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L'Italia e il compromesso di Lussemburgo (1965-1966) Di Nunno Fabio - Nuova Cultura, 2012 - Interpolis
Nel 1965, l'Europa visse uno dei momenti più difficili della sua storia recente e, proprio mentre nel secondo semestre di quell'anno l'Italia reggeva la Presidenza di turno delle Comunità, il processo d'integrazione europea rischiò di arenarsi. Fu la cosiddetta crisi della sedia vuota, causata dalla decisione del presidente francese Charles de Gaulle di ritirare i rappresentanti della Francia dai principali organi comunitari in reazione ad alcune proposte della Commissione Europea, presieduta da Walter Hallstein, volte a sviluppare ulteriormente il processo di integrazione tra i sei Paesi fondatori delle Comunità Europee, ma soprattutto determinata dalla volontà della Francia di bloccare l'introduzione della regola della votazione a maggioranza in seno al Consiglio dei Ministri, prevista dal Trattato di Roma per il 1° Gennaio 1966. Invero, la crisi mise in luce la contrapposizione tra due diverse visioni dell'integrazione europea, quella sovrannazionale e quella della cooperazione intergovernativa. Nel Gennaio del 1966, dopo lunghe e difficili trattative che videro l'Italia impegnata in un ruolo di mediazione, nonostante alcuni problemi politici interni, le delegazioni dei sei Stati membri, riunitesi a Lussemburgo, raggiunsero il cosiddetto Compromesso di Lussemburgo. Da tali accordi, secondo alcuni, scaturì un diritto di veto che mutò i rapporti fra i sei Stati membri delle Comunità e rallentò notevolmente il processo decisionale nelle Comunità Europee.
Riflessioni del terzo dopoguerra. Rise and withering of the «Third chance» De' Robertis Antongiulio - Nuova Cultura, 2012 - Interpolis
La guerra fredda si concludeva nell'ultima decade dell'interminabile XX secolo con la prospettiva di una pace diversa da tutte le precedenti e in grado di dar vita ad un nuovo ordine internazionale, in cui i rapporti fra gli stati si sarebbero fondati sul rispetto del diritto e su un efficace sistema di sicurezza collettiva. Si trattava di un programma non nuovo perché già annunciato, sia pur senza pieno compimento, nel 1919 e nel 1945. La chance di successo in questa terza occasione procedeva però dal fatto che per la prima volta la parte "perdente" (l'URSS prima e poi la Russia) accettava spontaneamente di fare sacrifici sostanziali rispetto al proprio tradizionale interesse nazionale, considerandoli positivamente perché funzionali alla realizzazione del progetto di instaurazione del nuovo ordine, in cui i rapporti fra gli stati si sarebbero ispirati ai nuovi principi, cui essa stessa teneva.
La Russia e i Brics e l'ordine internazionale De Robertis A. Giulio - Nuova Cultura, 2015 - Interpolis
La Russia e i Brics e l'ordine internazionale - Nuova Cultura