Libri di Andrea Romano
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Batistuta, l'ultimo centravanti Romano Andrea - 66Thand2nd, 2023 - Vite Inattese
Gabriel Omar Batistuta, un nome da scandire ad alta voce, un nome che risuonava come una condanna per i difensori avversari e come un grido di battaglia per i tifosi. Era un calcio molto diverso, era una Serie A ancora ricchissima, e persino sprecona, centro del mondo e irresistibile calamita per i talenti più grandi: in quell'èra mitica, prima che il nove diventasse «falso», prima che l'attaccante diventasse lo spazio, l'area di rigore era il regno del centravanti, il territorio di caccia dell'attaccante vero. Forte fisicamente ma non necessariamente dotato di tecnica sopraffina, il 9 aveva un solo compito: buttarla dentro, in un modo o nell'altro: con grazia o malagrazia, con il destro o il sinistro (o con qualunque altra parte del corpo), con potenza o prepotenza, o anche con astuzia. Ma il gol doveva arrivare. Batistuta, campione argentino che ha vissuto tutta la parte più importante e felice della sua carriera in Italia, è stato l'ultimo grande centravanti classico della storia del gioco: il suo influsso è stato talmente grande da venir identificato con il ruolo e il numero cucito sulla sua schiena. Faccia da Gesù Cristo e criniera da Re Leone, Gabriel ha lottato con tutto il suo furore per non estinguersi in un calcio che stava cambiando velocemente, non più ancorato a punte che usavano le gambe come clave per abbattere la porta avversaria. «Batigol» ha vinto e ha perso, ma soprattutto ha combattuto in ogni partita, e il suo mito ha attraversato due decenni per continuare a splendere fino ai nostri giorni.
Manicomio football club. Storie di campioni e colpi di testa Romano Andrea - Zero91, 2013 - I Saggi
Calciatori svitati guidati da allenatori sopra le righe. Sedici storie di giocatori modesti e di fenomeni resi immortali dai loro "colpi di testa". Come Paul Gascoigne, che la fece dentro i calzettoni di un giovanissimo Rino Gattuso appena arrivato nei Rangers. Oppure Taribo West che diceva di parlare con Dio. E ancora il gigante basco Andoni Goikoetxea che conserva tutt'oggi in una teca lo scarpino con cui ruppe in tre parti la caviglia di Maradona per non parlare dell'uscita assassina su Patrick Battiston del portiere Harald Schumacher che venne votato come il tedesco più odiato di tutti i tempi. E poi l'indimenticabile Eric Cantona, uno che a Manchester veniva chiamato "Dieu", e che rifilò un calcio volante a un tifoso del Crystal Palace. Quel Roy Keane soprannominato "Captain Psycho", che durante un derby di Manchester terminò la carriera di Haaland con un tackle pieno di rabbia. Una squadra da manicomio dove genio e sregolatezza, talento e capacità (auto) distruttiva viaggiano a braccetto. Anzi, spesso si nutrono l'uno dell'altra.
Cantona. The King Romano Andrea - Perrone, 2016 - Fuoriclasse
Londra, 25 gennaio 1995. Mercoledì. Un freddo che sega le ossa. A Selhurst Park il Crystal Palace ospita un Manchester United a caccia della vetta della classifica. Per quarantacinque minuti Richard Shaw interpreta in maniera molto creativa l'istruzione del suo allenatore di stare addosso a Cantona "come un'eruzione cutanea". Girano le lancette, ma il risultato resta inchiodato sullo o-o. Durante l'intervallo Sir Alex Ferguson guarda dritto negli occhi l'arbitro Alan Wilkie e inizia a gridare: "Perché non fai il tuo lavoro? Non vedi come sta picchiando Eric?". La ripresa dura appena tre minuti. Giusto il tempo di incassare l'ennesimo fallo e il francese scalcia Shaw. Stavolta Wilkie vede tutto. Cartellino rosso. Cantona si abbassa il colletto e si incammina verso gli spogliatoi. È allora che un tifoso del Palace si scapicolla per dieci file di seggiolini pur di urlare qualcosa al suo avversario. È Matthew Simmons, vent'anni. Un ragazzo come tanti. Un ragazzo che tre anni prima aveva rapinato e pestato un cingalese. Il Re si gira e gli rifila un calcio in pieno petto. È il gesto che cambierà per sempre il calcio moderno. Un colpo che lega insieme due vite diversissime fino a farle sprofondare. Perché tutti usciranno sconfitti da Selhrust Park. Simmons, che perderà lavoro, amici e familiari. Cantona, che sarà squalificato per otto mesi. Lo United che, nonostante 1'1-1 finale, dovrà dire addio al titolo.