Libri di Antonio Tricomi
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La repubblica delle lettere. Generazioni, scrittori, società nell'Italia contemporanea Tricomi Antonio - Quodlibet, 2010 - Quodlibet Studio. Lettere
Almeno in Italia, quello del progresso democratico pare ormai un progetto decaduto, né sembra più esistere un'autentica civiltà letteraria. E questa seconda implosione, se non è il meccanico risultato della prima eclissi, vi trova però qualche spiegazione e ne riflette diverse dinamiche. Ai nuovi cittadini, ai nuovi letterati, non resta forse che maneggiare i cocci ricevuti in eredità dai padri. La Repubblica delle Lettere indaga quest'emergenza politica e culturale attraverso l'analisi delle opere di alcuni tra gli scrittori italiani più significativi del secondo Novecento e dei giorni nostri. Affinati, Balestrini, Bianciardi, Calvino, Celati, Eco, Pasolini, Saviano, Sciascia, Siti, Tondelli, Volponi: questi e altri autori, sono convocati per offrire al lettore frammenti di un'autobiografia della nazione che trova i suoi capitoli più recenti nel boom economico, nel '68, nell'assassinio di Moro, nel nichilismo degli anni Ottanta, nella discesa in campo di Berlusconi. E anche di film come "Buongiorno, notte", "Gomorra", "Il Divo", è messa in luce la capacità di rispecchiare il vuoto di prospettive che contraddistingue il presente.
In corso d'opera. Scritti su Pasolini Tricomi Antonio - Transeuropa, 2011 - Studi E Ricerche
Amarlo, con generosità, e insieme contraddirlo, con forza. Affrancarsi dal suo mito per riscoprire la reale sostanza della sua opera di geniale bricoleur e inesausto pedagogo. Nel modo in cui tenne la scena pubblica, riconoscere un disperato tentativo di riaffermare il valore civile dell'arte, e della letteratura in specie, ma anche una forma di equivoca, e ancora eversiva, complicità con quel sistema dell'industria culturale che ormai non sembra più permettere a un intellettuale, a uno scrittore, margine di autonomia alcuno. Usarlo, e infine superarlo. A distanza di decenni dalla sua morte, è sempre questo che, con Pasolini, siamo chiamati ambiguamente a fare.