Libri di Degas
Bibliografia di Degas: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Carte D Artisti
Prossime uscite della collana Carte D Artisti
Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791254723470 Lettere a Tullio d'Albisola (1936-1964)
- 9791254723463 Diari
- 9791254723456 Il Calendario dei mesi e le miniature delle «Très Riches Heures» del duca di Berry
- 9791254723449 Ingegnere del tempo perduto. Conversazione con Pierre Cabanne
- 9791254723432 Singolari bellezze. Lettere e taccuini (1903-1938)
- 9791254723425 Firenze. Città dei musei
- 9791254723357 Le mie memorie
- 9791254723340 Scritti su Fluxus
- 9791254723333 La vita e l'opera di Albrecht Dürer
- 9791254723210 Memorie. Lettere. Pensieri
Lettere e testimonianze Degas Edgar Giudici L. (Cur.) - Abscondita, 2023 - Carte D'artisti
Tra gli impressionisti Degas è certamente il più eretico. Amava Ingres e Velázquez, il disegno e la copia dagli antichi. La natura, al contrario, lo stordiva, lo soffocava. Così, mentre i colleghi uscivano all'aria aperta per fermare il tempo in una sequenza di attimi egli preferiva aggirarsi nelle strade di Parigi, frequentare bistrot, salotti, teatri e bordelli; spiare nell'intimità delle loro stanze donne nude, indifese, colte nelle loro pose segrete, nei loro rituali quotidiani, inconsapevoli che un implacabile voyeur le sta osservando. Il pennello, la matita, il pastello di Degas tracciano così i contorni e le coordinate di un reale senza enfasi, perché per lui la vita, da sola, ha già dell'incredibile: «Il vero realista non dissimula niente, ma pone ogni cosa al suo posto; classifica, a seconda del grado di interesse, gli elementi che concorrono alla sua composizione; stabilisce in questo modo una scelta, e, se questa scelta è giudiziosa, è stile». Ed è questo bisogno di veridicità, questo perpetuo desiderio di penetrare la forza e la consistenza della materia, di cogliere la sequenza ritmica dei movimenti, che ha spinto Degas a modellare, anche con la creta e con la cera, le forme dei suoi cavalli, le sagome delle sue ballerine, le curve dei corpi delle sue donne. «Ciò di cui ho bisogno» scrive «è di esprimere la natura in tutte le sue forme, il movimento nella sua esatta verità, di evidenziare l'osso e il muscolo, e la fermezza compatta delle carni. Il mio lavoro non va più lontano della perfezione nella costruzione. Quanto al brivido della pelle, sciocchezze!».
Lettere e testimonianze Degas Edgar Giudici L. (Cur.) - Abscondita, 2002 - Carte D'artisti
"Tra gli impressionisti Degas è certamente il più eretico. Amava Ingres e Velàzquez, il disegno e la copia dagli antichi. La natura, al contrario, lo stordiva, lo soffocava. Così, mentre i colleghi uscivano all'aria aperta per catturare le vibrazioni luminose, per fermare il tempo in una sequenza di attimi, per cogliere la mutevolezza delle cose, Degas preferiva aggirarsi nelle strade di Parigi, tra i tavolini dei bistrot, entrare nei salotti, sostare nei ridotti dei teatri o sui divani di un bordello, spiare nell'intimità delle loro stanze donne nude, indifese, colte nelle loro pose segrete, nei loro rituali quotidiani, inconsapevoli che un implacabile voyeur le sta osservando. Il pennello, la matita, il pastello di Degas tracciano così i contorni e le coordinate di un reale senza enfasi, perché per lui la vita, da sola, ha già dell'incredibile: 'Il vero realista non dissimula niente, ma pone ogni cosa al suo posto; classifica, a seconda del grado di interesse, gli elementi che concorrono alla sua composizione; stabilisce in questo modo una scelta, e, se questa scelta è giudiziosa, è stile'. Ed è questo bisogno di veridicità, questo perpetuo desiderio di penetrare la forza e la consistenza della materia, di cogliere la sequenza ritmica dei movimenti, che ha spinto Degas a modellare, anche con la creta e con la cera, le forme dei suoi cavalli, le sagome delle sue ballerine, le curve dei corpi delle sue donne. 'Ciò di cui ho bisogno è di esprimere la natura...'" (Lorella Giudici)
Lettere e testimonianze Degas Edgar - Abscondita, 2002 - Carte D'artisti
«Tra gli impressionisti Degas è certamente il più eretico. Amava Ingres e Velázquez, il disegno e la copia dagli antichi. La natura, al contrario, lo stordiva, lo soffocava. Così mentre i colleghi uscivano all'aria aperta per catturare le vibrazioni luminose, per fermare il tempo in una frequenza di attimi, per cogliere la mutevolezza delle cose, Degas, preferiva aggirarsi nelle strade di Parigi, tra i tavolini dei bistrot, entrare nei salotti, sostare nei ridotti dei teatri o sui divani di un bordello, spiare nell'intimità delle loro stanze donne nude, indifese, colte nelle loro pose segrete, nei loro rituali quotidiani, inconsapevoli che un implacabile voyeur le sta osservando.» (Dall'introduzione di Lorella Giudici)