Libri di Ghezzi
Bibliografia di Ghezzi: tutti i libri in vendita online pubblicati nella collana Saggi
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Libri previsti in uscita su Unilibro.it:
- 9791281608733 La cucina delle case di piacere. Ricette necessarie per luoghi di peccato
- 9791281608078 Dialogo sulla cucina italiana
- 9791280540676 Benvenuti in un mondo di m**da
- 9791259973092 L'altro selvaggio. Una prospettiva onto-ecologia
- 9791259972958 La grammatica del non detto. Linguaggio, significato, comunicazione
- 9791259972224 Giosafat Barbaro. Un grande testimone del crepuscolo veneziano
- 9791259971821 Dorothy Day. Profezia dell'ecologia integrale
- 9791259971715 L'ultimo ad amare la vita. Giovanni Comisso e il viaggio
- 9791259970794 Scuola sotto inchiesta
- 9791255822356 La prudenza di osare. Aristotele, Ulisse e il coraggio dell'azione
Processo al sindacato. Una svolta nelle relazioni industriali: i 61 licenziamenti Fiat Ghezzi Giorgio Lassandari A. (Cur.) Martelloni F. (Cur.) - Futura Editrice, 2012 - Saggi
"Di buon mattino, il 9 ottobre 1979, cominciano a giungere, inattese ai loro destinatari, le 61 raccomandate" con cui la FIAT licenzia altrettanti lavoratori, accusandoli di aver fatto ricorso alla violenza durante un aspro decennio di conflitto industriale. Appare subito chiaro che, accanto ai 61 operai, offerti all'opinione pubblica come quinta colonna del terrorismo in fabbrica, sul banco degli imputati siede il conflitto collettivo e l'intero sindacato, oltre alle norme che limitano il potere dei datori nei luoghi di lavoro. La vicenda dei 61, il cui estenuante processo in questo libro scritto nel 1981 è raccontato con maestria da Giorgio Ghezzi, già membro del collegio di difesa del sindacato, costituisce, in realtà, "una lucida introduzione" alla sconfitta operaia dell'autunno 1980: una "svolta nel corso delle relazioni industriali" e, con essa, l'inizio di un lungo trentennio di restaurazione italiana che, a giudicare dai più recenti sviluppi del "caso FIAT", non è ancora concluso. Le lucide premonizioni, disseminate nel testo che oggi viene ripubblicato, rappresentano una ragione in più per frequentare, trent'anni dopo, un cruciale tornante di storia sindacale del nostro Paese.
Kim Arcalli. Montare il cinema Ghezzi E. (Cur.) Giusti M. (Cur.) Grmek Germani S. (Cur.) - Marsilio, 2008 - Saggi
Sergej Ejzenstejn assumeva il montaggio come l'unica vera manifestazione "creatrice e sovrana" dell'arte cinematografica. Eppure, nonostante l'importanza di questo momento nel processo produttivo e di scrittura del cinema, raramente si è assunto come presenza creativa del film il tecnico del montaggio. Questi per diventare conosciuto deve realizzare ìl passo verso la regia altrimenti può solo sperare in un briciolo di luce riflessa del suo regista e della raggiunta notorietà dei film da luì montati. Ma se è un nome sconosciuto ai più non lo è invece per la produzione, per i tycoons del cinema dei quali è il fido esecutore, colui che sintetizza (nel taglio) le volontà e le necessità del mercato. Arcalli ha influenzato nettamente la scrittura filmica del cinema italiano degli ultimi trent'anni. Amico e tecnico di fiducia di registi come Bernardo Bertolucci, Liliana Cavani, Tinto Brass, Giulio Questi ed Eriprando Visconti ha montato e in parte sceneggiato i più importanti film degli anni settanta. Nemmeno lui si è potuto sottrarre però alla classica richiesta che i produttori fanno a un montatore: il taglio di mercato. A cadere nelle forbici di Kim è stato tra gli altri il Dersu Uzala di Akira Kurosawa, film scorciato dì una decina di minuti. Arcalli ha portato alle estreme conseguenze, anche sul piano personale, tutte le contraddizioni di una pratica perversa e polimorfa come il montaggio.
La voce di Berlusconi. Vittorio Feltri e «Il (suo) Giornale» Ghezzi Paolo - Sonda, 1995 - Saggi
Un saggio sul primo anno del "regno" di Silvio Berlusconi attraverso la rilettura in controluce delle pagine de "Il Giornale" di proprietà del fratello Paolo: l'unico quotidiano nazionale non di partito apertamente schierato con il "Polo delle libertà". Una guida alla sottile strategia propagandistica del direttore Vittorio Feltri, spesso anticipatore, sempre ideologo della Nuova Destra. E il "feltrismo" qui ritratto nelle sue genialità e idiosincrasie, tra tutte le incarnazioni dell'ideologia berlusconiana, appare la più profondamente radicata nella società italiana che oggi "conta": quella ispirata agli interessi e ai pregiudizi della piccola e media borghesia settentrionale.