Libri di Desi

Bibliografia di Desi: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Il Tridente Campus con argomento Psicoterapia

Prossime uscite su PSICOTERAPIA

Libri previsti in uscita su Unilibro.it:

  • 9788862380379 Dalla V/verità al Tu. La sua invisibile presenza
  • 9788857550817 Diamanti grezzi. Vol. 2: Manuale psicoeducativo del trattamento del disturbo di personalità borderline. Programma strutturato per il paziente
Atque. Il mito dell'empatia. Prospettive critiche libro
-5%
LIBRO   9788871867977

Atque. Il mito dell'empatia. Prospettive critiche Pieri P. F. (Cur.)  Desideri F. (Cur.)   -  Moretti & Vitali, 2020  -  Il Tridente. Campus

I contributi raccolti da questo fascicolo di "Atque" provengono da un vasto panorama di conoscenze: dall'estetica alla filosofia, dalla storia delle scienze cognitive alla letteratura, dalla riflessione fenomenologica alla psicoterapia analitica junghiana e sono impegnati nella riflessione critica attorno al concetto di "empatia". Dal senso greco di empatheia come esperienza psicoestetica sotto il segno della passività e quindi tendenzialmente psicopatologica (Plutarco, Plotino, Galeno, Aristotele) si è passati alla moderna Einfühlung come atteggiamento intenzionale estetico-psichico che dispone tout-court alla comprensione dell'altro per via intraemozionale sino ad assurgere, nella vulgata, a modello di rapporto umano. Questo passaggio di senso sviluppa una serie di domande approfondite dagli autori, tra le quali: in che misura è possibile una relazione empatica come immedesimazione nel sentire dell'altro? Non vi è forse in tale assunzione un mito da ripensare? Testi di Fabrizio Desideri, Massimiliano De Villa, Mauro La Forgia, Andrea Lanza, Massimo Marraffa, Felice Masi, Massimo Palma, Luca Pinzolo, Amedeo Ruberto, Silvano Tagliagambe, Antonino Trizzino.

€ 20.00 € 19.00
Atque. Volontà. Una sfida contemporanea libro
-5%
LIBRO   9788871867069

Atque. Volontà. Una sfida contemporanea Desideri F. (Cur.)  Pieri P. F. (Cur.)   -  Moretti & Vitali, 2018  -  Il Tridente. Campus

Tra i concetti classici del pensiero filosofico e psicologico quello di "volontà" appare oggi uno dei concetti più interrogati e messi in questione nei suoi assetti tradizionali, a partire dallo stress e alla revisione cui tali assetti sono sottoposti da parte delle nuove scienze della mente e del cervello. Anzitutto, a essere posta in questione è proprio l'autonomia della volontà, il suo essere "causa sui" a differenza di ogni altro fenomeno naturale. Questo, sia nella concezione razionale (l'autonomia della volontà come effetto della ragione) sia nella versione per così dire decisionista e volontarista (l'autonomia della volontà come quanto riesce a sbloccare i dilemmi del puro pensare). Secondariamente, si osserva come la volontà tragga motivo e addirittura sorga da complessi e stati emozionali, talvolta in conflitto al loro interno. Come se l'autonomia della volontà non fosse altro che l'affermarsi di uno stato emozionale su altri. Un terzo aspetto di problematizzazione della volontà è quello relativo ai suoi correlati neurali e ai circuiti cerebrali che coinvolge. Qui uno dei temi più scottanti diviene quello del rapporto tra volontà e coscienza, nel presupposto che quest'ultima (come hanno mostrato i fondamentali studi di Libet) giunge sempre dopo che una decisione è stata presa. A questo punto diviene quanto mai attuale, per quanto difficile da tracciare, la distinzione tra il volontario e l'involontario: quanto siamo signori e responsabili delle nostre azioni e quanto, invece, queste sono conseguenza (mediata talvolta in maniera sofisticata) da processi ed eredità culturali, sollecitazioni ambientali e scelte "storiche" precedenti, non solo di tipo individuale. In pratica, a venir messa in questione è la stessa nozione di soggetto autonomo e responsabile, soprattutto perché si ritengono impraticabili le soluzioni dualiste e intrinsecamente aporetiche quelle riduzionistiche (...). Siamo così esposti a un duplice dilemma. Da un lato, la volontà pare traballare nella sua autocostituente autonomia fino a dissolversi in qualcosa di storicamente divenuto ovvero nella ricostruzione di un processo che si è alimentato di una pluralità di fattori sia endogeni (emozioni, impulsi, frustrazioni, desideri) sia esogeni (contesti, culture, determinazioni di ordine genetico e, più in generale, biologico). Dall'altro, il nesso concettualmente fondante tra volontà e intenzione consapevole pare dissolversi nel gioco pragmatico delle attribuzioni e linguistiche e delle negoziazioni sociali. E a partire da questo quadro problematico e da tali sollecitazioni, che il presente numero di Atque raccoglie contributi che intervengono sia sulla genealogia filosofica del concetto classico di volontà (...) sia sulla complessa soglia rappresentata dal modo con cui la questione della volontà è ripresa e revisionata in vari ambiti: dalla filosofia alle neuroscienze, dalle scienze cognitive alla filosofia della mente e ai saperi psicoanalitici.

€ 16.00 € 15.20
Atque. L'opacità dell'oggettuale libro
-5%
LIBRO   9788871866543

Atque. L'opacità dell'oggettuale Desideri F. (Cur.)  Pieri P. F. (Cur.)   -  Moretti & Vitali, 2016  -  Il Tridente. Campus

Questo fascicolo di "Atque" riflette sull'intrinseca, originaria e fondamentalmente positiva, opacità del reale. Ovvero sul carattere di opacità e insieme di concretezza delle cose, delle persone, degli eventi a cui, d'altronde, varie pratiche di studio e riflessione sembrano ormai rinviare: dalla percezione all'attenzione, dal darsi del dentro e del fuori, alla relazione tra mente e corpo e tra soggetto e oggetto. Opacità degli oggetti fisici e della materia delle cose: materialità, attrito, resistenza, persistenza, "quel che resta", "il soggetto sottostante" non fanno altro che comporre un corollario della opacità delle cose - così come esse appaiono nel nostro campo visivo. D'altronde, nella visibilità - nel gesto della visione che accompagna il nostro situarci nel mondo - le cose, le persone, le situazioni si dispiegano nella nostra vita proprio per il loro carattere opaco e insieme concreto. In forma di domanda: a) riusciamo, e come, ad abitare le cose che ci sono (che si danno ai nostri occhi) ma che, come tali, si mostrano nei loro caratteri di opacità positiva e concretezza piena? b) come possono procedere i nostri discorsi senza mettere in scena una eterna vittoria della mediazione linguistica e, più in generale, simbolica sulla opacità delle cose, per cui - ogni volta rinviandovi - riescano a non dire di più di quel che nel loro dire tacciono? c) si può infine affermare che proprio resistendo nella loro opacità, le cose sono ciò che danno luogo al patico?

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