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Bibliografia di : tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Il Baule

LIBRO   9788872971703

Atti di notai della valle di Avellino. il principe Marino Caracciolo gran maestro dei cavalieri costantiniani e di san Giorgio, S. Paolina e Torrioni, il Marchese Capobianco, Oliviero di Tufo, Francesi e grano nascosto Barbato A.  Cuttrera Sabato   -  Abe, 2024  -  Il Baule

"I cavalieri del principe Caracciolo". Angelo Comneno: i maestri supremi dei Cavalieri. Il Viceré conferma a Cumneno la toga senza imperio. Il Protonotaio fa la cronistoria e il Papa si concede. Cibrario: i Cumneni faranno Marino Gran Maestro. Copia dell'istrumento del 10 maggio 1624. Il mensile di Avellino al Principe di Macedonia. Il notaio Brosca di Summonte Procuratore provinciale. Il notaio di Monteforte trascrive l'atto dei veneti. Il notaio di Avellino conferma il mensile al Macedonia. Cumneno crea Marino Caracciolo a Gran Maestro. Marino è il Gran Maestro: lo dice il libro degli Statuti.Caracciolo vara le regole: obbligo di Croce turchina 2. notai minori dell'avellinese. Le contese feudali di S.Paolina contro Torrioni e Tufo. Il regno borbonico: militari e magazzini per il grano. Ordinamenti amministrativi per piccoli paesi. Il testamento di Centrella per il nipote sacerdote. Scuola pubblica obbligatoria per maschi e femmine. Il potere torna ai comuni: i primi stemmi. La fu Vittoria Frezzaroli-Jannotti di Ceppaloni. Il legionario vendicativo al posto del sindaco morto. D'Agostino fabbricatori torrionesi di Sagliocca. L'arciprete Oliviero succede al fratello in Tufo. La congrega di Montefusco affitta casa al barone. Piccole curiosità notarili sulle frazioni della valle. L'ultimo feudatario: il marchesino Capobianco 1840. Sospensione del sindaco Iomazzo per taglio di querce. Scuola obbligatoria, Medico e Guardia Nazionale. Lumi, rotabile e ponte sul torrente Campitiello. L'orologio pubblico e i debiti di Torrioni. Capobianco si trasferisce da Montemiletto ad Apice. La dote del saio imperiale scarlatto di Apice. Il matrimonio di Catarina Mazzucco fu Francesco. Lettera del notaio al priore del Collegio di Apice 3. Gli statuti dei cavalieri di S. Giorgio. Estratto Annotazioni, e dichiarazioni sugli Statuti d'Isacio. Protesto di Marino fatto intimare a Macedonio.

€ 39.00 € 44.00
LIBRO   9788872971826

Atti di notai della valle beneventana: i notai dell'archivio, Scannaggio a M. Miletto, Viri a S. Angelo a Scala, Laverde di Pietra e i 4 asini, Cutillo di Oppido Pago, il disangro di Foggia, primae noctis del principe di Venosa a M. Fredane Barbato A.   -  Abe, 2024  -  Il Baule

Sono ricerche su San Giorgio del Sannio e Montefusco con i luoghi medievali di S.Angelo, Civitate S.Pietro a Sala e dell'abbazia beneventana di Venticano, che si dice Denticano quando insieme a Campanariello non erano che luoghi di pertinenza di Montefusco, il cui territorio comunale aveva termine a Calore compreso, luogo sull'attuale fiume Calore, all'epoca detto Calore Vallone. Montefusco aveva quindi inizio a Torrioni e termine a Castel del Lago, col palazzo di Federico II sul confine di Apice, fino al tratto dell'appiana Strada Regia per Casalbore, lungo il fiume Calore, cioè a Ponte Appiano, dove l'antica Via romana riprendeva il cammino per collegare Paduli a Lucera ancora nel 1500. C'è da dire che i primi atti notarili conservati all'Archivio di stato di Avellino, provengono da rogiti di notai ignoti che appaiono di stanza a Sanseverino e a Montefusco. Il notaio è Ambrogium de Vivo di Santo Severino. Nell'anno 1506, è per esempio col giudice Pastorano fuori le mura di Sanctj Severini, busta, l'anno dopo apud fora casali Pandula sempre a Sanseverino.1 A Natale del 1510 è poi lo stesso notaio a far notare un cambiamento. Nel fascio attesta il nuovo rogito scritto sub anno a nativitatis dominj 1510 (l'anno comincia il 25 dicembre), regnante ....catolici... Ferdinando de Aragonia dei grazia rege haragonum et utriusque Sicilia, citra et ultra farum. Regno vero ej hujus regni sicilia citra farum anno octavo feliciter amen. Dominici quoque in dicta terra Sancti Severini. In questi anni il Geronimo de Vivo, scrive apud Terra Prata, Terra Prato alias Prata.... Poi Terre Serini e poi Santi Severini. Altro fascicolo stessa busta 5846, anno 1516, leggibilissimo, è apud forum Serini. Nos Ambrosino de Vivo di santo severino judex ad contractus et litteram Jeronimus di Vivo de eadem Terra Sancti Severini publicis in regno sicilie.2 Nel secondo faldone della busta 5845 è sempre il notaio Ambrogio de Vivo che scrive. Mentre nel fascio racchiuso nella Busta 5847, riferito all'anno 1530, sarà il figlio notaio Geronimo de Vivo de Santo Severino, quando ormai siamo sotto il Regno di Carlo V da 15 anni, cioè a far data dal 1515. In realtà questi notai De Vivo sembrano circoscritti a Serino, ma a far data dal 1538 non mancano certo i documenti su Montefusco dove scrive un notaio anonimo 'itinerante' in quanto i suoi atti vengono redatti anche a Sanseverino. Ciò che penso è sempre frutto di un ragionamento a posteriori, mentre a me è sempre piaciuto l'esito delle carte. Perciò, stando agli atti notarili, nel 1538, alla 12esima indizione vescovile, ai tempi di Carlo V e della madre Giovanna La Pazza, cominciamo col dire che se Denticano e Calore erano frazioni di Montefusco, lo era anche Pietradefusi, perché risulta come luogo abitato del tenimento di Montefusco, cioè un Casale.3 Varrebbe la pena fare un distinguo fra Montefusco città e Montefusco Terra propriamente detta, cioè fra la Montagna della Civitate dei Casali (che è una cosa) e il feudo di Montefusco (che è altra cosa).

€ 33.00 € 38.00
LIBRO   9788872971802

Atti di notai su Ariano di Puglia: il massacro del 1861 sul Tricolle di Ariano Irpino Bascetta Arturo   -  Abe, 2024  -  Il Baule

Prefazione I moti del 1848 sono stati definiti "l'inizio delle rivoluzioni", perché misero in questione le strutture monarchiche in tutta l'Europa. Per quanto riguarda l'Italia il fenomeno più rilevante è dato dall'inizio concreto del Risorgimento. In particolare delle idee repubblicane di Giuseppe Mazzini, delle imprese dell'eroe dei due Mondi, Giuseppe Garibaldi e dalla concretezza di Camillo Benso Conte di Cavour. In questo splendido saggio storico, non si trova nessuna maledizione nei confronti di Garibaldi come farebbe pensare il titolo, Mannaggia a Garibaldi!, ma vi è al contrario una visione critica, severa, senza sconti sulle origini del Risorgimento. Lacuna che sarà certamente eliminata da questo lavoro che rappresenta un nuovo rapporto tra fatti, eventi, istituzioni, in cui però la nostalgia del passato non comporta il disperdersi della realtà, delle tradizioni molteplici nel tempo; non si fa promotrice di una nuova azione e di nuovi ideali possibili. A questo si associa la disciplina storica, che di quegli ideali e di quei principi si rende garante, senza cedimenti di sorta alle metamorfosi di revisionismo che accompagnano le forme deviate e devianti, spurie, del pensiero storico che a me piace chiamare pensiero critico. E tale è anche per Bascetta che con Omodeo è del parere che "la vera grandezza umana si afferma in discrimine rerum, nella possibilità di perdere e di trionfare, di fallire e di riuscire". E' il motivo alla base di queste pagine. Al centro dell'attenzione del Nostro, come detto innanzi, resta Avellino, a cui Bascetta è molto legato e di cui a me sembra addirittura innamorato per il suo scovare documenti, diari, racconti autobiografici e nomi che riguardano questa blasonata e antica città dei Due Principati, della quale molti cittadini sono stati autori di cose nobili e non, di fatti eroici e di intraprese in una con intrighi, false testimonianze, tutte cose che, nel complesso, le fanno onore. L'Autore in questa sua opera, come in tante altre ricostruzioni storiche, sa bene che il "processo compiuto", tetelèsmonon, sfugge per principio alla diretta conoscenza del soggetto umano per il quale è possibile solo una "conoscenza congetturale", dòkos. Del resto il primo frammento di Ecateo, il famoso storico di Mileto, recita: "Scrivo quanto segue conformamente alla mia ricostruzione congetturale della verità". E Bascetta, come il primo celebre storico antico, può dire che non pretende di aver conosciuto direttamente la "verità", ma semplicemente di averla ricostruita, a partire dai dati da lui pazientemente e sagacemente raccolti. E', questo, un ulteriore merito dell'Autore di un succoso libro, il quale, con la sua fecondità e creatività, rifiuta la storia semplicistica che si ferma alla superficie degli avvenimenti, una storia che fa dipendere tutto da un solo fattore, che si basa su analisi troppo eclettiche e che si smarrisce nella molteplicità delle circostanze: la narrazione sistematica che non distingue tra motivi e cause. Il Nostro ha una concezione profonda e diversa della storia, che spezza la crosta dell'interpretazione critica povera e sclerotica, quella che è stata giustamente definita pseudo-storia. Bascetta, seguendo Marc Bloch, "di fronte all'immensa e confusa realtà", fa la propria scelta basandosi non sull'arbitrio, bensì nell'analisi scientifica del documento che gli consente la ricostruzione e la spiegazione del passato. Esamina, analizza, scruta fatti ed eventi, ciascun individuo, noto o ignoto, che svolge la sua parte nella vicenda storica, anche con ipotesi e congetture, ma soprattutto con un lavoro delicato e appassionato, che, in sintesi, è il suo pregio maggiore.

€ 29.00 € 34.00