Libri di Silvia Stefani
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Sujeitu omi. Antropologia delle maschilità a Capo Verde Stefani Silvia - Meltemi, 2019 - Biblioteca/Antropologia
Capo Verde è un piccolo arcipelago che conta più persone in diaspora che in patria. Solo apparentemente isolato, l'arcipelago è attraversato da processi che hanno portata internazionale. La società nata dalla lotta di liberazione contro il colonialismo portoghese è oggi scenario dell'acuirsi della disuguaglianza economica e del radicamento di politiche neoliberali. In questo contesto, i giovani uomini delle periferie della capitale faticano a trovare uno spazio nella comunità adulta, esclusi dal mercato del lavoro e marginalizzati nella città. Costruire la propria identità ispirandosi al modello locale di maschilità diventa un compito irrealizzabile. "Sujeito omi" ripercorre le strategie di questi giovani per costruire e performare la maschilità: percorsi di critica all'ideale egemonico maschile e sperimentazione di modelli innovativi, affiliazione alle gang urbane o ai nascenti movimenti di attivisti sociali; esperienze che, alternativamente, si inseriscono negli interstizi della società, la sfidano o cercano di trasformarla.
Documenti processuali del secolo XII a Nonantola fra storia e letteratura Stefani Silvia - Edizioni Artestampa, 2011 - Centro Studi Storici Nonantolani
Attraverso la descrizione, la trascrizione e l'analisi storico-giuridica di materiali processuali del XII secolo conservati presso l'Archivio abbaziale di Nonantola, Silvia Stefani ricostruisce due cause relative a beni dell'abbazia di Nonantola, l'una contro l'episcopato di Cremona, l'altra contro quello di Verona. Lo studio approfondito dei documenti restituisce un quadro notevole delle modalità con cui il monastero, raggiunta la massima espansione, amministrava i suoi vasti possedimenti e risolveva i problemi che ne derivavano: in primo luogo la difesa giuridica di ciò che gli apparteneva e che aveva accumulato nel corso dei secoli grazie alle generose donazioni dei suoi estimatori. Lo studio delle pergamene include anche un excursus sulla forma letteraria degli atti e delle sentenze che mette in luce non solo il costante cambiamento a cui il latino medioevale era sottoposto, ma anche la notevole differenza che distingueva il latino letterario da quello parlato: nei documenti ci si imbatte di volta in volta nella lingua dei popolani, in quella dei notai e nella prosa forense polita e nitidissima di un cardinale giudice - o dei suoi giurisperiti.