Libri di Roberto Degrassi
Bibliografia di Roberto Degrassi: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Robin Sons
Essere niente e altro Degrassi Roberto - Robin Edizioni, 2024 - Robin&Sons
Diventa ciò che sei (nel mondo, con gli altri...): forse è questo il compito che più di ogni altro rende ogni essere "umano". Purtroppo, realizzarlo è estremamente difficile, spesso quasi impossibile. Per questo la nostra vita è essenzialmente la storia - psicologica ed esistenziale, erotica e spirituale - dei tentativi di scoprire e riconoscere se stessi nella relazione con l' "altro": la madre e il padre, l'amante e i figli, l'amico o i "nemici", la malattia e la morte, Dio o il nulla. Questi tentativi costituiscono altrettanti percorsi di questo libro (nel quale la differenza tra pensieri e versi non è quasi mai conciliata): bisogno o desiderio; riflessione o donazione; conoscere, riconoscersi o inconscio; sensazioni, emozioni e intenzioni; passione e amore; controllo, possesso o abbandono; ricordo, presenza e mancanza; acque, terre e orizzonti. Questi scritti testimoniano la formazione e la tensione di queste esperienze contraddittorie in un giovane, ripercorse da lui stesso molti anni dopo quella giovinezza, fino a comprendere che le nostre impossibilità e i nostri limiti si radicano nel fatto che "Io è un altro" (Rimbaud) ed è Uno, nessuno e centomila modi di non essere se stesso o di non diventarlo, come dimostrano le Maschere nude di Pirandello. D'altra parte, cosa potremmo attenderci dall'essere umano che non sa da dove viene, ignora chi è e "non è padrone in casa propria" (Freud), che non può sapere dove sta andando o dove è destinato ad arrivare? Eppure già Ulisse preferiva all'immortalità divina il ritorno e il passare del tempo, che scolpisce la nostra storia sul viso dei nostri corpi mortali, forse perché il cieco Omero vedeva che la vita è la storia del viaggio di qualcuno e di qualcosa che ha fine, mentre l'eternità è un'ipotesi implorata che ci lascia immaginare di dover diventare "tutto" ciò che possiamo essere, rischiando così di potere invece di essere... Rispetto a questi rischi, la scrittura è essenzialmente un tentativo (spesso disperato) di ricrearsi per salvarci dal niente dell'insignificanza, offrendo un "perché" capace di lasciar essere e di amare - nonostante tutto. Perché tutto ciò che non è amore è o diventa potere, onnipotenza e violenza.
Negare, donarsi, diventare il proprio altro Degrassi Roberto - Robin Edizioni, 2026 - Robin&Sons
Nel corso dell'epoca moderna, la nostra coscienza ha creduto di essere il sapere opposto agli oggetti del mondo, fino a quando la riflessione l'ha resa solo apparentemente capace di "riconoscersi nell'assoluto esser-altro come in se stessa", per cui essa ha preteso di saper pensare coerentemente tutto l'essere e ogni essere. In realtà, Hegel ha rimosso dal pensiero l'esperienza radicalmente alienante dell'alterità del nulla e della morte: se posso pensare tutto, è proprio perché io non posso pensare di essere nulla, cioè di non essere se non la negazione e contraddizione di me stesso. Dunque l'intero hegeliano è sempre già ricominciato perché non è mai interamente finito: è eternamente risorto perché non è mai realmente morto. Il primo Heidegger ha riaperto l'autocoscienza all'esperienza dell'alterità, presupponendo il nostro poter-essere come un "fondamento (in)fondato" o abissale che supera e trascende la nostra esistenza, e dunque limita la nostra conoscenza a progettare e a dover diventare tutto ciò che possiamo essere, oscillando tra la nullità angosciante dell'essere al mondo e l'immedesimarci indaffarato in esso per tentare di rimuovere quell'angoscia. Mentre mi ritrovo tanto incompleto da ignorare la mia origine, consistenza e destinazione, posso però decidere di riconoscere che "io sono un altro da me", cioè di riconoscere l'altro in me; solamente allora potrò riconoscermi nell'altro per ciò che esso è: solo abbandonandosi e aprendosi, la mia autocoscienza può incontrare, riconoscere e accogliere l'essere che si dona incarnandosi in tutto e in tutti gli esseri, cioè la trascendenza che si aliena in noi per ricrearci dal nulla della nostra alienazione e mortalità. In questa ricerca si è tentato di descrivere le manifestazioni della donazione agli esseri umani nelle dimensioni ontologiche e psicologiche, politiche e poetiche. La scrittura in particolare è un modo quasi metodico di riconoscersi abbandonandosi; essa è il riflettersi della coscienza di sé nella memoria che "si" ricorda, che ricomprende e così ricrea la storia della formazione della coscienza dal proprio inconscio pulsionale e morale, e dunque le esperienze che trasformano un essere umano attraverso l'essere del mondo altrui: riscriversi è ricrearsi. In questo senso la scrittura è la coscienza che, comprendendo il dono della mia esistenza nella nostra storia, realizza un'ontologia - fenomenologica in quanto estetica - delle esperienze dell'essere-dato e della donazione ricreatrice dell'essere del mio e nostro mondo. Nel Simposio Platone pensava che l'eros desidera sempre la cosa o la persona che non possiede, di cui si sente privato e che esso non è. Come l'amore anche la filosofia, il "philein ten sophian", porta e sopporta dentro di sé la presenza di una traccia che è allo stesso tempo la mancanza e il bisogno di una risposta o di una persona assente, la necessità di cercarla e il desiderio di trovarla, per ritrovare una parte essenziale di sé, o almeno di riconoscere i propri limiti rispetto a quella ricerca e a quella verità, entrambe infinite. Proprio come la filosofia, la scrittura vive, esercita e inscrive il desiderio che ricerca quella traccia di essere nel senso del suo essere donata, mascherata o falsificata, rivelata e riconosciuta, rimossa o negata, ritrovata oppure perduta... Un essere umano è anche, soprattutto il desiderio di tentare quella traccia diventando il proprio Altro e il "perché" della sua esistenza.