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- 9788896753262 Dove vivono i bambini
- 9788895903422 Wet moon. Il ritorno dei desideri
- 9788895689180 Storia della musica medievale. I primi passi della musica moderna
- 9788884214386 Alice nel paese delle meraviglie
- 9788869714658 Freccia verde. Variant
- 9788869714610 Freccia verde
- 9788868011871 Free Jazz. Black Power
Il tesoro invisibile. Viaggio nell'arte custodita nei depositi dei musei italiani Cosmelli Filippo Bianco Daniela - Utet, 2021 - Utet
I depositi dei musei italiani conservano la più grande collezione d'arte che non avete mai visto. Due guide d'eccezione ci accompagnano in un Grand Tour del tutto inedito. Nei depositi dei musei, nascoste allo sguardo del grande pubblico, sono conservate migliaia di opere di inestimabile valore. Dipinti, incisioni, sculture, gioielli, documenti antichi e oggetti simbolici capaci di restituirci il sapore di epoche lontane, giacciono invisibili ai milioni di turisti che ogni anno visitano il nostro paese. Nelle soffitte di antichi palazzi nobiliari o nei caotici archivi degli istituti museali, in caveau sotterranei o in minuscoli monasteri, si cela un'altra Italia, ricca di meraviglie, a volte riscoperte dopo secoli di oblio. Filippo Cosmelli e Daniela Bianco ci aprono le porte di questi luoghi. A caccia di capolavori nascosti, ci guidano negli archivi segreti del Vaticano, tra gli scavi di Oplontis, per le sale di Palazzo Barberini a Roma o Palazzo Mocenigo a Venezia, ricomponendo un'incredibile collezione dimenticata. Alcune di queste opere non sono esposte per preservarne l'integrità, per proteggerle da sbalzi di temperatura o dal rischio di venire danneggiate, altre semplicemente non trovano spazio tra le migliaia di pezzi che compongono il patrimonio storico-artistico accessibile a turisti e studiosi. Ma tutte meriterebbero di essere viste e apprezzate. Dall'Uomo vitruviano di Leonardo, conservato in un'ala chiusa al pubblico delle Gallerie dell'Accademia, alla collezione di tarocchi della Pinacoteca di Brera, dal certificato di nascita di Caravaggio alle vertiginose scarpe coi tacchi con cui le donne veneziane attraversavano le calli nel Seicento, fino alle incisioni di Piranesi custodite nel deposito blindato della Calcografia nazionale a Roma, proprio sotto la Fontana di Trevi. Un Grand Tour singolare, condotto con delle guide d'eccezione, un'esperienza unica e indimenticabile alla scoperta dei tesori invisibili che compongono la nostra storia artistica e culturale.
Club confidential. Cultura, dancefloor e rivoluzioni: un dj racconta la notte. Con ebook Sacchi Lele - Utet, 2018 - Utet
Il 12 luglio 1979, per sponsorizzare una partita di baseball al Comiskey Park di Chicago, una radio locale offrì biglietti omaggio in cambio di dischi da bruciare su un palco al grido «Death to Disco!». Accorsero in migliaia. Da pochi anni la musica dance aveva cominciato a ritagliarsi uno spazio nel mondo discografico, e nelle metropoli impazzava la moda dei club. Quarant'anni dopo, i dj riempiono stadi, suonano davanti a migliaia di persone nei festival, scalano le classifiche dei dischi più venduti, sono in radio, tv... Quelli che un tempo erano fanatici ricercatori di vinili, o tutt'al più nerd ultratecnologici, sono diventati delle star osannate in tutto il mondo. Lele Sacchi questa trasformazione l'ha vissuta in prima linea, dagli esordi in radio ai lavori per le etichette discografiche, fino all'organizzazione dei più grandi party di musica elettronica di Milano. Miscelando aneddoti personali alla storia dei nomi fondamentali del clubbing, Sacchi ci porta al Loft di David Mancuso a New York, nelle periferie industriali di Chicago e Detroit, alla Summer of Love inglese del 1988, fino a Ibiza, a Berlino e ai paesi arabi. Dietro il beat incessante e le luci soffuse, quella che emerge è la storia culturale di uno dei fenomeni di massa più importanti degli ultimi cinquant'anni. Non a caso Barack Obama nel 2014 ha dedicato una via al dj Frankie Knuckles per il suo contributo allo sviluppo e alla diffusione del patrimonio intellettuale di Chicago. Perché se in Italia molti giornalisti continuano a osservare questo movimento sotto la lente di una non ben precisa morale, in tutto il mondo si continua a ballare, a ribellarsi, e soprattutto a creare cultura. Anche nel buio di un dancefloor.
Cieli perduti. Archeoastronomia: le stelle dei popoli antichi. Nuova ediz. Cossard Guido - Utet, 2018 - Utet
«Osservare è, per certi versi, un'arte che va imparata», scrisse a un amico l'astronomo William Herschel, lo scopritore di Urano. Oggi, nell'epoca dei telescopi spaziali e dei progetti di colonie su Marte, quella di osservare il cielo notturno sembra però un'arte dimenticata: la modernità ha cancellato le stelle, proiettando quasi ovunque sopra le nostre teste il grande alone rossastro dell'illuminazione artificiale. Le notti dei nostri progenitori, spesso trascorse all'aperto sotto un cielo impossibile da ignorare, erano assai diverse: allora la volta celeste si popolava di figure fantastiche, divinità lanciate su carri velocissimi, mitiche navi cariche di eroi, ma anche utensili della vita quotidiana e animali spaventosi. L'infinità del cielo notturno è stata per millenni uno specchio che ha sfidato il nostro pensiero, generando intere cosmologie: l'astronomia è stata la prima scienza, e fin dal Neolitico ha permesso agli uomini di controllare un bene impalpabile ma essenziale per lo sviluppo delle civiltà: il tempo. Rudimentali mappe stellari e complicati calendari si sono diffusi ben presto nelle incisioni rupestri e nei manufatti, o dispiegati in impressionanti complessi megalitici. Da sempre, insomma, il rapporto con il cielo ha contribuito a definire l'identità umana, e ogni popolo ha avuto un modo peculiare di vedere gli astri. Guido Cossard, esperto di archeoastronomia, ci conduce alla ricerca dei loro "Cieli perduti", un avventuroso viaggio nello spazio e nel tempo: lo seguiamo in tutti i principali siti archeologici italiani e mondiali, dall'antico Egitto all'America precolombiana, dalla Mesopotamia sumerica alla Puglia di Castel del Monte, passando per l'Irlanda celtica e la Cina imperiale. E incontriamo una quantità di reperti insoliti e misteriosi: tumuli e cromlech, dischi che predicono solstizi, zigurrat sarde, "Ruote della Medicina" arapaho. Per scoprire che se le tecnologie a disposizione dei nostri predecessori erano senza dubbio inferiori alle nostre, non lo era di certo la loro capacità di pensiero e osservazione. Al punto da porre i lettori di fronte a un dubbio: e se il vero cielo perduto fosse il nostro?