Libri di Nadia Verdile

Bibliografia di Nadia Verdile: tutti i libri in vendita online Storia: specifici eventi e argomenti

LIBRO   9788865507940

Carne viva. Una saga italiana fra Otto e Novecento Verdile Nadia   -  Maria Pacini Fazzi Editore, 2021  -  Storica

Fine Ottocento. Tempo di fame e di stenti. Nel Molise ancora unito all'Abruzzo la povertà era la regola. Dopo gli anni ribelli e tragici del brigantaggio, in quello scorcio di fine secolo, tutto era precipitato nell'oblio delle istituzioni. Padroni da una parte, servi dall'altra. Possidenti, proprietari e braccianti le tre categorie sociali. Tra gli ultimi due quell'universo prodigioso degli artigiani. Pochi e ricchi i primi, pochi e appena in grado di vivere i secondi e gli ultimi, tanti, tantissimi i terzi che per sopravvivere lottavano ogni ora del giorno. Questa è la storia di Concetta e Umberto, figli di un tempo e di una società che marchiavano a fuoco i destini, segnati per sempre dalla scala sociale. In questa narrazione tutto è vero. Persone, nomi, passioni, fatti, viaggi, epiloghi ricostruiti in anni di ricerche. Come in Cristo di è fermato a Eboli, emerge su tutto la società del tempo, la società nei nostri nonni e bisnonni, in cui oggi si può far fatica a immedesimarsi. Ma Loro siamo Noi, in quella che era l'Italia di poco più di cento anni fa, e questo pensiero oggi aiuta a far sentire le proprie radici salde e vive.

€ 15.00
LIBRO   9791257160623

Italiane. Madri Costituenti Verdile Nadia   -  Maria Pacini Fazzi Editore, 2026  -  Italiane

Erano 21. Non nacquero uguali e non lo divennero mai. Alcune vennero alla luce nelle case operaie di Torino o Reggio Emilia, dove il lavoro iniziava prima della scuola; altre in famiglie borghesi o aristocratiche, tra istitutrici e biblioteche; altre ancora in terre di confine, dove lingua e cittadinanza cambiavano con le guerre. Tutte conobbero un punto in cui la vita personale entrò in collisione con la Storia: la povertà, l'esilio, il licenziamento politico, il confino, la guerra, la deportazione, la censura, l'umiliazione legale. È in quel punto che molte di loro iniziarono a pensarsi come soggetti politici. Quasi nessuna arrivò alla politica senza aver lavorato. Il lavoro fu la prima palestra di democrazia e di ingiustizia. La guerra per loro non fu astratta. Le Madri la attraversarono con il corpo. Ci furono le crocerossine e le infermiere; ci furono le staffette e le combattenti; ci furono le deportate. Ci furono le donne che si occuparono di pane, profughi, bambini, sfollati. Arrivarono all'Assemblea Costituente da partiti diversi: comuniste, democristiane, socialiste, indipendenti, dal Fronte dell'Uomo Qualunque. Alcune erano giovanissime; altre avevano alle spalle decenni di lotte. Entrarono quasi sempre in minoranza, spesso isolate, talvolta osteggiate apertamente. Sapevano di essere osservate; sapevano che ogni parola avrebbe pesato anche per le altre donne che non erano lì. Non formarono un blocco unico, ma un fronte trasversale quando era necessario. La Costituzione non nacque da un'idea sola, ma da una trama di interventi concreti, spesso silenziosi, sempre decisivi. Poi, ci furono tre verbi: governare, amministrare, restare. Dopo il 1948 non tutte seguirono la stessa strada. Qualcuna rimase per sempre, qualche altra per un po', qualcuna ancora diede il suo impegno alle istituzioni locali, altre alle associazioni, altre alla scuola. La democrazia, per loro, non coincideva con la carriera. Tra di loro non esistette un solo femminismo. Esistettero femminismi. Diversi, spesso in disaccordo, mai subordinati. Del loro impegno e della loro vita non lasciarono monumenti. Lasciarono articoli di legge, servizi sociali, scuole, diritti, parole che ancora reggono. La Repubblica italiana nasce anche da loro. Non come concessione, ma come opera costruita. E noi, per sempre, saremo grate.

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