Libri di Dor
Bibliografia di Dor: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Documenti
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- 9791256362264 Ciclicamente
- 9788889828182 Una legge per il parlamento europeo
- 9788876188770 Titolo da definire
- 9788860448279 La rabbia di velluto
- 9788860448217 Incel
- 9788860447883 Incel
- 9788860446565 Partigiani digitali
- 9788860446107 Europa: ultima frontiera. Lessico della nuova destra europea
- 9788860445964 Me too. Il tabù del sesso
- 9788860445513 Ancora a proposito di aborto
Difendersi. Una filosofia della violenza Dorlin Elsa - Fandango Libri, 2020 - Documenti
Nel 1685, il Codice Nero proibiva "agli schiavi di trasportare qualsiasi arma offensiva o grossi bastoni" pena la frusta. Nel diciannovesimo secolo, in Algeria, lo stato coloniale proibiva le armi agli indigeni, dando ai coloni il diritto di armarsi. Ancora oggi, nonostante gli insegnamenti della storia, alcune vite contano così poco che si può sparare alle spalle di un adolescente sostenendo che fosse aggressivo, armato e minaccioso. Una linea di demarcazione storica oppone i corpi "degni di essere difesi" da coloro che, disarmati o resi indifendibili, rimangono esposti alla violenza del potere dominante. Questo "disarmo" organizzato dei subordinati e degli oppressi a beneficio di una minoranza con il diritto permanente di possesso e uso impunito delle armi, pone direttamente la questione dell'uso della violenza per la difesa di ogni movimento di liberazione. Dalle suffragette ju-jitsu alle pratiche di insurrezione del ghetto di Varsavia e le Black Panther, passando per le brigate queer e i movimenti di resistenza contemporanei, Elsa Dorlin, filosofa a mani nude, traccia in quest'opera una storia costellare dell'autodifesa. Itinerario che non attinge agli esempi più esplicativi ma ricerca una memoria delle lotte nella quale i corpi dei dominati costituiscono l'archivio principale, lavorando a una vera e propria genealogia marziale del sé.
Venezia semi-capitale. La teoria sugli «stabilimenti pubblici» e il caso dell'Orto Botanico (1806-1887) Doria Elena - Ancsa - Ass. Naz. Centri Storico-Artistici, 2020 - Documenti
Questo lavoro racconta la vicenda ottocentesca dell'Orto Botanico di S. Giobbe a Venezia, e indaga alcune rappresentazioni di un'idea di città attribuite a Venezia dai governi francesi e asburgici dopo la caduta della Repubblica Serenissima nel 1797. In esse si pone, in tempi e forme diverse, la questione del nuovo "rango" da riservare all'ex-capitale e antica città-stato, alla luce di una ridefinizione dei limiti dei nuovi stati. Con il Regno d'Italia, dal 1806 anche Venezia e i territori ex veneti subiscono una profonda riorganizzazione, sul modello dell'analogo Stato francese. Nuovi criteri di omologazione amministrativa suddividono i territori della Dominante e degli antichi "domini" di terraferma in "dipartimenti" e "città capoluogo" di pari dignità giuridica, sottoposti all'autorità di Parigi, attraverso Milano, la nuova capitale. Larga parte degli studi hanno intravisto nel passaggio di Venezia da capitale a capoluogo un segno di declassamento. Questa ricerca si colloca nel solco di un più recente dibattito che ha inteso riportare il caso di Venezia dal "rimpianto" per la perdita dell'antico rango alla ricostruzione storiografica.