Libri di Do
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Iuste iudex ultionis. Inquisizione romana, ordo praedicatorum e cultura giuridica in età moderna Donati Giacomo Alberto - Cedam, 2020 - Univ. Pavia-Studi Sc. Giuridiche Sociali
Il 67° codice della collezione Manoscritti della Biblioteca Civica di Alessandria conserva l'unico esemplare noto della Tabula chronologica inquisitorum Italiae et insularum adiacentium (1730). L'autore, un frate domenicano vissuto a cavallo tra il XVII ed il XVIII secolo, ha riversato in questa sua ponderosa fatica una massa considerevole di dati bio-bibliografici concernenti gli inquisitori della fede operanti su suolo italiano tanto nei secoli medievali quanto in quelli moderni. Oltre a presentare l'edizione critica della Tabula, il presente studio intende mettere a frutto le notizie racchiuse in quest'opera proponendo una ricerca che si sviluppi secondo tre direttrici storico giuridiche: anzitutto, adottata una prospettiva che tenga conto delle caratteristiche peculiari di quel Grande Tribunale d'Ancien Régime che fu il Sant'Uffizio romano, saranno gli elementi strutturale e relazionale ad essere indagati, mettendo in luce la fitta rete di rapporti intercorrenti tra il centro romano ed i tribunali periferici operanti per tutto il settentrione d'Italia; sarà quindi la volta di alcuni case studies, coi quali, attingendo ora ad una prospettiva più complessa, si saggerà il grado di cultura giuridica posseduto da sei inquisitori domenicani nel destreggiarsi tra gli alambicchi e le formule del maturo ius commune in tema di assetti fondamentali del processo penale. Completano l'opera imprescindibili appendici prosopografiche e due indici dei nomi.
Il magistrato al parlamento Polizzi Giuseppe Eduardo - Cedam, 2017 - Univ. Pavia-Studi Sc. Giuridiche Sociali
All'indomani dell'entrata in vigore dello Statuto albertino al magistrato fu riconosciuto un ruolo, all'interno dell'ordine politico-costituzionale, non limitato a quello di mero operatore del diritto bensì esteso a più vasti ambiti, sicché la sua figura sarebbe stata percepita come crocevia di molteplici interessi, talvolta contrastanti tra di loro. Nelle diverse fasi storiche di vigenza dello Statuto albertino, invero, vi furono spinte e conseguenti resistenze affinché il magistrato si affrancasse dal controllo della politica, e fosse ridotto, per così dire, a quel ruolo primariamente riconosciuto dalla Costituzione repubblicana del 1948, ossia di titolare della funzione giudiziaria, depositaria privilegiata di uno dei tre poteri dello Stato e per questo assistita da precise guarentigie, funzionali all'eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge: in primis indipendenza e imparzialità. La riflessione che condusse l'Assemblea costituente a decidere per un modello di magistratura che superasse, e al contempo risolvesse, le storture passate affonda le proprie radici negli anni di vigenza dello Statuto albertino, laddove le leggi elettorali e sull'ordinamento giudiziario, a fronte delle scarse guarentigie statutarie, disegnarono la figura del magistrato e la definirono nei suoi rapporti col potere politico. In tal senso, attraverso la disamina di un profilo circoscritto ai requisiti di eleggibilità al parlamento e, per la sola epoca statutaria, di nomina al Senato regio dei magistrati, si tenterà di riannodare il filo di un dibattito tutt'ora in corso, tra scelte di rottura e altre nel segno della continuità, tra questioni in apparenza risolte e altre assolutamente dimenticate, in un tema classico del diritto costituzionale: "magistratura e politica". Esula da questa ricerca una più generale riflessione sulla posizione costituzionale della magistratura in epoca liberale e in epoca repubblicana.