Libri di Alfonso Perrotta
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Paola 1943. Storia e memoria dei bombardamenti. Nuova ediz. Perrotta Alfonso - Ebs Print, 2018
Cosa è stato e cosa è rimasto nella memoria dei paolani dei bombardamenti anglo-americani che colpirono la città calabrese nell'estate del '43? Attraverso il confronto e l'intreccio tra i ricordi dei testimoni e i documenti, ricercati in archivi italiani e stranieri, vengono ricostruite quelle drammatiche giornate in cui persero la vita decine di vittime civili e furono distrutte intere parti del centro storico. Il libro diventa così un racconto corale delle sofferenze, delle paure, dei disagi della guerra e delle sue conseguenze, non privo di interpretazioni e giudizi su quegli avvenimenti inseriti nel contesto generale del secondo conflitto mondiale. Ma è soprattutto un invito a rinnovare una memoria collettiva che aiuti a comprendere le grandi inquietudini del nostro tempo e a riflettere sulla immoralità delle guerre.
L'umano divenire Perrotta Alfonso - Pubme, 2016
Attraverso la ricerca di notizie e documenti sulla vita di Raffaele De Luca, militante socialista di Paola, viene ricostruita la storia di una comunità della costa tirrenica cosentina, tra la fine dell'ottocento e l'avvento del fascismo. Si susseguono vicende paesane, con i suoi innumerevoli protagonisti e le sue rappresentazioni, all'interno degli accadimenti della grande storia: la formazione dei primi nuclei socialisti, il terremoto, gli anni della grande guerra, il biennio rosso, gli scioperi dei ferrovieri, la lotta tra i socialisti ed i popolari, il primo maggio di sangue del '20, l'avvento del fascismo. Poi De Luca, perseguitato dai fascisti locali, si trasferisce a Roma. Incontra altri irriducibili, lavora sottotraccia alla costruzione di una opposizione al regime e con loro forma il gruppo "Scintilla". Dopo il 25 luglio, a settant'anni, è tra i dirigenti di Bandiera Rossa, un gruppo antibadogliano, tra i più attivi e popolari della Resistenza romana. Condannato a morte dal Tribunale militare tedesco, non sarà giustiziato perché, ammalato, fu dichiarato intrasportabile. Dopo la Liberazione di Roma, continuò fino alla morte la sua militanza, tra speranze e delusioni.