Libri di Sergio Tazzer
Bibliografia di Sergio Tazzer: tutti i libri in vendita online Storia: specifici eventi e argomenti
La Resistenza negata. Il caso Premuda Tazzer Sergio - Marcianum Press, 2024 - Studi Storici
Partendo dalla rappresentazione della nascita e dello sviluppo delle varie forme di resistenza al fascismo nella provincia di Treviso dopo l'8 settembre 1943, si raccontano le vicende seguite alla riunione di Bavaria di Nervesa fra politici e militari per dare vita (invano) ad una forma militare unitaria di lotta al nazifascismo. Si descrivono quindi le diverse declinazioni politiche delle formazioni partigiane sul territorio: democristiani e socialisti in Destra Piave e nel Monte Grappa, comunisti e autonomi nella montagna del Cansiglio e nella Sinistra Piave. Proprio in quest'ultima area, tra Conegliano e Oderzo, fu fondata la Brigata autonoma "Fratelli d'Italia", sulla quale elementi comunisti tentarono un'operazione di egemonia politico-militare. Fondatore e comandante della Brigata fu il tenente colonnello Vittorio Premuda che entrò presto in conflitto con una banda partigiana non riconosciuta dal CLN, comandata da Attilio Da Ros "Tigre". Premuda fu attratto in un tranello e assassinato, ma rimase una figura controversa, accusato da alcuni di essere un "nemico del popolo". Il libro cerca di svelare la complessità della resistenza, al di là della retorica che oscura le vicende umane, specialmente le più tragiche.
Cecoslovacchia e Italia. Cent'anni di storia Tazzer Sergio - Kellermann Editore, 2018 - Iteranda
La storia cecoslovacca, dalla prima alla terza repubblica, sino alla liberazione dal regime comunista, con la rivoluzione di velluto e la separazione - anch'essa di velluto - nelle attuali Repubblica Ceca e Slovacchia.
...E continuano a chiamarla grande. Canti, canzoni e musiche 1914-1918. Con CD-Audio Tazzer Sergio Menegaldo Simone Gallo Francesca - Kellermann Editore, 2018 - Iteranda
Il fronte fu una prova così traumatica che produsse esperienze artistiche di vario tipo, ma di esse solo il canto, stante la scarsissima alfabetizzazione del popolo in divisa, poteva trovare larga diffusione. Questo però paradossalmente avvenne in gran parte a guerra conclusa: la malinconia, la rabbia, le paure e i disagi patiti dovevano essere esorcizzati per poter riprendere a vivere. Fu quello, l'immediato primo dopoguerra, il momento topico per l'esplosione del canto di guerra, e sovente scavava per portare alla luce le radici di esperienze popolari, del mondo del lavoro, dell'emigrazione, delle campagne di prima della guerra. Ciò che vogliamo raccontare è proprio la genesi, l'eredità, il portato di memorie di vita, di lotta, di malinconia, di amore antecedente il 24 maggio 1915. Friedrich Schiller è lapidario: "La libertà esiste solo nel regno dei sogni e la bellezza fiorisce solo nel canto". Lo scrive nel 1801. La totalità dei soldati, salvo qualche istruito, non aveva mai letto Schiller e nemmeno sentito nominare, ma il concetto schilleriano per loro era sentito e vissuto con la stessa urgenza, con la stessa profondità, con lo stesso bisogno di ricevere il rancio, quando giungeva, e di bere qualcosa, quando si trovava. E fare in modo di scampare, di campare e di sognare; ma soprattutto di poter tornare dov'erano partiti.