Libri di Daniela Pasqualini
Bibliografia di Daniela Pasqualini: tutti i libri in vendita online SOCIETÀ E SCIENZE SOCIALI
Lasciare il segno. Lezioni di pedagogia e didattica dell'arte Pasqualini Daniela - Armando Editore, 2021
Lasciare il segno è più di una metafora. È il significato proprio di "in-segnare", dunque un segno che non è solo rappresentazione di un'immagine reale o fantastica, ma che contribuisce alla formazione del pensiero di ogni studente. Nel percorso storico utile a comprendere il legame tra cultura/società/tempo ed educazione, si tracciano i confini dell'ambito pedagogico e s'individua il sistema di valori che ha ispirato l'indirizzo verso cui formare la persona. Valori mutevoli, che col tempo rischiano di essere messi in discussione dalla condizione di crisi, che blocca ogni prospettiva futura. Riallacciando i fili di discipline come la Pedagogia e la Didattica si può guardare alla complessità della conoscenza e rivalutare l'apporto interdisciplinare dei saperi. Tra questi, un ruolo di primo piano spetta all'educazione all'arte: da un lato perché attraverso l'attività grafica è possibile promuovere la creatività e l'immaginazione, caratteristiche necessarie per ridisegnare il futuro; dall'altro per la consapevolezza di essere immersi in un vastissimo patrimonio culturale, che per essere tutelato e tramandato deve, prima di tutto, essere riconosciuto.
Dalla carta agli schermi. Il lungo viaggio attraverso la scuola Pasqualini Daniela - I Libri Di Emil, 2021 - Dissertazioni
L'immagine ha spesso sostituito il testo, è stata di supporto allo scritto, ha affiancato le lettere nei primi libri di scuola per semplificare l'apprendimento della lettura. Dalla fine dell'Ottocento e nel corso del Novecento, attraverso l'illustrazione di abbecedari e sussidiari, è presente sui banchi di una scuola che si rinnova velocemente, ma fa capolino anche tra le pagine dei primi giornali per bambini, nel campo dell'editoria per ragazzi. Si tratta di immagini solo apparentemente semplici, in realtà ricche di contenuto, di vere indicazioni educative. Ogni periodo storico è riconoscibile dall'illustrazione del testo scolastico, come nel libro di testo unico del ventennio. E nel dopoguerra immagini rinnovate ordinate, geometricamente descritte, trovano spazio sui libri di educazione artistica per la nuova scuola media unica. La fine del Novecento e il tempo presente sono invece caratterizzati dall'immersione nell'immagine, dall'esposizione di sé in una nuova cultura della visione che non ammette zone d'ombra. Ma proprio il virtuale ci impone di riconsiderare l'importanza del contatto con la realtà, non mediata, e di rivalutare l'esperienza diretta. Magari attraverso un mediatore didattico antico come il gioco.
Giuseppe Bottai e la carta della scuola. Una riforma mai realizzata Pasqualini Daniela - Solfanelli, 2013 - Faretra
Nel 1939 il Gran Consiglio del fascismo approva la Carta della Scuola dell'allora Ministro dell'Educazione Nazionale Giuseppe Bottai: il tentativo più avanzato di modernizzare l'istruzione pubblica che il regime fascista abbia elaborato dopo la riforma Gentile. Destinata a restare inattuata per gli eventi bellici, la Carta presenta un impianto legislativo sintetico, strutturato in ventinove dichiarazioni concise. La scelta della formula segue l'emanazione della Carta del Lavoro e della Carta della Razza, a completare un trittico che intende porsi come unico documento fondamentale e coerente del modello sociale fascista. A Bottai si deve l'introduzione del calendario scolastico, primo atto di inizio d'anno, inteso a organizzare la scansione dei periodi tra uno scrutinio e l'altro, la durata delle vacanze, le date degli esami. Particolare attenzione è posta alla preparazione tecnica e professionale delle classi popolari: l'aumento delle specializzazioni in settori fino ad ora rimasti fuori dal circuito formativo, come le arti grafiche, la pratica commerciale, la lavorazione del vetro.