Libri di Sergio Luzzatto
Bibliografia di Sergio Luzzatto: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Einaudi Storia Storia: specifici eventi e argomenti
Prossime uscite della collana Einaudi Storia
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9788806272258 Segreti e lacune. Le stragi tra servizi segreti, magistratura e governo
I bambini di Moshe. Gli orfani della Shoah e la nascita di Israele Luzzatto Sergio - Einaudi, 2019 - Einaudi Tascabili. Storia
Sergio Luzzatto racconta qui l'avventura di un numero sorprendente di bambini ebrei, scampati alla Soluzione finale e rifugiati nell'Italia della Liberazione: circa settecento giovanissimi polacchi, ungheresi, russi, romeni, profughi dopo il 1945 tra le montagne di Selvino, nella Bergamasca. E racconta l'avventura di Moshe Zeiri, il formidabile ebreo galiziano che, ponendosi alla guida dei bambini salvati, consentirà loro di rinascere da cittadini del nuovo Israele. Questa è la storia di una redenzione. Tragicamente privati di una famiglia, di una casa, di una lingua, irreparabilmente derubati di ogni loro passato, gli orfani della Shoah vedono dischiudersi, grazie agli emissari sionisti, la prospettiva di un futuro nella Terra promessa: un futuro da costruire tutti insieme, maschi e femmine, come in una grande famiglia riunita in un «kibbutz Selvino». I bambini di Moshe sono orfani della Shoah rinati alla vita nell'Italia della Liberazione. Sono giovanissimi ebrei d'Europa centrale e orientale sfuggiti allo sterminio nazista, che nel 1945 hanno incontrato un uomo come Moshe Zeiri: il militante sionista che fondò e diresse a Selvino, nella Bergamasca, l'orfanotrofio più importante dell'Europa postbellica. Falegname per formazione, teatrante per vocazione, Moshe faceva parte di un piccolo gruppo di ebrei a loro volta originari dell'Europa centro-orientale. Giovani immigrati in Palestina negli anni Trenta, che fra il 1944 e il 1945 hanno risalito l'Italia come soldati volontari nel Genio britannico, per cercare di salvare il salvabile. Se non il loro «mondo di ieri», la civiltà yiddish irrimediabilmente distrutta, almeno gli ultimi resti del popolo sterminato. Dopo il drammatico suo incontro con i bambini sopravvissuti, Moshe Zeiri li organizza a Selvino in una specie di repubblica degli orfani, e attraverso l'educazione sionistica li prepara a una seconda vita. Non più la vita rassegnata delle vittime, «laggiù», nelle terre di sangue della Soluzione finale, ma la vita libera e forte dei coloni di Eretz Israel, nella Terra promessa. D'altra parte, la storia dei bambini di Moshe è anche la storia di un'illusione. Perché dopo la guerra d'indipendenza del 1948, l'utopia del «kibbutz Selvino» avrebbe finito per scontrarsi, nello Stato di Israele, con la realtà di nuovi (e brutali) rapporti di forza.
I bambini di Moshe. Gli orfani della Shoah e la nascita di Israele Luzzatto Sergio - Einaudi, 2018 - Einaudi. Storia
Sergio Luzzatto racconta qui l'avventura di un numero sorprendente di bambini ebrei, scampati alla Soluzione finale e rifugiati nell'Italia della Liberazione: circa settecento giovanissimi polacchi, ungheresi, russi, romeni, profughi dopo il 1945 tra le montagne di Selvino, nella Bergamasca. E racconta l'avventura di Moshe Zeiri, il formidabile ebreo galiziano che, ponendosi alla guida dei bambini salvati, consentirà loro di rinascere da cittadini del nuovo Israele. Questa è la storia di una redenzione. Tragicamente privati di una famiglia, di una casa, di una lingua, irreparabilmente derubati di ogni loro passato, gli orfani della Shoah vedono dischiudersi, grazie agli emissari sionisti, la prospettiva di un futuro nella Terra promessa: un futuro da costruire tutti insieme, maschi e femmine, come in una grande famiglia riunita in un «kibbutz Selvino». I bambini di Moshe sono orfani della Shoah rinati alla vita nell'Italia della Liberazione. Sono giovanissimi ebrei d'Europa centrale e orientale sfuggiti allo sterminio nazista, che nel 1945 hanno incontrato un uomo come Moshe Zeiri: il militante sionista che fondò e diresse a Selvino, nella Bergamasca, l'orfanotrofio più importante dell'Europa postbellica. Falegname per formazione, teatrante per vocazione, Moshe faceva parte di un piccolo gruppo di ebrei a loro volta originari dell'Europa centro-orientale. Giovani immigrati in Palestina negli anni Trenta, che fra il 1944 e il 1945 hanno risalito l'Italia come soldati volontari nel Genio britannico, per cercare di salvare il salvabile. Se non il loro «mondo di ieri», la civiltà yiddish irrimediabilmente distrutta, almeno gli ultimi resti del popolo sterminato. Dopo il drammatico suo incontro con i bambini sopravvissuti, Moshe Zeiri li organizza a Selvino in una specie di repubblica degli orfani, e attraverso l'educazione sionistica li prepara a una seconda vita. Non più la vita rassegnata delle vittime, «laggiù», nelle terre di sangue della Soluzione finale, ma la vita libera e forte dei coloni di Eretz Israel, nella Terra promessa. D'altra parte, la storia dei bambini di Moshe è anche la storia di un'illusione. Perché dopo la guerra d'indipendenza del 1948, l'utopia del «kibbutz Selvino» avrebbe finito per scontrarsi, nello Stato di Israele, con la realtà di nuovi (e brutali) rapporti di forza.
Il primo fascista. Storia e leggenda di un precursore Luzzatto Sergio - Einaudi, 2026 - Einaudi. Storia
Certi personaggi del passato - anche quelli oggi più dimenticati - sembrano fatti apposta per essere riscoperti, e per invadere la scena del nostro presente. Nel picaresco racconto di Sergio Luzzatto, a rivivere è un avventuriero francese del tardo Ottocento. Risoluto e infido, carismatico e violento, il marchese di Morès percorre le strade della modernità, dall'Europa all'America, dall'Asia all'Africa, con la baldanzosa energia e l'insidioso bagaglio di un crociato medievale. A conti fatti, la sua breve esistenza si rivelerà quella di un fallito seriale: le visionarie sue iniziative di imprenditore capitalista e di esploratore colonialista, di agitatore antisemita e di leader populista verranno tutte accomunate dal destino dell'insuccesso. Ma morire da perdenti è spesso la sorte dei pionieri. Nel caso di Morès, un pioniere del fascismo. Storia inquietante di una vita inquieta, "Il primo fascista" illustra di quante tessere sia composto il mosaico delle pulsioni reazionarie che a tutt'oggi ci circondano. Le radici teoriche e pratiche del fascismo affondano nella Francia di fine Ottocento. Senza attendere il Novecento, né l'Italia di Benito Mussolini, già nella Parigi fin de siècle gli uomini della «destra rivoluzionaria» perseguirono l'obiettivo di compiere una rivoluzione politica, intellettuale, morale, ma non sociale ed economica; di conservare il liberismo, l'economia di mercato, rigettando il liberalismo, i valori della democrazia. Risalendo lungo queste radici, Sergio Luzzatto incontra il marchese di Morès e riconosce in lui - sotto le vesti ora pittoresche, ora grottesche di un eroe da cappa e spada - colui che per primo provò a maneggiare la peculiare miscela di odio razziale, di presunta solidarietà interclassista, e di violenza paramilitare organizzata, cui Mussolini avrebbe dato il nome di «fascismo». Morès si fece le ossa da suprematista bianco lontano dalla Francia, nelle praterie del Far West e nella giungla d'Indocina, inseguendo il mito moderno e muscolare della ferrovia. Poi, come uno strano «marchese socialista » si impose sulla ribalta politica di Parigi con l'arte del circuire e dell'intimidire, del prevaricare e del falsificare, sino a divenire l'anima occulta della macchinazione antisemita passata alla storia come l'«affaire Dreyfus». La sua avventura si concluse nelle sabbie del Sahara: massacrato dai tuareg, che aveva sperato di coinvolgere in un'alleanza cristiano-islamica contro i perfidi giudei. Allora prese corpo la leggenda di Morès, fino alla sua rivincita postuma nella Francia dell'occupazione nazista.