Libri di Viktor Sklovskij
Bibliografia di Viktor Sklovskij: tutti i libri in vendita online Letteratura, storia e critica: letteratura dal 1800 al 1900
Prossime uscite di Viktor Sklovskij
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788822924452 Il mestiere dello scrittore e la sua tecnica
Rozanov Sklovskij Viktor Zucchi A. (Cur.) Mignola L. (Cur.) Arnoldi F. (Cur.) - Wojtek, 2023 - Ostranenie
Il formalismo russo, di cui Sklovskij è considerato fondatore, ha contribuito a produrre, agli inizi del XX secolo, uno sguardo che interroga la letteratura dall'interno: la domanda non riguarda più il significato dell'opera, ma il modo in cui è stata costruita. Sklovskij isola un elemento, l'intreccio, e vi dedica una ricerca lunga tutta la vita. L'intreccio ha una funzione ambivalente: è la somma dei procedimenti di costruzione dell'opera e la disintegrazione della fabula; è un "fenomeno di stile" e, allo stesso tempo, il principio di assoggettamento del materiale di cui l'opera si compone. Nelle opere di Vasilij Rozanov (1856-1919), Sklovskij intravede una forma nuova: una prosa "senza intreccio", in cui l'autore sconfessa i temi tradizionali dei classici russi e, attraverso l'utilizzo del frammento, perviene a "mettere a nudo" i procedimenti della letteratura. Questa messa a nudo riguarda una prospettiva di emancipazione: un tentativo di "uscire dalla letteratura", cioè di liberare il materiale dagli automatismi della finzione letteraria. Rozanov, la cui stesura avviene negli anni appena successivi alla Rivoluzione d'ottobre, è il quarto titolo della collana Ostranenie.
Guerra e pace di Tolstoj Sklovskij Viktor - Elliot, 2014
Per avere idea del fascino, ancora prima che delle straordinarie virtù intellettuali, di Viktor Sklovskij, bisogna cercare alcune citazioni solo apparentemente marginali di "Grazie per le magnifiche rose" di Arbasino o rileggere una ventina di pagine di "Sessanta posizioni", sempre di Arbasino. Si può così intuire la forza magnetica, sostenuta da una mitica grandezza, dell'anziano e garbatissimo professore, che a vederlo di lontano aveva forse qualche tratto in comune con il Pnin di Nabokov. Un suo passaggio a Roma alla fine degli anni Sessanta o all'inizio dei Settanta, in una Capitale che aveva creduto - incontrando il Sessantotto - di sperimentare la rivoluzione in proporzioni bonsai, si risolse nella solita richiesta di interviste, di autografi, di applausi, però delusi perché il genio, a differenza dei divi, non si può fotografare, né può far scena in ambienti affollati. Così l'incontro non rese giustizia allo strepitoso autore del testo che qui presentiamo, "capace di trasformarsi, senza darlo a vedere, in una sorta di coautore d'un romanzo pure in sé perfetto e in nessun modo perfettibile quale Guerra e pace". In che modo riesca nell'impresa lasciamo ai lettori il piacere di scoprire. Introduzione di Lucio Villari.