Libri di Francesco Selmin

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Nessun «giusto» per Eva. La Shoah a Padova e nel padovano libro
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LIBRO   9788883146435

Nessun «giusto» per Eva. La Shoah a Padova e nel padovano Selmin Francesco   -  Cierre Edizioni, 2011  -  Percorsi Della Memoria

Nei tre capitoli di "Nessun giusto per Eva" si dipana il racconto della persecuzione degli ebrei di Padova e provincia tra il 1943 e il 1945. Basandosi su una minuziosa esplorazione archivistica e su un'ampia raccolta di testimonianze scritte e orali, l'autore ricostruisce una tragica vicenda, ancora in gran parte sconosciuta, dando voce a numerosi protagonisti: dai direttori del campo di Vo' al parroco del luogo, dal questore ai tedeschi. E naturalmente alle vittime: da Eva Ducci ad Ada Levi, da Giovanna Colombo al rabbino Coen Sacerdoti, da Ester Hammer Sabbadini a Emma Ascoli Zevi. Un posto di primo piano spetta ai bambini e in particolare a Sara Gesess, che per ben due volte tentò di sfuggire alla deportazione. Furono tentativi disperati e vani: non ci fu alcun "giusto" che salvasse dall'inferno di Auschwitz i bambini internati nel campo di Vo'.

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La donna che uccise il principe. Maria Antonietta Lazzarini e Luigi Alberico Trivulzio: la storia, le lettere libro
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LIBRO   9788883149573

La donna che uccise il principe. Maria Antonietta Lazzarini e Luigi Alberico Trivulzio: la storia, le lettere Selmin Francesco   -  Cierre Edizioni, 2018  -  Percorsi Della Memoria

«Scintilla di fuoco e fiamma»: così, nelle memorie scritte nel manicomio criminale di Aversa, l'insegnante estense Maria Lazzarini rievoca i colpi di pistola esplosi contro il principe Luigi Alberico Trivulzio nel centro di Milano la sera dell'8 novembre 1938. Il delitto conclude una tormentata relazione iniziata nel 1924, quando una finestra "galeotta" aveva fatto sì che i due si conoscessero, diventando amanti. La stampa non ne parla: la vittima è uno dei più bei nomi del patriziato milanese e sua moglie ha un ruolo di primo piano nelle istituzioni fasciste. Il processo non lo vuole nessuno, tranne l'omicida. Dichiarata inferma di mente, Maria trascorre quindici anni di reclusione nei manicomi di Aversa e di Padova. Quando a metà degli anni Cinquanta torna a Este, resta ai margini del tessuto sociale. Solo i piccioni che svolazzano liberamente nella sua camera e la radio sempre accesa le tengono compagnia. Ma la sua curiosità intellettuale non si è spenta: scrive a Umberto Terracini, riprende i contatti epistolari con Lalla Romano, amica di gioventù, e decide di istituire una fondazione per erogare borse di studio agli studenti bisognosi, gli odierni "Premi Lazzarini".

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