Libri di Walter Veltroni
Bibliografia di Walter Veltroni: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Saggi Italiani EUROPA
Chi cerca i libri di Walter Veltroni trova un autore capace di spaziare tra la saggistica politica, la narrativa d'inchiesta e il romanzo di formazione. Seguire i libri in ordine cronologico di Walter Veltroni permette al lettore di comprendere l'evoluzione del suo sguardo sulla società contemporanea, dalla riflessione sulle radici storiche fino alle trame più intime e romanzate che hanno caratterizzato la sua produzione letteraria più recente.
Biografia dell'autore
Walter Veltroni nasce a Roma nel 1955. Giornalista e figura centrale della politica italiana, ha ricoperto ruoli istituzionali di primo piano, tra cui quello di sindaco di Roma. La sua carriera è profondamente intrecciata con l'impegno civile e una costante attenzione al mondo del cinema, della cultura e dei diritti sociali. Questi interessi si riflettono in una scrittura che coniuga l'esperienza diretta nella gestione della cosa pubblica con una vena narrativa nostalgica e introspettiva, capace di analizzare il cambiamento del Paese attraverso il filtro della memoria collettiva e delle vicende personali.
Stile di scrittura
I libri di Walter Veltroni si distinguono per una prosa asciutta e colloquiale, spesso permeata da una sottile malinconia che accompagna le storie dei suoi protagonisti. Attraverso opere come la saga che ha per protagonista il commissario Buonvino, l'autore esplora il genere giallo inserendo profonde riflessioni sociologiche sulla città di Roma, che diventa essa stessa un personaggio vivido e multiforme. La sua scrittura è celebre per la capacità di legare le vicende di personaggi comuni a grandi temi universali come la famiglia, l'amicizia e il trascorrere del tempo, lasciando un segno indelebile nel panorama letterario italiano.
E se noi domani. L'Italia e la sinistra che vorrei Veltroni Walter - Rizzoli, 2013 - Saggi Italiani
Non c'è sinistra senza cambiamento. Se appare conservatrice - e succede troppo spesso - la sinistra smette di assolvere il suo compito storico che è sempre stato quello di trasformare, innovare. Non si è sinistra se non si disegna, specie in un momento così drammatico, un'idea di società nuova, una visione capace di riaccendere entusiasmi. Walter Veltroni muove dal grave insuccesso elettorale e dal profondo disagio all'interno del Partito democratico nella recente fase politica per spingere a una svolta radicale. Indica tre parole chiave per dare senso a un progetto riformista: responsabilità, comunità, opportunità. Analizza la crisi della democrazia italiana e apre un dibattito sul sistema semipresidenziale e sulla ridefinizione del rapporto tra società e politica. Contro l'egoismo sociale dominante, formula la proposta, mai così esplicita, di un patto tra i produttori, tra i lavoratori senza lavoro e gli imprenditori senza impresa, un patto per una "crescita felice" fondata sulla qualità e su nuove forme di partecipazione dal basso. In questo senso vanno le proposte sull'immigrazione (con la cittadinanza ai figli degli immigrati) o quelle sui diritti civili (per il riconoscimento legale del matrimonio fra persone che si amano, a prescindere dal loro sesso). Il libro mette in discussione alcune parole d'ordine divenute luoghi comuni, da "senza se e senza ma" a "non nel mio giardino": parole d'ordine che hanno contribuito a indebolire proprio l'idea di una sinistra aperta e inclusiva.
Roma. Storie per ritrovare la mia città Veltroni Walter Novelli Claudio - Rizzoli, 2019 - Saggi Italiani
«Questo è il diario dei giorni che Walter Veltroni ha vissuto da sindaco di Roma, succedendo a Francesco Rutelli che aveva determinato la ripresa della capitale. È il resoconto dal vivo di quella esperienza di governo, dei giorni fondamentali di una stagione in cui Roma cresceva, in Pil e occupazione, tre volte più del resto del Paese, in cui si diede vita a una politica sociale e di inclusione che comportò idee inedite e mezzi nuovi. In cui si affrontò il tema centrale della "ricucitura" di Roma, mettendo le periferie al primo posto. Le periferie che allora premiarono, con il consenso, quella esperienza di governo. È la città di cui i giornali internazionali parlavano in termini di "Rinascimento di Roma". In queste pagine si racconta del piano regolatore approvato in consiglio comunale dopo cento anni e del piano regolatore sociale, esperienza innovativa di pratiche di ricucitura della città. Si racconta delle grandi opere e della ricerca di un segno architettonico contemporaneo, della politica per la scuola, della vera situazione finanziaria del comune e delle scelte ambientali, della lotta all'abusivismo edilizio e della cultura come volano di crescita umana ed economica. Come in tutte le avventure ci sono momenti di gioia e momenti di dolore, esperienze esaltanti ed episodi commoventi: la grande fiaccolata della pace su via dei Fori Imperiali all'indomani dell'attentato alle Torri Gemelle, il crollo della palazzina in via Ventotene in seguito a una fuga di gas, la serata inaugurale del nuovo Auditorium firmato da Renzo Piano, che i romani aspettavano dal 1936, e l'atto di coraggio di un senzatetto che salva cinque ragazze da due rapinatori. Il programma di Veltroni nasce dalla "consapevolezza che una città cresce solo se lo fa insieme, senza separazioni tra centro e periferie, se è una comunità unita". Ed è proprio il senso di comunità che emerge da ogni riga di questo racconto in prima persona. Insieme all'amore dell'autore per Roma e la sua gente: un amore che non conosce discriminazione di sesso, età, stato sociale e colore della pelle.»
L'inizio del buio Veltroni Walter - Rizzoli, 2011 - Saggi Italiani
Nel suo nuovo libro, Walter Veltroni racconta con lo scrupolo di un reporter e la partecipazione emotiva di uno scrittore quelle due tragedie parallele. Ripercorrendo i luoghi e intervistando i protagonisti, rivela aspetti inediti e coglie nei due episodi l’inizio di quello che sarebbe diventata la televisione: il grande occhio che trasforma la realtà in reality. A Vermicino fa irruzione, armata della sua potenza, nella vita vera di persone vere, annulla persino la distanza tra la dimensione pubblica e il momento della morte. Nella prigione di Roberto Peci, i brigatisti adeguano le modalità del sequestro alle nuove regole della società della comunicazione, usando la telecamera come faranno poi i terroristi di al-Qaida. È in quel giugno del 1981 che si è messa in moto l’onda nera, la coltre di buio che sempre più ci soffoca --- L’11 giugno 1981, poco dopo le 13, l’Italia resta paralizzata davanti alla tv. Durante il Tg2, da un pozzo nella campagna di Vermicino, vicino a Frascati, proviene l’urlo di un bimbo che chiama la mamma. “È il pianto di un bambino che si sveglia nella notte, nel cuore di un incubo mostruoso, senza sapere se quella che ha vissuto è realtà o cattiva fantasia. È il pianto di un bambino che viene deportato, che vede la mamma allontanarsi e poi sparire, dietro una curva. È il pianto di un bambino al quale un adulto ha fatto la più orrenda delle violenze. È tutti i pianti di tutti i bambini del mondo. Tutti in una volta. Tutti in un bambino solo.” Quell’urlo, le interminabili ore di angoscia che seguiranno, il nome del bambino — Alfredino Rampi — sono impressi a fuoco da trent’anni nella memoria degli italiani. Che forse non ricordano una coincidenza: mentre Alfredino precipita nel pozzo, nel tardo pomeriggio del 10 giugno, alle 19, a San Benedetto del Tronto un giovane antennista, Roberto Peci, viene rinchiuso nel bagagliaio di una 127 e condotto in una “prigione del popolo”, dove le Brigate rosse l’avrebbero “processato” e poi ucciso per vendicarsi del fratello Patrizio, il primo pentito delle Br.