Libri di Hume David

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David Hume (1711-1776), Scottish historian, philosopher, economist, and statesman, is considered the most important author ever to write in English in the XVIII century. Along with the works that made him famous all over the world, such as A Treatise of Human Nature (1739); Essays, Moral and Political (1741-1742); and History of England (1754- 1762), he wrote deeply important accounts of his participation in public affairs, as the secretary of a general, an analyst of war, a diplomat and under-secretary of state.

Prossime uscite della collana Carte D Artisti

Libri previsti in uscita su Unilibro.it:

  • 9791254723470 Lettere a Tullio d'Albisola (1936-1964)
  • 9791254723463 Diari
  • 9791254723456 Il Calendario dei mesi e le miniature delle «Très Riches Heures» del duca di Berry
  • 9791254723449 Ingegnere del tempo perduto. Conversazione con Pierre Cabanne
  • 9791254723432 Singolari bellezze. Lettere e taccuini (1903-1938)
  • 9791254723425 Firenze. Città dei musei
  • 9791254723357 Le mie memorie
  • 9791254723340 Scritti su Fluxus
  • 9791254723333 La vita e l'opera di Albrecht Dürer
  • 9791254723210 Memorie. Lettere. Pensieri
LIBRO   9788884161307

La regola del gusto e altri saggi Hume David  Preti G. (Cur.)   -  Abscondita, 2006  -  Carte D'artisti

Nel saggio "La regola del gusto" il punto di partenza è la varietà e variabilità dei gusti. Vi è in essi un'apparente concordanza: le stesse parole, osserva Hume, designano in tutte le lingue approvazione e pregi, oppure disapprovazione e difetti. Ma questo accordo non va al di là delle parole; anche nella critica, come nell'etica, queste concordanze universali non oltrepassano il significato tautologico delle espressioni: nessuno può negare che il bene è bene e il bello è bello, ma la diversità comincia quando si tratta di determinare quali cose siano buone e quali belle. Tuttavia questa istanza scettica è per Hume solo un punto di partenza. Essa sta a provare che il gusto è soggettivo, e quindi non si possono trovare regole critiche universali; ma soprattutto che non esistono regole a priori, e che anche le regole del gusto, come tutte le altre, sono empiriche, a posteriori. Con ciò è posto il problema fondamentale dell'estetica di Hume: trovare un fondamento alle regole del gusto, tale che renda compatibile la loro universalità con la soggettività che abbiamo prima constatata. La ricerca di Hume non è metafisica. Egli non mira a definire un'idea trascendente del bello. Il suo problema è quindi precisabile in questo senso: come si formano quei "campioni" quei "modelli" del giusto che stabiliscono la norma effettiva e positiva del giudizio del gusto?

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