Libri di Pasquale Villani
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Rivoluzione e diplomazia. Agenti francesi in Italia (1792-1798) Villani Pasquale - La Scuola Di Pitagora, 2013 - Collezione Vivarium
Mancava un quadro della politica estera francese in Italia nei primi anni della rivoluzione, quando la penisola sembrava ancora lontana dalle preoccupazioni d'Oltralpe. Il lavoro di Pasquale Villani, tuttavia, non è soltanto una ricostruzione delle linee conduttrici e delle prospettive della politica estera francese. La storia diplomatica viene qui intesa e praticata non solo e non tanto come una storia di trattati, di guerre e di paci, ma in tutta la sua ricchezza di storia intera, che riguarda istituzioni, società, cultura e, soprattutto, gli uomini, le loro origini e le loro carriere, i loro modi di vedere e di svolgere le proprie funzioni, le loro reti di relazioni pubbliche e private. Non si può che essere grati all'autore per una ricerca che fornisce un apporto fondamentale non soltanto alla storia della diplomazia francese e dei rapporti tra la Francia e l'Italia nei primi anni della rivoluzione, ma anche alla storia del giacobinismo italiano e delle sue origini.
Gerarchi e fascismo a Napoli (1921-1943) Villani Pasquale - Il Mulino, 2013 - Il Veliero
Il volume racconta la storia del fascismo a Napoli attraverso le sue figure più rappresentative, dai primi passi del regime fino alla drammatica fine del 1942-1943. Dal consolidarsi del regime nel 1924, quasi mai i segretari napoletani della Federazione fascista ebbero più credito e poteri del prefetto. E la storia di Napoli, con un porto importante e un'attività industriale crescente anche nel ventennio fascista non è pienamente comprensibile se non si tiene conto degli elementi riassunti e definiti proprio in quegli anni nei termini di "questione meridionale". Poche sono le personalità che emergono direttamente dalla militanza del partito. Fra queste, la ricerca condotta da Pasquale Villani fa emergere Nicola Sansanelli, per la sua presenza attiva nei primi anni e per l'autorità che poi, sia pur in ombra, conservò; Eduardo Saraceno, che seppe rievocare alcuni momenti dei primi anni con un certo distacco storico; e il più radicale Vincenzo Tecchio, che divenne esperto di economia ed ebbe una visione ampia e aperta dei problemi cittadini. Dopo il 1924 vanno considerati egualmente "gerarchi" i prefetti e i dirigenti prefettizi, tra i quali certamente si distinsero il pugliese Guacci Castelli, che pose le fondamenta amministrative e poliziesche del regime, e il prefetto toscano G.B. Marziali, proveniente dalle fila del partito, che si trovò ad avere un ruolo nelle trasformazioni economiche e che fu visto sempre con favore dalla società napoletana.