Libri di Franco Piol
Bibliografia di Franco Piol: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Fuori Collana Raccolte di poesia di singoli poeti
Prossime uscite della collana Fuori Collana
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791282506021 Cronologia di una vita dal vivo
- 9791281956490 La festa del mio temporale
- 9791281956483 Sicilia segreta. Atlante sentimentale dell'isola
- 9791281956346 Messina è una vertigine. Sopralluoghi e discorsi sul paesaggio
- 9791281936072 Il caso Charlie Kirk. Uno sparo dal buio
- 9791281936041 Miti e segreti del GP di Monaco
- 9791281640184 Il giorno migliore di sempre
- 9791281202917 Vaticano inconfessabile
- 9791281202900 Doganieri e finanzieri
- 9791281202887 Racconti dalla piazza del mondo
Innamorarsi a ottant'anni. Scorie radioattive Piol Franco - Croce Libreria, 2024 - Fuori Collana
Franco Piol, innamorandosi a ottant'anni, non scopre un nuovo stadio della vita, un tempo dentro al tempo, ma sorpreso e grato, felice della felicità dei fanciulli, si fa cantore di ciò che resiste, che continua a farsi fedele compagno del breve-lungo viaggio degli uomini.
Comete. Come te. Rapsodie d'amore Piol Franco - Croce Libreria, 2023 - Fuori Collana
"I versi di "Comete. Come te (Rapsodie d'amore)" sono un caleidoscopio della vita, ma soprattutto dell'amore. Franco Piol usa una lingua asciutta, persino quando è ammiccante. Mai banale, né assuefatto alle regole del buon dire. Poesia calibrata, limpida, senza sbandamenti e senza grida, queste poesie sono tutte trattenute dentro. Piol non sta dietro le quinte, calca il palcoscenico della vita con fierezza, concentrato sul quotidiano, ma sempre con un sottile legame con la poesia classica e con l'opera lirica. È nato uomo di teatro e lo è positivamente rimasto." (Dalla prefazione di Antonio Veneziani)
Amori miei Piol Franco - Croce Libreria, 2021 - Fuori Collana
«Per chi conosce la poetica di Franco Piol - così come il suo stile, il suo linguaggio, gli ideali che trasudano dalle sue opere - parrà audace, azzardato e quasi "osceno" qualsivoglia accostamento tra l'autore del libro che state tenendo in mano e il Vate, Gabriele d'Annunzio. Cosa c'entrano i versi altisonanti e tronfi del pescarese con quelli leggiadri e umili dell'autore romano? Com'è possibile mettere a paragone l'universo valoriale del fonosimbolista (fatto di sapori decadenti, ricercatezza estrema e algida aristocraticità) con quello di Piol (sempre dalla parte degli ultimi e intento a celebrare le piccole cose)? Sembrerebbe impossibile, è vero. Eppure - non me ne voglia l'autore di Amori miei -, c'è un aspetto che, a mio avviso, balza prepotentemente all'attenzione leggendo questa sua ultima silloge di poesie e che fa tornare alla mente, senza via di fuga, uno dei più conosciuti tratti delle liriche di d'Annunzio: il panismo. No, siamo lontani dalla megalomane trasformazione in natura (o, meglio, Natura, con la "n" maiuscola) che il Vate opera proprio ne La pioggia del pineto, ovvero quella vera e propria metamorfosi della carne (tanto dileggiata da Pirandello in una delle sue composizioni più riuscite, Meriggio) che porta l'abruzzese a far entrare il resto del creato dentro di sé, e a diventare creato egli stesso; e, ancora, siamo distanti anni luce dall' Übermensch, dal Superuomo che nasce da una tale fusione tra umano e ambiente circostante, di cui la critica ha tanto discusso negli ultimi 150 anni. Eppure, eppure... Eppure, credo di poter affermare con un certo grado di sicurezza, del panismo - nella opera omnia di Piol e, più specificamente, in questa raccolta - c'è. Ma si tratta di un panismo di tutt'altro genere da quello che studiamo a scuola. Colui che dice "io" in Amori miei, infatti, non si unisce carnalmente alla natura, non trascende la sua umanità per arrivare a un livello superiore del suo essere sulla Terra, non vive egoisticamente il suo contatto col resto del mondo. Colui che dice "io" in Amori miei, al contrario, opera un panismo affettivo, emotivo, sentimentale. Colui che dice "io" in Amori miei, appunto, si fa carico del Male cosmico, del dolore universale, della sofferenza dei suoi, dei nostri' avi, ne esperisce fisicamente l'afflizione, tentando poi di lenire ferite che sono senza tempo, ancestrali quasi, con l'unica formula che conosce: l'amore...» (Dall'Introduzione di Selene Gagliardi)