Libri di Paul Auster

Bibliografia di Paul Auster: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Frontiere Einaudi Saggistica

Chi cerca i libri di Paul Auster scopre una narrativa postmoderna ricca di riflessioni esistenziali, coincidenze bizzarre e metanarrazione. Seguire i libri in ordine cronologico di Paul Auster permette al lettore di immergersi nell'evoluzione del suo stile, passando dalle atmosfere noir dei primi lavori alle strutture complesse e frammentate che caratterizzano la sua intera produzione letteraria.

Biografia dell'autore

Paul Auster nasce a Newark nel 1947. Dopo gli studi alla Columbia University, vive a Parigi lavorando come traduttore e poeta. La sua esperienza europea influenza profondamente la sua prosa, intrisa di influenze filosofiche e letterarie. Autore prolifico, si è affermato come una delle voci più originali della letteratura americana contemporanea, ricevendo numerosi riconoscimenti internazionali e il titolo di Commandeur de l'Ordre des Arts et des Lettres. Paul Auster è scomparso nel 2024, lasciando un'eredità letteraria che continua a interrogare il rapporto tra caso e identità.

Stile di scrittura

I libri di Paul Auster si distinguono per un tono introspettivo e la capacità di trasformare la realtà quotidiana in un labirinto enigmatico. È noto universalmente per la Trilogia di New York, un'opera pilastro che decostruisce il genere poliziesco trasformandolo in una ricerca ontologica sull'Io. I suoi protagonisti, spesso scrittori solitari o uomini in cerca di redenzione, navigano tra le coincidenze del destino. Elementi ricorrenti come i taccuini smarriti, i doppi speculari e la città di New York diventano veri e propri personaggi che catturano i lettori attraverso un gioco costante tra finzione e autobiografia.


Una nazione bagnata di sangue libro
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LIBRO   9788806257613

Una nazione bagnata di sangue Auster Paul   -  Einaudi, 2024  -  Frontiere Einaudi

Perché gli Stati Uniti, la ricca, meravigliosa terra della libertà e delle opportunità, sono anche il Paese più violento del mondo occidentale? Paul Auster si è interrogato a lungo su questo paradosso e nell'ultimo libro della sua vita, quasi a ideale testamento, si è destreggiato tra ricordi privati e memoria collettiva per andare al cuore del dilagante fenomeno della diffusione di armi negli Stati Uniti e dei sanguinosi massacri che ne sono scaturiti. Mute testimoni della scena del crimine, le fotografie di Spencer Ostrander accompagnano le sue parole ritraendo i luoghi delle stragi in tutta la loro normalità. Scatti in bianco e nero, senza alcuna presenza umana, perché di umano non è rimasto più nulla. Pistole giocattolo e film di cowboy: per molti bambini cresciuti negli anni Sessanta, americani e non, erano questi gli ingredienti di un'infanzia passata a imitare gli assalti agli accampamenti Indiani e le sparatorie tra valorosi sceriffi e malvagi pistoleri. Non meno diffusa era la consuetudine di imparare a usare un fucile per andare a caccia. Talentuoso tiratore fin dalla tenera età, Paul Auster ha conosciuto anche l'altra faccia delle armi - non strumenti di gioco o di pratica sportiva, bensì di distruzione - quando ne ha scoperto i segni indelebili all'interno della famiglia paterna: sua nonna aveva ucciso il marito, suo nonno, con due colpi di pistola. Questo episodio di inspiegabile violenza fornisce lo spunto per un'acuta riflessione critica su un'America dove la presenza di armi è ormai dilagante. A partire dallo sterminio della popolazione indigena in epoca coloniale, attraverso la condizione di schiavitù spietatamente imposta a milioni di africani, fino all'onnipresente notizia di sparatorie di massa tra i titoli del giorno, Auster prova a spiegare a se stesso e al lettore i motivi dell'uso e dell'abuso di armi da fuoco, e anche la fascinazione che esercitano ancora nell'immaginario collettivo americano. In un registro contabile di profitti e perdite, se la prima colonna riporta il crescente numero di armi in circolazione negli Stati Uniti, la seconda mostra in negativo la catastrofica cifra dei morti d'arma da fuoco dal 1968 a oggi. Numeri che rappresentano uomini, donne, adolescenti, bambini, persino neonati. E come un coro greco, muto testimone della scena del crimine, le fotografie di Spencer Ostrander ritraggono i luoghi delle stragi in tutta la loro quieta e squallida normalità. Luoghi quotidiani, comuni, talvolta brutti e banali, ma non per questo meritevoli dell'orrore a cui hanno assistito. Luoghi riproposti in scatti in bianco e nero, senza mai alcuna presenza umana, perché di umano non è rimasto più nulla.

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