Libri di Cur Zazzera Francesco Spadaro Micco Gargiulo
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Diari di Napoli, il manoscritto di Zazzera e gli omissis inediti svelati. 1619. Vol. 7: Il vicerè recluta Galileo Galilei e ostacola il viaggio di san Lorenzo (1 gennaio-31 dicembre 1619) Zazzera Francesco Spadaro Micco Gargiulo D. (Cur.) - Abe, 2025
Il vicerè pronto a rivoltare il regno? E tratta ora con il doge, ora coi Savoia, mentre i religiosi vogliono l'ok sul Carmine e i beni di Nocera dei Pagani. In questo volume si affronta la crisi che colpì Ossuna, preso dal timore di essere sostituito ad horas perfino da ex nemici come il Principe di Savoia, essendo stato accusato di volersi impadronire del Regno. Ma potrebbe farlo accordandosi in segreto egli stesso ora con i Savoia, ora con Firenze, ora con i Francesi. Gaspare Spinelli, la spia di Venezia parla troppo e Frà Lorenzo, inviato della città, a portare imbasciata al Re sventa un attentato: Ossuna, deluso dal suo stesso Re, è pronto a trattare perfino con Venezia, offrendo Terre, piazze e il Porto di Brindisi, ma ecco una prova di amicizia proprio dai Savoia, che lo metteva in guardia di non tornare in Spagna per non essere ucciso. A Parigi erano più che sicuri che Ossuna stessa per ribellarsi, fomentato nientemeno che dai Savoia. Il bottino dei corsari di Napoli su Venezia aumenta ogni volta di più, ma Ossuna rischia, anche perché la stessa città dichiara decaduto il suo eletto. Intanto, Ottavio d'Aragona al comando dall'armata partenopea, va contro Venezia e la città si prepara a fare il donativo al Re, mentre il Cardinale Borghese scrive al Papa per continuare a intercedere per far calmare il Viceré e la Serenissima, che perse una nave, bottino degli Uscocchi, rifugiatisi a Napoli, nella speranza di trattare col sovrano la sua riconferma e continuando a concedere grazie ai popolani. Il Cardinale Bentivoglio scrive che perfino la Francia ormai vuole la testa di Ossuna, ricettatore del bottino veneto e dei corsari Uscocchi, trattenendo stretti i vascelli sequestrati, temendo una guerra scellerata come quella alimentata dal Toledo governatore di Milano contro i Savoia. Il dottor Genoino, eletto del comune favorito dal Viceré, viene deposto e sostituito col dottor Carlo Grimaldi, mentre il dottor Antonio Caracciolo, mentre se la spassava con una bella, venne carcerato in mutande.
Diari di Napoli, il manoscritto di Zazzera e gli omissis inediti svelati. I parte 1618. Vol. 5: Il più grande galeone della storia come arma segreta. Vanno di moda le feste private nei palazzi coi comici Lombardi (1 gennaio-30 giugno 1618) Zazzera Francesco Spadaro Micco Gargiulo D. (Cur.) - Abe, 2025
I Savoia avvelenano l'acquedotto col cianuro a carnevale, ma il popolo va in gita a S.Maria di Pugliano per Pasqua, poi all'Arco e Somma, e fa festa per il Sangue di S.Gennaro. Il Duca di Ossuna era diventato un uomo scomodo, atteso che già girasse voce dell'interim affidato al Cardinale Borgia, in attesa dell'arrivo del Conte di Sardegna al suo posto per nuovo Viceré. Intanto muore il Principe di Avellino in Caravaggio, dove lo aveva mandato il governatore di Milano, pagato da quel Marchese. E in effetti Don Pietro se la prende un po' con tutti, ora con Cacciadenti perché in Sicilia gli ruppe un dente, o il suo cavallerizzo per una parolaccia al Principe di tarsia, ma la città è piena di delinquenti, come il ladro della corona d'argento e una collana d'oro di S.Maria delle Grazie a S.Agnello, così i Verginiani che beccarono un frate laico che custodiva nella sua cella la corona di coralli rubata durante l'incendio insieme agli anelli staccati con le dita e gli orecchini con le orecchie dal corpo dei santi. Intanto il 6 gennaio è festa, la Pasqua dei Re Magi, con l'usanza di mascherarsi a cavallo e a piedi, realizzando per strada una sorta di quadri di moda tradizionale, come i soldati di Cillo del Tufo usciti in abito di campagna, giostrando a fare il trenino, con qualche imprevisto come lo sparo alla gamba del Principe di Conca. Ma la festa delle monache alla Croce di Lucca e quelle alla Sapienza mette tutti d'accordo, specie per la pace di Milano conclusa in Spagna, annunciando il Viceré il matrimonio fra il Marchese de Pigna e la duchessina di Orea, snobbando il Duca di Cardinale, ma premiando gli sposi nipotini di Cavaniglia sdraiato accanto alla fortunata, richiamando Troiano Gattola e Giovan Tomase Spina, mentre tutti i cavalieri svaligiarono la tavola lasciando le dame a bocca asciutta. Altre feste seguirono e le commedie in Casa degli sposi Cavaniglia. Intanto finisce in galera a opera del grassiero un macellario che metteva la carne di cane nelle salsicce, burlato con una testa di cane appesa al collo, e Ottavio Scrivella, fratello di Onorato Troilo, disertore da Milano, frustato con un suo fedele, e poi impiccato. Il regente Lopes spara a Diomede Carafa, e il Viceré fa visita a Donna Lué Pagina, moglie del governatore di Capua, e poi alla Principessa di Scilla in visita alla Madonna del Loreto, promessa sposa di Paolo Giordano Orsino Duca di Bracciano, al posto della sorella del Duca di Gravina, che tentò di recuperarla con un banchetto il Duca di Sermoneta, il quale, rifiutato, tornò con la figlia del Principe di Caserta. Intanto ci sono visite da Lecce col Marchese de Marigliani e da Genova col Parchese Pineli che schiaffeggiò un Lomellino e girò armato con una comitiva, benché fosse contrario suo cognato Principe di Geraci. Don Innico Siscara, appena giunto da Roma, fu derubato di 1500 ducato d'argenteria nella sua camera del convento a San Pietro ad Aram; meglio che essere ucciso come il Barnaba commendatario di Santo Stefano, o picchiati come Fabrizio Carafa da un ladro cordiato per strada da un nipote di Longobardi. Si sposa Pietrantonio Caravita, elevato il Principe di Morcone in provincia, premiato Cesare Alderisio per un negozio e festa al porto per la nascita del nuovo galeone privato. Si chiuse così gennaio, con la morte del di Sangro Duca di Casacalenda e del segretario vicereale Cesare, e le pretese di Nicola Maria de Somma, Principe di Colle, che per non sentirsi chiamare eccellentissimo da un dottore nell'udienza all'AGP, gli tirò un campanello che lo scansò e spaccò la testa a un povero vecchio.
Diari di Napoli, il manoscritto di Zazzera e gli omissis inediti svelati. II parte 1618. Vol. 6: Congiura di Venezia e Suor Isabella governatrice di monache a Pozzuoli e S.Ignazio. (1 luglio-31 dicembre 1618) Zazzera Francesco Spadaro Micco Gargiulo D. (Cur.) - Abe, 2025
A Capua arriva l'ordine di far mozzare la testa al capitano Lanfranco d'Alois (sostituito da Franceso d'Ocampo) e, qualora non si trovasse il boia, anche da un chianchiere; a Roma salta il capo a un fedele del cardinale veneziano Priuli per furto di argenteria in casa del Cardinale Aldobrandini: a Venezia il Doge fa fuori le prime due spie napoletane, sospettate di voler tornare a casa, ma salvate dall'ambiguo ambasciatore. A Napoli intanto cade da una carrozza carica di cavalieri provenienti da Giugliano l'avvocato Antonio Caracciolo, si sposa il Duca di Sermoneta con la figlia del Principe di Caserta, e il Duca di Nocera parte per Vicario generale nelle province di Calabria, dove Titta Caracciolo de Alfonzetto, governatore de Catanzaro, merita rischia la galera, così come ha fatto in Abruzzo, il Duca de Barrea col far carcerare il suo capitano di guerra. Tempi duri ma il Viceré che ora se la spassa a Pozzuoli, appoggiato dalla Signora Isabella Tuttavilla governatrice del posto, finendo molto preso dalla gran delettazione con le foretane, e altri, come Nardo Calabrese e Giuseppe Muscettola, sposano chi la Principessa di Scilla e chi la figlia del giudice Macedonio, rimasta orfana di madre, con banchetto dei Caputo a Posillipo e furto serale con bastonate al padrone. Don Ottavio d'Aragona sembra l'unico in campo quando egli stesso sferra un attacco all'armata Turca, che ha raggiunto più di cento imarcazioni, e la Città elegge a nuovi deputati comunali Carlo Grimando, Ottavio Rosso, Aniello de Massa, Cavarretta, Crescolo, e un altro. A Napoli ormai si litiga per un nonnulla. I nipoti del medico Quintio Buongiovanni e i figli del dottore Ristando si afferrarono a coltellate su chi dovesse togliersi il cappelo all'uscita della commedia; in Vicaria, se non il Reggente Alderisio, litiga il dottor Donato Antonio de Graliis con Cesare Frezza sui processi e il consigliere Ferrante Brancia viene frustato, proprio mentre si uccide uno alla Strada dei Librari, a San Ligorio, e un altro a San Lorenzo. Ma anche sui soldi della Piazza di Portanova è scontro fra il presidente de Ponte e il consigliere Saran, né mancano le raccomandazioni del reggente Carlo Tappia per il dottore Giuseppe Gaudio, dichiarato inabile agli uffici. Ma ma il mese si chiude con la festa per Ignazio Loyola, fondatore dei gesuiti, sistemato nella sua cappella al Gesù dagli ufficiali della Vicaria esentati dal lavoro, al quale fece voto il giovane Brancaccio, per la gioia dei seguaci con i quali pranzò il Viceré per festeggiare sia il beato, prossimo a santo, e sia la fine del suo secondo anno di mandato a Napoli, pregno di amanti, successi e mortificazioni per Venezia.