Libri di Pasquale Basta
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Mahloqet. La controversistica giudaica e il Nuovo Testamento Basta Pasquale - Pontificio Istituto Biblico, 2022 - Subsidia Biblica
La mahloqet è un confronto dialettico tra due persone o tra una persona ed un gruppo o tra due gruppi, sviluppatosi all'interno di quel giudaismo rabbinico che occupò gli spazi del dibattito nelle ultime decadi di vita del Secondo Tempio, rendendosi protagonista di uno confronto interpretativo vivacissimo, come raramente ce ne erano stati in precedenza. È il tempo delle cosiddette case di studio di Shammai ed Hillel, vere e proprie Accademie in perenne dialogo e scontro tra loro, su temi centrali e periferici della vita religiosa nazionale. Un dato costante di tali diverbi era il rifiuto di ogni chiusura interpretativa, con la verità biblica percepita come realtà da ricercare sempre di nuovo, in maniera continuativa, in un midrash perenne in cui dei singoli testi venivano offerte letture multivocali. Se le middoth contrapponevano ed univano testi tra loro lontani, la mahloqet era centrata invece su persone che dibattevano tra loro. È una procedura controversistica, un confronto dialettico tra rabbi, case di studio, discepoli. E come tale necessitava di regole di ingaggio, in modo tale che la discussione non degenerasse in alterco, rissa, litigio. Negli stessi anni in cui la mahloqet fu in auge stava prendendo piede e forma anche il cristianesimo delle origini con i suoi primi autori neotestamentari. Ed infatti non è difficile reperire in Paolo e Giacomo, nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli le prime mahloqetot intracristiane, la cui disamina è essenziale per comprendere meglio e più a fondo i dibattiti che animarono, in maniera spesso drammatica, i primi protagonisti della vita delle giovani comunità del Nuovo Testamento.
Gezerah shawah. Storia, forme e metodo dell'analogia biblica Basta Pasquale - Pontificio Istituto Biblico, 2007 - Subsidia Biblica
Il presente sussidio, raccogliendo il recente invito della Pontificia Commissione Biblica ad approfondire la conoscenza dei metodi giudaici tradizionali di argomentazione scritturistica, si concentra sulla seconda regola di Hillel, la gezerah shawah, vista la grande pregnanza semantica di cui questa gode in molte pagine bibliche. Lo studio parte da una considerazione generale sull'attività midrashica per poi esaminare la pagina programmatica in cui la nostra middah fa il suo esordio (capitolo primo). In seguito si entra nella valutazione dei quadri logici che soggiacciono alle conclusioni analogiche e degli elementi formali che ne accompagnano l'impiego (capitolo secondo). Nella sezione centrale vengono poi descritti i molteplici livelli di funzionamento secondo cui si muovono le corrispondenze testuali, se fatte lavorare con competenza e rigore (terzo capitolo). Solo a questo punto è possibile ripercorrere in maniera analitica la lunga e travagliata storia di una metodica che passò attraverso entusiasmi e discredito fino al tempo della sua pressoché definitiva regolamentazione in epoca tannaitica (capitolo quarto). Infine, una volta completata l'indagine conoscitiva sulla regola, si passa all'esame e alla valutazione critica di alcuni passaggi neotestamentari in cui il metodo viene usato, in particolare da Paolo (capitolo quinto).