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Bibliografia di : tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Filo Spinato
Il valore di una scelta. Il no di due internati militari italiani nei campi nazisti di Thale, 1943-45 De Blasi Pietra - Marlin (Cava De' Tirreni), 2025 - Filo Spinato
L'8 settembre 1943 il Maresciallo Pietro Badoglio annunciò l'armistizio dell'Italia con gli Alleati. Su ordine di Hitler, la Wehrmacht catturò con l'inganno e senza quasi resistenza i soldati e gli ufficiali italiani, e li trasferì nel Terzo Reich. Defraudandoli del loro status naturale di prigionieri di guerra e delle conseguenti tutele ed etichettandoli come internati militari italiani (Imi). In tal modo gli italiani, pur essendo militari di uno Stato amico, poterono essere impiegati in lavori forzati senza dover tener conto del diritto internazionale. In Germania furono accolti in un clima di ostilità e considerati appartenenti a una razza inferiore e inaffidabile, relegandoli ai gradini più bassi dell'universo concentrazionario, appena al di sopra di ebrei e sovietici. Oltre cinquantamila morirono a causa delle dure condizioni di prigionia a cui furono sottoposti. Nelle pagine di questo libro, affrontando una complessa e laboriosa ricerca attraverso la storia, le storie, i personaggi e i luoghi, Pietra De Blasi, figlia e nipote di ex Imi, non si è limitata a raccontare solo di suo padre Giuseppe e di suo zio Andrea, due militari siciliani, ma ha inserito le loro vicissitudini nel più vasto contesto delle vicende dei 650.000 soldati italiani che rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana di Mussolini. Ne è scaturito un libro scritto con fervore e trasporto che racconta la scelta di questi soldati che, sebbene prigionieri, vessati e umiliati, non si piegarono mai al nazifascismo. Introduzione di Anna Maria Sambuco.
L'ora delle scelte. L'occupazione nazista nei quartieri di Montesacro, Valmelaina e Tufello a Roma tra il 1943 e il 1944 D'ettorre Antonio De Gennaro Piero Prosperi Stefano - Marlin (Cava De' Tirreni), 2019 - Filo Spinato
Ispirati da una lapide posta nel quartiere romano di Montesacro, su cui erano incisi i nomi di quattordici vittime della ferocia nazi-fascista, gli autori hanno interrogato gli ultimi testimoni di quei giorni, parenti e amici, andando a caccia di ricordi e di documenti di archivio che li riguardassero. Hanno potuto così restituire ad ognuno di essi un volto, ripercorrendo nel contempo la storia di Montesacro, insieme a quella dei quartieri contigui di Valmelaina e Tufello, nel periodo luglio 1943-giugno 1944, quando maturò la resistenza all'oppressione dell'esercito tedesco, per iniziativa dei vecchi antifascisti ma anche di giovani che s'impegnarono a organizzare sabotaggi e squadre armate. La reazione degli occupanti fu durissima. In pochi mesi si verificarono arresti e fucilazioni, fino al massacro delle Fosse Ardeatine. Nel conflitto a fuoco, scoppiato per difendere dalla distruzione il ponte Tazio e il ponte ferroviario presso la via Salaria, morì combattendo un ragazzo, Ugo Forno, poco più che dodicenne. Il testo riporta brani da "Primavera di bellezza" di Beppe Fenoglio, presente nella capitale con altri allievi ufficiali, in cui sono descritti i bombardamenti "sul cuore vasto di Roma" (luglio 1943), e i fogli di diario e le lettere inviate dal carcere di via Tasso dal partigiano diciottenne Orlando Orlandi Posti (nome di battaglia Lallo), medaglia d'argento, torturato atrocemente dalle SS dopo la cattura e ucciso alle Fosse Ardeatine.
La scala della morte. Mario Limentani da Venezia a Roma, via Mauthausen Di Veroli Grazia - Marlin (Cava De' Tirreni), 2014 - Filo Spinato
Una storia, quella di Mario Limentani deportato a Mauthausen, che s'intesse nella Storia con la S maiuscola. Rastrellato nelle vie di Roma nella seconda metà del dicembre 1943, mentre la resistenza romana è attiva contro l'occupante tedesco, Limentani viene portato in questura ed è riconosciuto come ebreo. Inizia da lì il suo calvario. A differenza degli altri ebrei rastrellati dopo la razzia del 16 ottobre 1943, avrà come prima e unica destinazione il Lager di Mauthausen e i suoi sottocampi, dove rimane prigioniero per circa un anno e mezzo. Il primo impatto di Limentani con Mauthausen sono le botte, perché ebreo; subito dopo, la babele delle lingue parlate nel campo, la fame e, soprattutto, il ricordo indelebile della "scala della morte": 186 gradini da salire giorno dopo giorno, ora dopo ora, con un masso di granito sulle spalle. Introduzione di Mario Avagliano.