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I giardini e il tempo Cocco Enzo - Deriveapprodi, 2018 - Habitus Acti
Il giardino è spazio ma anche tempo. Nel giardino il tempo si spazializza, si rende visibile nei cambi di colore delle foglie, si annuncia nei profumi delicati che emana la rosa centifolia nel suo sfiorire, nel trepidante pallore della sera che si indovina tra i rami invernali. Il tempo, «grande scultore», trasforma e plasma le cose che «vivono di morire», e rende il giardino soggetto a continue fioriture ma anche alla rovina. Ciò obbliga «il giardiniere appassionato» ad avere cura delle piante e dei fiori, per far sì che la bellezza del giardino, di ogni giardino, continui a illuminare lo sguardo e l'animo degli uomini. Questo volume raccoglie glí interventi al Convegno "La pazienza e il tempo. Conoscenza, tutela e valorizzazione dei giardini storici della Campania", tenutosi a Salerno nel maggio 2017.
I giardini di Betz. Ediz. critica Cerutti Giuseppe Antonio Gioacchino Cocco E. (Cur.) - Deriveapprodi, 2018 - Habitus Acti
Diverse sono le ragioni che hanno spinto il curatore a tradurre due poemi di Giuseppe Antonio Giocchino Cerutti sui giardini. La prima ragione. I due poemi richiamano l'attenzione sul giardino come spazio del tempo e della pazienza: della cura, cioè, che ogni giardino richiede se non lo si vuole condannare alla distruzione e alla scomparsa, ma restituirlo allo stupore dello sguardo e al fremito del sentimento. Cerutti osserva che camminare in un giardino è come passeggiare nel tempo, che porta con sé uomini e cose, idee e bellezza. È filosofare «sulla instabilità dell'architettura e dell'umanità», «sulle rovine del mondo e della razza umana». È comprendere che «ogni piacere porta in sé il lutto». È vedere (per un istante, fermo negli occhi e nella mente) ciò che è prossimo a trascorrere, e che, proprio per questa sua caducità, merita attenzione e premura. La seconda ragione. Quelli di Cerutti sono due poemi che pensano al giardino come a un meta-spazio che rende possibile réver, termine considerevolmente polisemico.