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Debito pubblico. Come ci siamo arrivati e come sopravvivergli Bordignon Massimo Turati Gilberto - Vita E Pensiero, 2022 - Piccola Biblioteca Per Un Paese Normale
Dopo due anni di pandemia, l'Italia si ritrova con un debito pubblico di oltre 2.700 miliardi di euro, il 155% del PIL, il livello più alto in periodo di pace mai accumulato dal Paese. Sono più di 45.000 euro a testa per italiano, infanti compresi. Come ci siamo arrivati? Che conseguenze ha un debito così alto sul funzionamento dell'economia? Dobbiamo preoccuparcene? E soprattutto, come possiamo uscirne? Per rispondere bisogna anzitutto capire cos'è davvero il debito pubblico, a cosa serve, cosa ne garantisce la sostenibilità nel tempo. E per farlo occorre anche chiarire come siamo arrivati a questo punto, tra la visione corta dei governanti e la furbizia sciocca dei governati, aggravate dalle inefficienti dinamiche politico-istituzionali. Dopo aver discusso criticamente le soluzioni facili e apparentemente indolori al problema, così popolari sui social (a cominciare dal ripudio del debito, la sua ristrutturazione, l'uscita dall'euro e le possibili patrimoniali, per finire con il sogno della monetizzazione perpetua, l'equivalente moderno dalla manna biblica), nel saggio Debito pubblico Massimo Bordignon e Gilberto Turati suggeriscono una via d'uscita per il futuro. Perché se è vero che il mostro è brutto, non è però imbattibile. Sempre che si voglia batterlo. Viviamo in un mondo strutturalmente diverso dal passato e i tassi di interesse resteranno bassi per lungo tempo. Questo offre la possibilità di ridurre significativamente il peso del debito italiano a costi limitati. Ma va ritrovata la strada della crescita, sfruttando gli spazi offerti dalle nuove politiche europee e avviando la realizzazione delle molte riforme di cui il Paese necessita da tempo. Un'opportunità unica che sarebbe imperdonabile non cogliere.
Mafia. Fare memoria per combatterla Balsamo Antonio - Vita E Pensiero, 2022 - Piccola Biblioteca Per Un Paese Normale
La storia del nostro Paese è pesantemente condizionata dalla presenza pervasiva di organizzazioni criminali che deprimono lo sviluppo economico e civile di diverse regioni del Sud e che nel tempo hanno allargato il loro campo d'azione infiltrandosi nei meccanismi dello Stato. Si fa fatica a definire 'normale' un Paese che da decenni non riesce a estirpare un fenomeno così penalizzante non solo per il Mezzogiorno, ma per l'Italia tutta. Utilizzando lo stile avvincente di un reportage 'in presa diretta' con i protagonisti e i testimoni degli eventi, il libro del giudice Balsamo racconta l'origine e l'evoluzione della Mafia, l'affermazione del suo potere, le sue cointeressenze economiche, l'espansione al Nord, la sua rete di relazioni internazionali, componendo un quadro coerente e persuasivo alla luce dei più recenti accertamenti giudiziari e di una serie di testimonianze inedite. Un racconto che non trascura le domande ancora aperte, come quelle sulla convergenza di interessi alla base dell'omicidio di Piersanti Mattarella e delle stragi in cui rimasero uccisi Falcone e Borsellino, e sulla individuazione delle reali motivazioni di alcuni dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana sui quali l'opinione pubblica ancora attende che venga fatta piena luce.
Sud. Il capitale che serve Borgomeo Carlo - Vita E Pensiero, 2022 - Piccola Biblioteca Per Un Paese Normale
Dopo oltre settant'anni di interventi straordinari e politiche per il Sud, il divario economico e sociale con il Centro Nord resta immutato e l'annosa 'questione meridionale' sembra irrisolvibile. Certamente il reddito e le condizioni di vita nelle regioni meridionali in questi decenni sono migliorati, ma il problema resta, e trova una grave e sempre più evidente manifestazione nell'esodo di migliaia di giovani. Quali sono le cause di questo fallimento? Le risorse assegnate al Sud sono state insufficienti? Il Sud non è stato capace di spenderle? Le politiche nazionali hanno privilegiato lo sviluppo del Nord? Le classi dirigenti meridionali si sono rivelate corrotte e in qualche caso colluse con la criminalità organizzata? Tutte queste motivazioni hanno una parte di verità, ma nel loro insieme non sono in grado di dare una risposta esaustiva e soprattutto di suggerire possibili soluzioni. Una visione a tutto tondo del problema e l'indicazione di una via d'uscita sono presentate qui da Carlo Borgomeo. La sua tesi è che, dopo i primi anni d'intervento straordinario della Cassa per il Mezzogiorno, con la realizzazione di importanti infrastrutture, la politica del Sud si è sostanzialmente ridotta al trasferimento di risorse finanziarie, nell'illusione che questo determinasse automaticamente sviluppo. Ma l'esperienza dimostra che se il sostegno non incrocia la responsabilità e la vitalità delle comunità locali, diventa assistenziale e genera dipendenza. Bisogna invece investire, come condizione prima ed essenziale, nello sviluppo nel capitale umano e sociale. È questo il 'capitale che serve'. A dimostrazione della sua tesi Borgomeo dedica spazio anche al racconto di esperienze concrete nate al Sud da gente del Sud per lo sviluppo economico e sociale di territori e persone del Sud. Progetti di contrasto alle mafie, di accoglienza delle diversità, di welfare locale, di proposta scolastica e formativa, di recupero delle bellezze, dei saperi e dei sapori del territorio. Progetti che generano comunità e sviluppo economico, lavoro e crescita sociale. Questa strada, tracciata anche attraverso difficoltà e ostacoli, può ora illuminare il cammino a interventi ben concertati tra pubblico e privato, tra Stato e Terzo Settore, che partano dalla conoscenza delle storie e delle esigenze specifiche delle comunità locali e dal loro coinvolgimento. È tempo ora di passare da politiche per il Sud a politiche con il Sud.