Libri di Simona Vinci
Bibliografia di Simona Vinci: tutti i libri in vendita online Letteratura di viaggio
Nel bianco Vinci Simona - Neri Pozza, 2020 - Il Cammello Battriano
«Viaggiare è fuggire il proprio demone familiare, distanziare la propria ombra, seminare il proprio doppio»: così Paul Morand descrive il senso di ogni autentico viaggiare. Una massima che, in un giorno d'aprile, ha spinto Simona Vinci a raggiungere l'immenso corpo di ghiaccio sulla testa della Terra, quel gigantesco, infinito cuscino bianco di tremila metri di profondità chiamato Artico. Un luogo dove la Natura è potente e imprevedibile, dove l'isolamento è una condanna e una sfida quotidiana, dove si è in balia delle intemperie, della neve, del vento, degli animali feroci, del freddo e delle proprie paure. Un luogo apparentemente ideale per distanziarsi da sé stessi e accettare l'imprevisto qualunque esso sia, persino «quello di non sapere più di preciso chi si era prima di partire». Questo libro è il puntuale resoconto di questo viaggio, «innescato - come scrive Marzio Mian nella prefazione - dal richiamo della bellezza assoluta o dal bisogno di chiudersi nella più blindata fortezza di solitudine al mondo». È perciò la narrazione di questa bellezza, dei fiordi ghiacciati, delle rocce a picco sul mare dov'è possibile contemplare gli iceberg e le isole di ghiaccio. Ma è anche il racconto di un mondo in cui le etnie che lo abitano, dalla Groenlandia alla Siberia, pressate dall'avanzata della modernità, hanno abdicato ai loro modi di vita millenari. Parafrasando Lévi-Strauss, come suggerisce Mian nella prefazione, questo libro avrebbe anche potuto intitolarsi "triste Artico", poiché mostra, con sorprendente anticipo, ciò che è diventato chiaro oggi: che il vortice della Storia, ha risucchiato l'Artico dalla periferia del tempo e lo ha travolto.
Nel Bianco Vinci Simona - Rizzoli, 2009 - 24/7
Appoggiata al parapetto di un battello che solca le acque tropicali della Sierra Leone, tra i suoni del krio, zanzare, odore di olio bruciato e buccia d'arancia, Simona Vinci sente tornare, incongrua, la sua ossessione infantile per il bianco abbagliante dei poli, per gli orizzonti sconfinati dell'Artico. Le immagini che la accompagnano settemila chilometri a nord di Freetown sono popolate di orsi bianchi, cani da slitta, tempeste di ghiaccio e distese di neve. E questo che pensa di trovare sbarcando in un minuscolo villaggio di millenovecentotre abitanti nel cuore della Groenlandia dell'est. Tasiilaq: un nome che significa "come un lago immobile". E, sì, di movimento ce n'è poco in questo microcosmo fatto di due supermercati, tre strade, un unico incrocio e una scuola. ' Nessuna traccia delle avventure di cui traboccano i racconti di Jack London. Il Grande Nord, quello vero, è un'altra cosa: domeniche pomeriggio a pesca sul fiordo ghiacciato, la spesa al supermercato dove la verdura arriva ogni dieci giorni, la ricerca disperata di qualcuno che parli un po' di inglese. Il Grande Nord ha il suono del vento che fischia nel nulla e delle urla di ubriachi nella notte, delle risate di adolescenti disorientati e delle chiacchiere sommesse di vecchi che si aggrappano a talismani di corno di narvalo come a frammenti di un mondo che finisce. Il Nord è silenzio minerale. E solitudine. E ricerca del proprio posto nel mondo.