Libri di Cur Prandi
Bibliografia di Cur Prandi: tutti i libri in vendita online Architettura e design degli edifici
Ignazio Gardella, Roberto Menghi, Luigi Vietti. Architetture per il Mediterraneo. Ediz. illustrata Prandi E. (Cur.) - Electa, 2024 - Csac
Gli studi raccolti nel volume sono incentrati sull'opera di Ignazio Gardella, Roberto Menghi e Luigi Vietti, tre figure di rilievo dell'architettura italiana a cavallo della Seconda Guerra Mondiale che hanno saputo imporsi sulla scena nazionale e la cui opera continua ad offrire spunti di approfondimento sia per gli storici dell'architettura che per i progettisti. Capaci nel corso delle loro carriere di significativi risultati professionali, Gardella, Menghi e Vietti, sono accomunati da un linguaggio architettonico identitario e riconoscibile e da una forte propensione all'ideazione tipologica che ben esprime i caratteri dell'architettura del bacino del Mediterraneo nel corso del Novecento. I contributi raccolti nel volume permettono di fare emergere e sottolineare un substrato di temi e di valori che architetti italiani del recente passato sono ancora in grado di suscitare e trasmettere alla cultura del progetto architettonico contemporaneo. I saggi, affidati a giovani ricercatori provenienti da diverse parti d'Europa (Elettra Carnelli, Virginia Droghetti, Franziska Kramer, Cristina Roiz de la Parra Solano, Ilia Celiento, Cesare Dallatomasina, Aritz Díez Oronoz, Marina López Sánchez, Arianna Iampieri, Angelo Lorenzi, Carlo Quintelli, Paolo Scrivano, Carlo Gandolfi e Martina Landsbergwr, Daniel Sherer, Enrico Prandi, Paola Veronica Dell'Aira, Antonio Pizza) permettono di valorizzare e leggere con cura la memoria dei materiali d'archivio conservati allo CSAC e pubblicati in modo esteso all'interno del volume.
Architettura di rara bellezza. Documenti del Festival dell'architettura 2006 Prandi E. (Cur.) - Festival Architettura, 2006 - Architettura. Cataloghi
Possiamo ancora ricercare una valenza estetica dell'architettura? In una scena mondana sempre più priva di luogo andiamo paradossalmente a rilevare una continua invocazione al bello, senza alcuna consapevolezza ulteriore, salvo quella, a sua volta contraddittoria, di riconoscerne solo il limite relativistico, soggettivo. Il Festival vuole allora misurarsi con questo esteso, rilevante quanto superficiale, bisogno di bellezza, cercando però di reinterpretarne il senso e quindi di conseguenza il ruolo per una possibile architettura. Ne deriva una prima riflessione: l'espressione della bellezza può concretizzarsi esclusivamente all'interno di una costruzione di identità. Ne deriva una riconoscibilità del carattere che trasmette verità, non tanto quella ideale, di una bellezza assoluta, ma quella espressione di un rapporto critico-interpretativo con il mondo in divenire. Si tratta di un'accezione conoscitiva dell'idea di bellezza che tende a diventare cosmopolita proprio nella ricerca del paesaggio vasto delle differenze più o meno radicate, dove la rarità rappresenti la consuetudine dell'autenticità.