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Le ciociare di Capizzi Fiume Marinella - Iacobellieditore, 2020 - Frammenti Di Memoria
Lo stupro a danno delle popolazioni civili durante i conflitti armati è strumento di guerra, anche se spesso nascosto e ignorato come crimine di guerra. Le donne sono considerate parte del bottino di guerra, lo stupro viene minimizzato come naturale conseguenza del fatto che gli uomini sul fronte sono lontani dalle loro famiglie, che i soldati meritano un compenso alle loro fatiche, un sollievo allo stress. È un modo "naturale" di dimostrare il loro coraggio e la loro virilità. Il fenomeno diffuso dei bordelli di guerra al seguito degli eserciti ne è una dimostrazione. Insomma il fenomeno è ancora una volta frutto dello stereotipo patriarcale secondo cui la violenza appartiene al maschio e subirla è destino delle donne, sempre inevitabili vittime. A raccontare tutto questo non sono le carte degli archivi, né gli scrittori o i registi, ma le nipoti e i nipoti di quelle donne, quelle che, in Sicilia, non hanno mai raccontato né denunciato e si sono portate nella tomba il peso del macigno che ha gravato per tutta la vita sul loro cuore.
Gioventù partigiana. Memorie 1943-1945. Canavese, San Mauro, Langhe, battaglia di Alba, liberazione di Torino Foglino Franco Gambari S. (Cur.) Sacco V. (Cur.) - Iacobellieditore, 2009 - Frammenti Di Memoria
Il 2 maggio Torino brulica di partigiani, ci sono rappresentanze di tutte le formazioni del Piemonte, fazzoletti multicolori, bandiere, musiche, canti, discorsi e la grande sfiata: piazza Vittorio, lungo Po, Valentino, corso Vittorio. La popolazione assiepata nelle strade esulta; finalmente la guerra, le paure, le privazioni, tutto è finito; tutti sognano ora un futuro roseo di benessere, di pace, di giustizia sociale... Scritte nel 1953 e lasciate in un cassetto, riemergono oggi le memorie di un ragazzo che partecipò alla Resistenza piemontese. Dalle azioni di sabotaggio in montagna alla battaglia di Alba, fino alla liberazione della città di Torino.
La Cucina e la cantina mia Fazi Giggi - Iacobellieditore, 2009 - Frammenti Di Memoria
La lettura di questo libro non richiede alcuna pazienza, è anzi un divertimento. Per descrivere la sua cantina e la sua cucina, questo Artusi trasteverino e moderno ricorre al piacevole mezzo di cui si servì l'Aretino: il dialogo. Imparerete a cucinare "li rigatoni co' la pajata", "la coda cor sellerò", "le ciriole in ummido" e "le cucuzzette ar pommidoro" ascoltando i colloqui di Vera e Prudenza, di Betta e Gaudenzio, di Pia e Angelina. Donne romane, e uomini "romani de Roma", che parlano il loro dialetto, e intramezzano le ricette che si scambiano tra loro con osservazioni e commenti scoppiettanti di sana arguzia popolana. È bene che il libro sia in romanesco, perché in Italia le tradizioni gastronomiche sono regionali e si devono difendere anche col linguaggio, per salvarle dal pericolo che cadano nel generico, nel press'a poco.