Libri di Cur Alighieri Dante Mandola
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- 9788869833106 Pensare con il corpo
Paradiso XVIII-XXXIII. Edizione critica alla luce del più antico codice di sicura fiorentinità Alighieri Dante Mandola E. (Cur.) - Il Nuovo Melangolo, 2019 - Nugae
«Quando io apro la Commedia mi preoccupo di aver davanti un testo plausibile (testo critico) della Commedia, non un centone di refusi e un intruglio di orecchiate approssimazioni al testo»: sono memorabili parole di Carlo Emilio Gadda. La presente edizione di Paradiso XVIII-XXXIII intende assolvere, se possibile, a tale esigenza, offrendo a chi legge il testo del più antico codice di sicura fiorentinità, di non più di un decennio successivo alla morte del Poeta e di circa un decennio più antico del fin troppo a lungo celebrato Trivulziano 1080.
Paradiso I-XVII. Edizione critica alla luce del più antico codice di sicura fiorentinità Alighieri Dante Mandola E. (Cur.) - Il Nuovo Melangolo, 2018 - Nugae
«Quando io apro la Commedia mi preoccupo di aver davanti un testo plausibile (testo critico) della Commedia, non un centone di refusi e un intruglio di orecchiate approssimazioni al testo»: sono memorabili parole di Carlo Emilio Gadda. La presente edizione di Paradiso I-XVII intende assolvere, se possibile, a tale esigenza, offrendo a chi legge il testo del più antico codice di sicura fiorentinità, di non più di un decennio successivo alla morte del Poeta e di circa un decennio più antico del fin troppo a lungo celebrato Trivulziano 1080. Premessa di Federico Sanguineti.
Inferno Alighieri Dante Mandola E. (Cur.) Sanguineti F. (Cur.) - Il Nuovo Melangolo, 2020 - Nugae
Per la prima volta nella storia della filologia, con questa edizione si rende disponibile l'Inferno secondo il colorito fonomorfologico del più antico codice di sicura fiorentinità, vale a dire registrando una voce prossima come nessun'altra a quella del Poeta, così «da dare al testo non un'arbitraria parvenza d'antico, ma una veste linguistica che - pur accogliendo, com'è inevitabile e scontato, usi più tardi introdotti dal copista - conserva alcune vestigia del fiorentino dell'epoca di Dante, le quali altrimenti verrebbero normalizzate pregiudizialmente sulla base della tradizione recenziore » (Stefano Carrai). Così, sono parole ancora di Carrai, «non solo si recuperano alcuni tratti cronologicamente più vicini alla lingua in cui Dante scrisse il libro, ma si ottiene anche di leggere un testo più omogeneo ».