Libri di Carlo Yriarte
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Istria. Il Golfo del Quarnero e le sue isole Yriarte Carlo - Biblioteca Dell'immagine, 2014
Il vestire delle donne varia all'infinito: quanti villaggi, tante mode diverse; allettano l'occhio le graziose acconciature del capo; la maggior parte nascondono i capelli sotto ampii drappi bianchi, ornati di trine e di ricami a traforo, che ne incorniciano le brune fisionomie; ma alcune mostrano altresì le treccie intessute di cordoncini bianchi, verdi o rossi. Le Fienarole scendono a una a una, lentamente, faticosamente, curve sotto un fascio così enorme, da parer delle biche in moto; la parte superiore della persona è scomparsa sotto la massa del fieno, e vedete soltanto le gambe nude e abbronzate, che paiono agire da sole. Sono partite prima di giorno, per portar al mercato il fieno raccolto a grande stento nelle fessure delle rupi, affine di metter insieme il fascio. Così ripiegate, ansanti sotto il peso, hanno camminato quattro ore; giunte agli archi del Terzato, hanno addossato un istante ai pilastri il carico, si sono inginocchiate davanti alla Madonna, e ben presto hanno proseguita la strada fino alla piazza Urmeny, dove rimarranno ad aspettar di vendere il fieno. Portarlo indietro sarebbe impossibile; il prezzo solito è poco meno d'un fiorino, ma se la sorte non le ha favorite, lo daranno per nulla. Restano là serie, silenziose, rannicchiate a' piedi del loro fascio, senza far un gesto, e aspettando il compratore.
Montenegro Yriarte Carlo - Biblioteca Dell'immagine, 2014
"Una servetta accorta, certamente Dalmata e della costa mi designa il solo posto vacante, e io siedo, undecimo, in mezzo a dieci Montenegrini d'aspetto burbero, quasi tutti d'altissima statura, coi capelli lunghi, i baffi bruni, la maggior parte decorati di medaglie commemorative, e tutti con un vero arsenale alla cintura! Neppur uno depone le armi per mettersi a tavola. Quando portano il primo piatto, una specie di ragù colle patate, uno de' Montenegrini, che vuol certamente farmi onore, mi designa duramente col dito, affinché mi servano pel primo. Conto ventiquattro pistole in quelle dieci cinture. Tutti i commensali tengono in testa la berretta: portano la gugna bianca col panciotto rosso ricamato d'oro; alcuni hanno ricami neri sul fondo color di robbia. Questi signori bisbigliano esaminandomi; uno domanda alla serva se io parlo il serbo; capisco ch' ella mi crede italiano, perché comunico con lei in questa lingua, e con una parola, Fransuski, reclamo la mia nazionalità. Mi pare che le fisionomie si rischiarino, ma il gesto è duro, e mi sento a disagio. Il desinare continua, col yatagan tagliano a pezzi un mezzo montone cotto alla graticola, e il formaggio nazionale completa il pasto. Le pipe si accendono, i Montenegrini..."
Dalmazia Yriarte Carlo - Biblioteca Dell'immagine, 2014 -
Ei tiene la Guzla tra le ginocchia, come fosse un violoncello, e preludia con delle voci di testa di tono altissimo; a poco a poco, la folla gli si aggruppa intorno; i presenti dapprima ascoltano con indifferenza, accudiscono intorno al cantatore alle faccende domestiche, lo disturbano, vanno, vengono, passano, entrano, escono; ma la sua voce si scalda, e gli astanti si raccolgono, si forma il circolo, i passanti si fermano; se uno entra, lo fa con precauzione, e tutti si allogano in atteggiamenti svariatissimi, e si mettono ad ascoltare gravemente. Alcuni stanno ritti in piedi contro le pareti; altri, stesi su sacchi, accoccolati, seduti alla turca, rimangono immobili e muti; nessuno apre la bocca; se un passeggiero, assetato, vuol che gli servano il caffè o la bevanda del luogo, si accontenta di fare un segno. La voce del cantore intanto si è alzata, egli si eccita e i suoi occhi fluttuano; il verso slavo è rotto da singhiozzi singolari, che accentuano ciascuna frase del canto: non è certo musica, e direi volentieri che non c'è né melodia, né armonia, né forma, né suono; con tutto ciò la melopea uniforme ha un non so che d'attraente, di malinconico, di cupo, con dei lampi talvolta e degli accenni di trionfo. E come la storia del popolo, pieno di tristezza e di speranza; è la loro Iliade, la loro Odissea, il loro romancero; a volte è altresì un'antologia e un idillio, un epitalamio o una canzone, il riflesso della vita, la sua storia in versi, il racconto delle sue leggende, la glorificazione de' suoi eroi.