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- 9788815397737 Dovunque la fisica fosse Fisica. Lettere 1948-1951
In nome del popolo italiano. Storie di una malavita Foschini Claudio - Il Mulino, 2013 - Storie Italiane
"Era il giorno 30/7 del 1949 alle ore dodici fra le baracche del rione Mandrione Acquedotto Felice nascevo io in qualche modo anchio avevo come Gesù il bue e lasinello il bue una puttana del vicino Mandrione e lasinello, Agostino un ladro". Inizia così, in modo tenero e insieme sfrontato, l'autobiografia di Claudio Foschini, ladro, rapinatore, bandito e coatto. Claudio la scrive dal carcere romano di Rebibbia, uno dei tanti da cui entra ed esce in una vita da recidivo, e la spedisce all'Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano. E se come bandito non ha avuto grande fortuna, come scrittore rivela un talento straordinario, e vince il Premio Pieve. Ha scritto con furia, undici bloc notes fitti in sette mesi, in cui racconta un'esistenza che pare un piano inclinato: la nascita nella più degradata periferia romana, la miseria, l'apprendistato fin dall'infanzia come borseggiatore sulla linea 64, e poi i furti in appartamento, le rapine, la droga. Una "malavita", appunto, riscattata in parte dalla scelta di non sporcarsi mai le mani con l'omicidio e con lo spaccio. Quando va bene ci sono le fuoriserie, i night, le donne, quando va male c'è la galera e dopo, di nuovo, la necessità di procurarsi in qualunque modo del denaro. Una spirale che cresce fino al tragico epilogo, consumato in una mattina di maggio del 2010, quando Claudio viene ucciso da una guardia giurata mentre cerca di rapinare una tabaccheria. Prefazioni di Giancarlo De Cataldo e Saverio Tutino.
Parole trasparenti. Diari e lettere 1939-1945 Finzi Ettore Foà Adelina Finzi D. (Cur.) - Il Mulino, 2013 - Storie Italiane
Adelina è un giovane e brillante avvocato e lavora in un prestigioso studio legale di Milano, Ettore è un chimico industriale. Si sono appena conosciuti e, in un mondo "normale", li aspetterebbe l'ordinario, quieto futuro di una famiglia borghese. Ma Adele ed Ettore sono ebrei, ed è il 1938. Ettore legge, si guarda intorno, riflette e intuisce l'avvicinarsi della tragedia. E così, "il primo aprile 1939 si imbarcarono a Genova due "ricchi" turisti in viaggio di nozze, che si recavano prima in Egitto, poi in Terra Santa: io e mia moglie. Noi navigavamo tranquilli e speranzosi verso questa terra dove speravamo di trovare pace, lavoro, accoglienza fraterna. Qualche cosa trovammo, ma assai poco rispetto ai nostri sogni. Tuttavia i nostri disagi e sacrifici furono poca cosa rispetto al martirio dei nostri fratelli rimasti in Europa". Sono diretti in Palestina, destinazione non tipica, allora, per gli ebrei in fuga. Lo Stato d'Israele non esiste ancora, la Palestina è sotto il controllo britannico. Non li attende alcuna rete di protezione, eppure ce la faranno. In Palestina nascono i loro due figli, Hanna e Daniel. Là Adelina si adatta ai lavori più modesti per mandare avanti la famiglia, mentre Ettore dovrà trasferirsi in Persia per lavorare in una compagnia petrolifera. Sono anni difficili, in cui si scrivono quasi quotidianamente per mantenersi vivi e uniti, nonostante la distanza che li separa. Poi, al termine della guerra, la decisione di rientrare in Italia.