Libri di Marco Perale
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Storia di Limana Perale Marco - Cierre Edizioni, 2022
Raccontare la storia di un singolo luogo o anche di un territorio è sempre un'operazione un po' temeraria, perché non sempre la grande storia, quella con la "S" maiuscola, ha lasciato segni leggibili anche nelle periferie. E la montagna è quasi sempre ai margini delle grandi vicende epocali. Allora bisogna entrare in punta di piedi, usando tutti gli strumenti possibili, ogni radar, ogni sonar, ogni amplificatore per riuscire a captare anche le voci più flebili e lontane e intravvedere i troppi protagonisti dimenticati, di cui spesso è andato perduto anche il nome. Restano le tracce, i segni, gli oggetti d'uso quotidiano e poi via via qualche carta, qualche pietra, case, chiese, villaggi e monumenti. Insieme, una volta riordinati con pazienza, possono ancora raccontare molte storie. Storie di uomini e donne, storie di comunità orgogliose ed ostinate. Storie vere. Proprio come la storia di Limana, piccolo centro della val Belluna ai piedi delle Prealpi bellunesi.
Al di là della Piave. Storia di Soverzene Perale Marco - Cierre Edizioni, 2020
La comunità di Soverzene nei secoli ha letteralmente creato la piccola piana erbosa su cui sorge il paese, strappandola al Piave e ricavando dai boschi il legname e il carbone che per generazioni hanno rappresentato l'unica ricchezza di un territorio altrimenti poverissimo. Incastonata tra Veneto e Friuli, proprio grazie alla sua posizione isolata ha avuto nel medioevo un ruolo chiave nel contrabbando tra la Valle del Piave e il Patriarcato di Aquileia, tanto da meritare una rubrica apposita negli statuti trecenteschi di Belluno. Quindi il passaggio della Guerra della Lega di Cambrai e poi le grandi pestilenze che tra Cinque- e Seicento hanno decimato e assestato definitivamente la piccola comunità di Soverzene, con i suoi quattro casati storici: Savi, Bùrigo, Bortoluzzi e Tramontin. Caduta Venezia anche Soverzene conosce l'emigrazione, nei Balcani e in Brasile. Tra le due guerre è stato il comune più piccolo d'Italia, poi la grande centrale idroelettrica scavata nella montagna a partire dal 1943 ha cambiato tutto. Ancora oggi, nonostante il disastro del Vajont, ha un ruolo strategico nella rete di alimentazione nazionale.