Libri di Mario Fumagalli Pio
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Filottete Fumagalli Pio Mario - Youcanprint, 2017 - Youcanprint Self-Publishing
Il Filottete è, a mio parere, una delle più belle tragedie di Sofocle, inferiore forse solo a Edipo re. Ma la difficoltà della lettura di quest'opera ha spesso ingannato la critica, che si è fermata alla superficie, parlando di eccessiva staticità, mentre è proprio nei dialoghi e negli agoni verbali che risplende la grandezza, la profondità e lo spessore ideologico del drammaturgo. Il processo di rivalutazione della tragedia è cominciato con Reinhardt e, dopo la sua opera, finalmente il Filottete è stato analizzato in tutte le sue sfaccettature, compreso il contesto storico (ancor oggi troppo spesso trascurato). Come ha scritto Pucci (la cui analisi mi sembra la più approfondita e ricca di osservazioni fondamentali), "nel Filottete, Sofocle è un maestro di ironia tragica. Dovunque egli rivela la traccia dell'invisibile e del divino; e subito dopo ne mostra la natura inesplicabile. I segni divini - se pur sono tali - sono deboli, incerti, oscuri: gli avvenimenti si succedono per il gioco del caso o di una finalità che non appare mai evidente. Sebbene gli dèi siano possenti, sono visibili solo nel loro mistero. I personaggi umani vivono chiusi nella sfera dell'apparenza: anche quando la verità splende sul loro volto, non la vedono o la scambiano per illusione".
Sofocle. Trachinie Fumagalli Pio Mario - Youcanprint, 2016 - Youcanprint Self-Publishing
Sofocle, col contrapporre la morte di Eracle a quella di Deianira, ha fatto delle Trachinie una tragedia della conoscenza nel senso della massima delfica "conosci te stesso" e, con ciò, si è allontanato dal senso della leggenda. Infatti, secondo la leggenda, l'autoimmolazione di Eracle sulla pira era il solo mezzo della sua partenza e il tormento e la vittoria finali erano l'inizio della sua elevazione agli dèi. [...] Le Trachinie si concludono in modo triste, come erano iniziate. La deificazione rimane al di fuori del dramma, a una distanza indeterminata, senza avere nessuna connessione col destino umano che in esse è rappresentato. La "liberazione dalle fatiche" che viene promessa non è l'Olimpo, bensì la morte. Il senso della leggenda è quasi rovesciato. Così poco in essa veniva detto sulla furia dell'eroe e sul suo susseguente eccedere dai limiti umani: la sua morte nel fuoco ben difficilmente nella leggenda addita un cambiamento verso uno stato di accettazione di ciò che prima era apparso come radicalmente alieno, insensato, intollerabile. Qui la forma del destino, di cui il poeta tragico era prigioniero nel suo primo periodo, ha trionfato sulla leggenda.