Libri di Antonio Ria
Bibliografia di Antonio Ria: tutti i libri in vendita online LETTERATURA E STUDI LETTERARI
Letteratura bresciana del Seicento e del Settecento Antonioli R. (Cur.) Valseriati E. (Cur.) - Morcelliana, 2022 - Annali Di Storia Bresciana
Contributi di: Antonio Porteri, Rosaria Antonioli, Enrico Valseriati, Luca Rivali, Simona Morando, Alessandra Munari, Paola Lasagna, Maria Chiara Tarsi, Antonio Morotti, Alessandro Regosa, Alessandro Tedesco, Anna Maria Salvadè, Enrico Zucchi, Marco Zanini, Simona Bonomi.
Lalla Romano: «solo il silenzio vive» Ria Antonio - Mimesis, 2014 - Accademia Del Silenzio
Lalla Romano ha affrontato il "tema inesauribile" del silenzio in tutta la sua lunga esistenza, sia attraverso l'esercizio della contemplazione ("io chiedo soltanto di contemplare in pace la bellezza del mondo"), sia coltivando la passione per la filosofia e la musica. Le sue riflessioni hanno così preso forma prima nell'esercizio della pittura, quindi nella poesia e nei romanzi che hanno lasciato il segno nella storia letteraria del Novecento. Questo taccuino intende per la prima volta seguire le tracce di questa "pratica del silenzio", nella certezza di offrire al lettore spunti per nuove e feconde interpretazioni sia sull'opera di Lalla Romano sia su quel silenzio-dentro o "presenza" che "soccorre anche per vivere".
Il mito di Armidoro. Giovanni Soranzo e il suo poema milanese (1611) Antonioli Rosaria - I Libri Di Emil, 2017 - Biblioteca Del Rinascimento E Del Barocco
Il volume segue le orme del cavaliere errante Armidoro, protagonista, nei primi anni del Seicento, di tre poemi milanesi: "La risorgente Roma" di Giovan Ambrogio Biffi, "I giuochi di Marte" del veneziano Giovanni Soranzo, e il vasto "Armidoro", dello stesso autore. Il poemetto in tre libri "I giuochi di Marte", descrizione di una giostra cavalleresca, si chiude con un indice dei personaggi che presero parte agli armeggiamenti con nomi di fantasia. Scopriamo così che sotto le spoglie di Armidoro c'è lo stesso destinatario dell'opera: il conte di Sale Francesco d'Adda. La ricostruzione della biografia di Giovanni Soranzo, autore poliedrico a lungo trascurato dagli studi letterari, descrive un'esistenza nomade, trascorsa all'insegna della precarietà; mentre sono stati recentemente accertati dagli storici del teatro e dell'arte i legami che il poeta strinse con i protagonisti degli ambienti culturali di Genova e Firenze. All'inizio del 1606 Soranzo giunse a Milano, dove rimase per circa sei anni al servizio del conte d'Adda, che desiderava essere immortalato in un poema come novello Ruggiero. Al centro del lavoro è l'analisi dell'"Armidoro", condotta attraverso l'individuazione di fonti letterarie e cronachistiche. Tra i sostenitori dell'epopea tassiana, ma affascinato dalla fervida immaginazione ariostesca, Soranzo realizzò con il suo "Armidoro" un curioso esempio di continuazione dell'"Orlando furioso" contaminata da diffuse citazioni della "Gerusalemme", e, caso singolare, scelse di collocare le vicende narrate in epoca contemporanea. L'elemento eroico, strettamente connesso al motivo encomiastico, ci permette di rintracciare, all'interno del poema, una complessa rete di rapporti tra gli artisti, i letterati, i teatranti, i musici e i nobili più influenti del periodo. Tra i nomi più ricorrenti è quello del cardinale Federico Borromeo, la cui riforma culturale si lega alla scelta, da parte di Soranzo, di eleggere il mago Artasse, rappresentante di tutti i protestanti d'Oltralpe, come principale nemico di Armidoro.