casa-museo di Palazzo Tornati, prima di venderli ai nobili del Grand Tour. Molti cultori di Piranesi, osservando le sue incisioni si sono chiesti: inventava i pezzi antichi che compaiono nelle stampe oppure esistevano davvero? Il "Museo Piranesi", frutto di una ricerca che si è protratta per più di vent'anni, risponde a questa domanda inventariando i pezzi passati dalla casa-museo dell'artista che esistono ancora in varie collezioni del mondo. Il "Museo Piranesi" è il primo censimento delle opere e frammenti antichi che furono scoperti, venduti, restaurati o assemblati da Giovan Battista e dal figlio Francesco. Sottopone all'attenzione, con apposite schede, quasi trecento marmi divisi per le loro attuali collocazioni, tratta di molti altri e analizza nascita e fortuna del "gusto Piranesi". Le sedi pubbliche e private che custodiscono i marmi schedati sono 40. Il più consistente numero di pezzi si trova oggi al Museo Gustavo III di Stoccolma, ai Musei Vaticani di Roma e al British Museum di Londra. Molti si trovano in collezioni private inglesi, altri in Italia, Russia, Francia, Germania, Olanda, Polonia, Spagna e Stati Uniti. Tra i pezzi schedati, circa duecento transitarono dalla casa-museo dei Piranesi e furono venduti senza essere mai stati incisi. Di contro, molte antichità che vediamo nelle sue stampe non passarono mai dal suo museo, ma sono pezzi celebri inseriti nelle sue pubblicazioni per aumentare il prestigio della sua collezione.
Un palco all'opera. Il Teatro alla Scala nelle pagine del Corriere della Sera Panza Pierluigi - Fondazione Corriere Della Sera, 2006 - Il Corriere Racconta
Il Teatro alla Scala e il "Corriere della Sera" si riconoscono come istituzioni-simbolo della città di Milano e storico emblema del suo ruolo di "capitale" nel mondo editoriale e dell'opera lirica. L'analisi del loro rapporto rivela una storia improntata al reciproco rispetto, a un principio di autonomia di scelta, ma anche animata da un comune desiderio di contribuire alla modernizzazione della città, nel segno di una condivisa coscienza civica e sociale. L'intreccio tra le due istituzioni è raccontato attraverso le passioni incrociate dei protagonisti, che vanno dalle amicizie, come quella tra Maria Callas e il direttore Mario Missiroli, ai vari rapporti istituiti nel corso dei diversi decenni tra cronisti, critici, direttori e sovrintendenti.