Libri di narrativa di ambientazione storica
Opere narrative ambientate in epoche e contesti storici
Averroè o il segretario del diavolo Sinoué Gilbert - Neri Pozza, 2019 - Le Tavole D'oro
Marrakesh, dicembre 1198. La Città rossa dorme ammantata dall'oscurità della notte mentre un uomo, chino su un manoscritto, affida alla pagina il racconto della propria vita, consapevole della deriva che sta trascinando il mondo verso l'intolleranza, deriva che rende le sue parole ancora più urgenti. Nato a Cordova nel 1126, tra i contrafforti della Sierra Morena e le ricche pianure di Campifia, l'uomo ha avuto molti nomi: i latini lo chiamano Averroè. Gli ebrei, Ben Roshd. Per gli arabi è Abu al-Walid Mohammad Ibn Ahmad Ibn Roshd. Figlio di Abu al-Qasim Ahmad, cadi di Cordova, Averroè cresce in un'epoca di grande scienza, ma anche di grandi tumulti. Un'epoca in cui ebrei e cristiani sono autorizzati a praticare liberamente il proprio culto, a commerciare e a esercitare il mestiere che preferiscono, con l'unica condizione di versare un'imposta alle autorità musulmane. Deciso a seguire le orme di Avicenna, Galeno e Ippocrate, a ventitré anni Averroè sceglie di affiancare agli studi di giurisprudenza, intrapresi per volontà del padre, quelli di medicina. Il suo apprendistato si compie a Granada, presso la dimora di Abubacer, medico, filosofo e sapiente astronomo. Grazie ad Abubacer, Averroè ha la possibilità non solo di arricchire il proprio sapere, ma anche di imbattersi nella donna che muterà il suo destino. Affascinante proprietaria di una delle più belle biblioteche di Cordova, quarantenne di grande erudizione e seducenti occhi da gazzella, Lobna accoglierà Averroè, gli aprirà le porte della propria casa e del proprio sapere e lo aiuterà a diventare uno dei più illustri e controversi filosofi del pensiero islamico, i cui scritti, spesso considerati blasfemi, gli varranno la nomea di «segretario del diavolo». Attraverso i grandi personaggi che, nel corso dei secoli, hanno guardato al lavoro di Averroè per nutrirsene o condannarlo, tra cui Tommaso d'Aquino, Federico II, Etienne Tempier, Dante e Petrarca, Gilbert Sinoué ci offre il ritratto di un filosofo che incarna indiscutibilmente un Islam illuminato, segnato dalla volontà di conciliare fede e ragione, filosofia e rivelazione, Aristotele e Maometto. Calunniato da alcuni, esaltato da altri, ma in verità raramente compreso, Averroè figura, in queste pagine, come l'ultimo grande pensatore dell'Islam dei Lumi.
La terra dei gelsomini Sinoué Gilbert - Neri Pozza, 2011 - Le Tavole D'oro
È il maggio del 1816 e a Londra i ministri degli Esteri britannico e francese stanno per firmare un accordo che segnerà inesorabilmente le sorti di una parte del mondo cruciale dal punto di vista politico ed economico: il Medio Oriente. L'Impero Ottomano infatti ha i giorni contati e la sua caduta sta per lasciare un vuoto di potere dall'Egitto all'Iraq al Libano alla Palestina. Inglesi e francesi si spartiscono le future zone di influenza in un patto segreto tra le loro diplomazie, noto alla storia come "trattato Sykes-Picot". Ma, chiede Jean-Francois Levent, un giovane diplomatico francese presente alla firma degli accordi, e gli arabi? "Gli arabi non esistono, sono solo un miserabile aggregato di tribù, piccole fazioni gelose le une delle altre e incapaci di coesione", è la sprezzante risposta del ministro inglese. Parole che provocherebbero incredulità e indignazione se le udisse Hussein Shahid, produttore di agrumi in Palestina, o Farid Lufti, coltivatore di cotone al Cairo, o Nidal El-Safì, colto patriarca di un'influente famiglia di Baghdad. Queste tre famiglie arabe, così come i Tarbush di Haifa, o come la famiglia ebrea dei Marcus, fuggita dai pogrom della Polonia per stabilirsi in Palestina, conducono la loro esistenza in una maniera ben diversa da quella immaginata dai ministri occidentali. Seguono rispettosamente tradizioni millenarie, ma allo stesso tempo sono culturalmente aperte, capaci di convivere in sintonia e amicizia con arabi di diverse origini e con gli ebrei.