Libri di Cur Rocca

Bibliografia di Cur Rocca: tutti i libri in vendita online Biografie: personaggi storici, politici e militari

LIBRO   9788824455817

Vittorio Emanuele II Rocca D. (Cur.)   -  Edizioni Giuridiche Simone, 2010  -  La Storia E I Suoi Protagonisti

Il 18 febbraio 1861 fu convocato a Torino il primo Parlamento italiano. Il 17 marzo dello stesso anno, il nuovo Stato (formatosi in seguito alla cessione della Lombardia al Piemonte e ai plebisciti con i quali l'Emilia-Romagna, le province del Centro a esclusione del Lazio, e l'intero Meridione avevano accettato di confluire sotto Casa Savoia) assunse formalmente il nome di Regno d'Italia. Dopo tredici secoli, da quando le invasioni dei longobardi avevano avuto come effetto la spartizione della penisola, l'Italia tornava a essere politicamente unita e passava nelle mani di un unico sovrano: Vittorio Emanuele II di Savoia. Celebrato assieme a Garibaldi, Mazzini e Cavour come uno dei Padri della Patria, Vittorio Emanuele II ha avuto senza dubbio un ruolo di primo piano nel processo di unificazione nazionale. Non fece mancare il suo contributo alla causa della libertà e dell'indipendenza della nazione, distinguendosi sul campo di battaglia per valore e determinazione ogni qualvolta le circostanze lo richiedessero.

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LIBRO   9788824455800

Giuseppe Mazzini Rocca D. (Cur.)   -  Edizioni Giuridiche Simone, 2010  -  La Storia E I Suoi Protagonisti

Le componenti politiche risorgimentali che a partire dagli anni Venti dell'Ottocento lottarono per l'unificazione dell'Italia erano riconducibili sostanzialmente a due schieramenti: quello moderato e quello democratico. I moderati guardavano con interesse al Piemonte costituzionale di Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, e al suo maggiore statista: Camillo Benso di Cavour. Tra i democratici, la figura di maggiore spicco fu certamente Giuseppe Mazzini, forse il più importante ideologo dei movimenti patriottici italiani ed europei del suo tempo. Mazzini ricoprì cariche di governo soltanto nel 1849, come triumviro durante la brevissima e drammatica esperienza della Repubblica romana; la maggior parte della sua vita, invece, la trascorse in esilio, condannato a morte dal suo stesso governo, organizzando cospirazioni che non ebbero mai gli esiti sperati. Eppure, con il suo contributo teorico e con la sua attività di propaganda, realizzata anche attraverso un infaticabile impegno giornalistico, seppe infiammare e tenere sempre vivo l'entusiasmo per l'Italia unita.

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LIBRO   9788894203929

Le mie cartoline dal fronte 1915-1918 Rocca Ignazio  Di Lorenzo A. (Cur.)   -  Ernesto Di Lorenzo Editore, 2018

«(..) Che freddo nel corpo e nell'anima deve aver sentito di primo acchito il sergente Ignazio Rocca, aiutante di Sanità al suo arrivo a Moggio Udinese, che allora contava poco più di quattromila anime (oggi poco più di mille), un decimo della sua Alcamo. Eppure il giovane Ignazio, dopo aver superato i primi respingimenti ambientali, deve aver captato la magia dei luoghi. Cercava di trasmetterli alla famiglia con le tante cartoline che mostravano montagne incantate, quali sono ancora, infestate, secondo le leggende, da spiriti e streghe, assai lontani dalle gesta epiche dei cavalieri narrate dai pupi. Che spettacolo deve essere stata la prima visione della neve che scendeva abbondante a coprire i prati e le piccole dolomiti friulane. Uno stupore che avrà messo in secondo piano il freddo, per ripararsi dal quale chiedeva ai familiari indumenti caldi, assieme anche a camicie di seta colorata, forse magari per colpire uno sguardo chiaro sopra gli zigomi alti e una chioma bionda. (...) Nei momenti di disperazione, quando nelle tende del campo ospedaliero non ci sarà stato abbastanza anestetico per operare i troppi feriti, quando sarà spírato sotto le sue inesperte dita di studente l'ennesimo volto che non raggiungeva i vent'anni, Ignazio avrà lenito la propria impotenza e disperazione sul greto del fiume Fella, placando la sofferenza con il gorgoglio delle acque limpidissime, su cui dal 1917 a lungo avrebbero stazionato i resti del ponte di ferro, fatto saltare dagli artificieri dopo la disfatta di Caporetto. (...) Lo avrà consolato la dolcezza sottopelle dei locali, gente remissiva, "sottana", abituata cioè a stare sotto, a essere dominata nei secoli dai popoli stranieri, capace di darsi totalmente e ingenuamente, superata la prima ostilità. (...) Ignazio avrà sicuramente pensato che non erano in fondo cosi abissali, come gli saranno apparse all'inizio, quelle latitudini e longitudini che separavano Alcamo da Moggio. Che, in fondo, alla sua insularità geografica e culturale corrispondeva l'insularità fiera di quella gente, che si sfiniva di lavoro ma non rinunciava alla dignità e al coraggio: terre di mescolanze, di confini e di orgoglio, agli estremi opposti dello stivale che finivano per assomigliarsi» (dalla prefazione di Cristina Battocletti).

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